Self publishing per i testi scolastici: risorsa o ostacolo per l’insegnamento?

Libri di testo vecchi e obsoleti o Book In Progress appositamente creati da docenti e dirigenti scolastici? Vediamo di cosa tratta questa nuova iniziativa rivolta al mondo scolastico.

Tutto cambia, anche i metodi di insegnamento. Non più voluminosi tomi dispersivi e quasi sempre interminati, ma nuovi testi scolastici appositamente creati dove poter studiare e apprendere con maggiore facilità grazie anche alla terminologia più leggera.

Ma di cosa si tratta? Presto detto.

Si parla di self-publishing, ovvero quei libri che non vengono pubblicati dalle case editrici ma piuttosto “auto-prodotti”. Delle specie di “dispense” create ad hoc dai docenti sui quali far studiare i propri alunni.

In realtà questa iniziativa non è del tutto nuova, infatti in ben oltre 200 scuole superiori i libri di testo sono stati sostituiti da questa nuova tipologia di testi scolastici.

Lo scorso settembre dunque, dopo un’iniziale sperimentazione, è stato approvato il decreto voluto da Maria Chiara Carrozza, ex titolare del Ministero, con il quale si dà l’ok definitivo per adottare il fai-da-te dei testi scolastici.

Chiaramente la scelta se adottare i vecchi testi o questi nuovi, definiti, fai-da-te, è del tutto facoltativa e saranno i collegi dei docenti a scegliere l’una o l’altra tipologia.

Unica condicio sine qua non riguarda le linee guida da rispettare, ovvero i testi fai-da-te dovranno rispettare i programmi in vigore e altre caratteristiche che il Ministero divulgherà entro la fine dell’anno scolastico.

I libri così fatti, poi, saranno visionabili su un portale appositamente creato al quale potranno accedere tutti gli istituti.

Dal ministero sono lieti di annunciare che “insegnanti e dirigenti saranno coinvolti per la prima volta in un’opera collettiva di elaborazione di strumenti per la didattica che avrà la scuola stessa come protagonista” e poi fanno presente che questo nuovo modo dei libri fai-da-te, potrebbe essere esteso, molto presto alle scuole di ogni ordine e grado.

L’obiettivo di tutto ciò è quello di svecchiare la scuola italiana e metterla un po’ al pari con altre scuole europee, come quella anglosassone.

Negli Stati Uniti e in Inghilterra, infatti, la maggior parte degli editori dei testi scolastici ha creato nel 2006 Cousesmart, una sorta di “consorzio” online per distribuire e vendere dei contenuti digitali, dove è possibile accedere a oltre 15.000 titoli digitali e al quale attingono oltre 3milioni di studenti in tutto il mondo.

Questa iniziativa raccoglie i plausi da parte di utenti, professori, docenti e Miur (Ministero Istruzione, Università e Ricerca) per tanti aspetti:

  • costi più economici (50-60 Euro dei libri fai-da-te contro i 300-350 Euro per i testi scolastici),
  • apprendimento più veloce,
  • eliminazione paragrafi superflui e obsoleti
  • riduzione delle dimensioni, e altro ancora.

Gli unici insoddisfatti sembrano essere proprio gli editori che attraverso Giorgio Palumbo, presidente dell’Aie, l’Associazione Italia Editori, mettono in guardia i fruitori circa i rischi dei testi fai-da-te, sostenendo che “tenere in conto solo il risparmio non considera il ruolo dell’editore e la dimensione accidentale delle produzioni alternative o, ad esempio, la necessità di strumenti didattici dedicati alle categorie di studenti svantaggiati per le quali sono necessarie competenze specializzate”.

Coloro che hanno invece aderito alla rete Book in Progress, così è stata definita questa nuova metodologia, rispondono agli editori dicendo che non per forza risparmio voglia dire dilettantismo e approssimazione.

E voi unimamme cosa ne pensate di tutto ciò? Siete favorevoli a questa innovazione nel mondo scolastico o avreste preferito mantenere i vecchi libri di testo?

Io dalle mie reminiscenze scolastiche non ricordo mai di aver completato un programma di studio…chissà, magari questo sarà il metodo giusto per poterlo fare. Ai posteri l’ardua sentenza!

Firma: Francesca Nicoletti

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