Un tema di 5° elementare del 1944 mostra perché la scuola deve essere difficile

Il tema di quinta elementare di di una bambina del 1944 fa riflettere un professore sui motivi per cui la scuola di allora era migliore di quella attuale.

scuola temi di altri tempi

La scuola è iniziata da due mesi e – come abbiamo già scritto riguardo alle difficoltà oggettive che affrontano quotidianamente alunni, famiglie e docenti, nonostante la cosiddetta ‘Buona Scuola’quello che ha scoperto un professore della provincia di Pordenone ci lascia davvero interdetti e a bocca aperta.

Un tema di quinta elementare del 1944 fa deprimere un professore

Enrico Galiano, un professore che cura una sezione sul sito Scuolazoo, ha scritto in un post che mentre navigava in Rete si è imbattuto nella pagina facebook di un sito, quaderniaperti.it, che raccoglie i temi fatti da bambini italiani dal 1900 fino ai giorni nostri.

Mentre li leggeva si è stupito di quanto fossero scritti bene, con un italiano forbito e senza alcun errore di consecutio temporum.

Il suo stupore è stato talmente tanto che ha deciso di pubblicare interamente il tema composto da una bambina di Clusone nel 1944, quando la stessa frequentava la quinta elementare.

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“Titolo: rovistando in solaio

Giorni or sono non sapendo cosa fare salii in solaio e mi posi a guardare tutte le antichità tra cui molti abiti. Vi erano anche dei vecchi mutandoni della nonna! Svelta me li provai. Mi arrivavano sino ai piedi. Scoppiai in una risata continuando a vestirmi. Sopra ad ogni cosa misi un grande abito da sera, certo della nonna.

Mi guardai allo specchio e esclamai con gioia: “Sembro proprio una piccola dama dell’800!”. Presi una borsa e infilatami un paio di guanti corsi giù. Per la scala però constatai con rabbia di non essermi messa le scarpe. Risalii.

Per fortuna c’era un paio di scarpe lunghe quanto me e me le misi: “Ora si che sono antica” esclamai. Di sotto la gonna mi si vedevano oltre ai mutandoni due scarpe lunghe che facevano veramente ridere.

Scesi in cucina e mi presentai come una dama inglese. Tutti mi riconobbero e risero della mia burla. Quando mi smascherai affermarono che ero veramente irriconoscibile e che quell’acconciatura mi si addiceva a meraviglia.

Salii di nuovo e mi divertii più di prima. Aprii una cassa e che meraviglia: una divisa da garibaldino con la sciabola mi incantò.

Toltami i panni da dama dell’800, indossai la divisa garibaldina stringendo nel pugno la lunga spada con la quale scansai un quadro. Non l’avessi mai fatto! Uscì fuori una frotta di sorci, ed io che fino al momento mi ero immaginata di essere in un campo di battaglia, al solo veder quel brulicar di topi, fuggii e inciampando da tutte le parti ruzzolai fino in fondo alle scale. Mi vergognai di aver dimostrato una viltà del genere, pur indossando una divisa garibaldina».

Come lo stesso professore scrive, nel leggere i temi, è stato assalito da diverse emozioni e alla fine il risultato è stato che si è depresso fortemente.

A conclusione della sua riflessione il professore afferma di aver capito che il problema risiede non tanto nei ragazzi di oggi, quanto nel metodo educativo che è cambiato. 

credo di aver capito di chi sia la colpa, se i nostri studenti delle superiori oggi non sarebbero in grado di scrivere come una bambina di quinta elementare del 1944: è nostra. È solo colpa nostra.”

Il punto, continua il professore, è che a un certo punto si è cercato di agevolare gli studenti, semplificando i concetti, il problema è che si è andati oltre. Se si confronta, secondo lui, un sussidiario delle medie degli anni 80 e un libro di testo attuale, si nota che il sussidiario risulta essere molto più dettagliato, ricco e complesso, mentre quello di oggi è molto ricco di “immagini, schemi e mappe”.

La colpa è stata quella di aver cercato di aiutare troppo i bambini, e quindi loro hanno smesso di fare da soli. E’ per questo motivo, quindi, che secondo lui la scuola deve tornare ad essere difficile.

“se una ragazzina di quinta elementare del 1944 scrive molto meglio di un ragazzo di seconda superiore di oggi, direi che non ci sono dubbi” conclude Galliano.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Converrete con me nel dire che, purtroppo, il professore ha proprio ragione. L’ho provato sulla mia pelle, l’unità d’Italia, una delle pagine più belle della storia d’Italia, ridotta in sole tre pagine ricche di immagini e di didascalie…e mia figlia fa la terza media!

Firma: Francesca Nicoletti

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