‘Smetti di chiedere alle donne di sorridere”: il progetto anti abuso è sui muri

Partendo dalla confessioni delle donne vittime di soprusi, una creativa Tatyana Fazlalizadeh ha voluto “urlare” al mondo stop alla violenza sulle donne

poster della campagna anti abuso

Le donne vittime di violenza solo in Europa sono 62 milioni, ma anche in America le molestie sessuali sono all’ordine del giorno. Ecco perché l’illustratrice e pittrice Tatyana Fazlalizadeh ha voluto rendere pubblico un problema di cui si parla molto, ma che purtroppo continua a mietere vittime.

Nel progetto ‘Stop Telling Women to Smile”, Tatyana ha intervistato e ritratto donne vittime di questi soprusi, chiedendo loro che cosa avrebbero voluto dire ai propri aggressori.

La confessione è stata ritratta a mano e poi è diventata dei poster con cui l’artista ha deciso di tappezzare tutti i muri di New York, perché tutti potessero vedere e soprattutto pensare.

“Sono partita da Brooklyn, dalle aree in cui le donne sono più a contatto con dei molestatori. Poi ho realizzato che queste aggressioni non si verificano soltanto in piccole comunità, ma avvengono ovunque. Così ho appeso i miei poster dovunque potessi” ha dichiarato l’artista come riporta il sito west-info

Chiedere di smettere alle donne di sorridere è un chiaro messaggio per tutti quegli uomini che in qualche modo si sentono padroni di poter agire come vogliono: Quando gruppi di uomini ti fermano in strada, se non ti fermi a parlare, non sorridi o non ti mostri grata per gli apprezzamenti ricevuti, vieni aggredita e insultata. Cosa potrebbe accadere?”.

Queste donne non ci stanno più e sono pronte a metterci letteralmente la faccia per dire basta: “Ho sempre sognato di camminare con un grosso cartello sulla testa, con su scritto ‘Non sono qui per te!’ o ‘Non sono una tua proprietà’, ‘Non ti devo il mio tempo, le mie conversazioni, il mio spazio’”.

Il progetto è sicuramente lodevole, anche se ha suscitato qualche critica; la sua forza ha travalicato l’oceano ed è pronto a sbarcare anche in Europa, per poter permettere ad ogni donna di gridare la sua denuncia nella propria lingua.

Noi ci siamo!

Ecco un video, tra l’altro premiato, che parla della campagna coraggiosa di queste donne:

 

E voi unimamme, cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

Notizie Correlate

Commenta