Il tempo riconquistato delle mamme

Come una mamma può trasformarsi in una ladra di tempo per restituire a se stessa un po’ di gioia e dignità!

Il tempo per leggere è sempre tempo rubato.” Questa frase di Daniel Pennac mi è sempre piaciuta. L’autore francese racconta che in realtà

quando scegli di leggere, lo fai sottraendo consapevolmente tempo ad altre attività.

Il tempo delle mamme
Quella frase, leggermente cambiata, descrive a pennello la vita delle mamme, soprattutto delle neo-mamme.
Basta modificarla un po’: “Il tempo per se stesse è sempre tempo rubato”.
Proprio così. Rubato al sonno, al letto da rifare, ai panni da stirare, al folletto da passare…
E’ davvero poco il tempo. In più si vive la strana sensazione che il tempo si contragga. Diventi sempre meno, fugga lontano e sia sempre un passo avanti a te.
Tu che corri, corri sempre. Come tutte le mamme. Come fare allora?

Ladra di tempo
Io ho scelto di diventare ladra di tempo. Rubo, eh sì. A mali estremi…
Ad esempio, rubo consapevolmente il tempo di riempire, per bene, la lavatrice: 8 minuti più o meno. Lo ammetto. Rubo il tempo di quella ennesima lavatrice per permettermi una sanissima e necessaria doccia.
Necessaria a me. Oppure, ma siamo già nell’ambito professionale, rubo il tempo di stirare. Stirare quella enorme quantità di camicie che mi guarda minacciosa e sfrontata già da un po’. Tempo previsto: 40-50 minuti e anche più. Dipende se siete donne pre o post Stirella. Cambia eccome! Ed ecco che ricompare il tempo necessario per correre a fare una piega dal parrucchiere o un pisolino. Posso fare perfino tutte e due le cose insieme, anche in questo sto diventando brava.

Tollerenza e umiltà
Per rubare tempo sono necessarie almeno due qualità: tolleranza e umiltà.
Tolleranza fase uno: sopportare che tutto non sia a posto e non lo sarà per molto.
E quindi ignorare la cesta dei panni troppo piena, la cucina che non brilla e la camicia da notte non stirata. Non è facile, ma si può.
Tolleranza fase due: accettare che il tempo in cui tutto è “a posto” come voglio io durerà pochissimo, meno di pochissimo. Accettarlo e non cercare spiegazioni. E’ così e basta. Una delle tante inspiegabili verità di fede delle donne. Ma questa è davvero la fase due, da corso di perfezionamento. La seconda dote è l’umiltà e consiste nel chiedere aiuto e accettarlo. Non è facile come sembra.
In primo luogo perché bisogna ammettere di non riuscire da sole.
In secondo luogo, trattandosi di un aiuto, va accettato cosi com’è, e non come vorremmo che fosse. Come sapete, la differenza non è da poco…
Da non sottovalutare poi un terzo fattore, per me fondamentale: “MA CHE DAVVERO TI DEVO CHIEDERE AIUTO?! Ma non lo vedi da solo?! Il fatto che stasera stia dando la pappa con indosso la camicia di ieri notte e abbia la faccia stravolta, davvero non ti dice niente? NO? E neanche che il piatto della pappa sia stranamente vuoto e che lanostrabimbabiondaocchiblu stia sbattendo rumorosamente il cucchiaio sulla mia fronte? NOOOO?”.
Evidentemente no. Vorrà dire che imparerò.
Sto imparando a diventare ladra di tempo, da qui ad essere la Lupin in gonnella che sogno ce ne manca ancora…

E adesso a malincuore devo andare.
Prima che la cesta dei panni raccolga firme in suo aiuto.
Prima che le camicie da stirare facciano una nuova riunione per chiedere, per l’ennesima volta, la mia interdizione.
Prima che lamiabimbabionda_occhicerulei vada in cerca della perfetta mamma svedese che non sono io. No.

 

Firma: Claudia Lauricella

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