“Le cose che avrei voluto chiedere dopo il parto e non ho chiesto”

Cosa avrei voluto chiedere subito dopo aver partorito e che non ho chiesto per paura di essere giudicata una mamma incapace.

Quando una donna diventa mamma per la prima volta si trova in un vortice di nuove emozioni e anche di grandi paure. Si dà per scontato che si sappia fare tutto e subito, facendo appello all’istinto materno che non esiste, in realtà.

Una madre quando nasce il primo figlio non sa niente e avrebbe tutto il diritto di chiedere quello che non sa nei giorni in cui si trova in ospedale, per stare tranquilla e per cominciare a capire piano piano come si fa.

Ricordo per esempio che Paola una notte si era messa a piangere e io non sapevo che fare. Non riuscivo a muovermi perché avevo i punti del cesareo e ho chiamato un’ostetrica, che alla mia domanda un po’ angosciata sul perché la mia bambina piangesse (non sapevo se avesse fame o dovesse essere cambiata) mi ha detto: “Signora, ma non ci può chiamare in continuazione!”. Ecco. Lì invece che incavolarmi mi sono sentita in colpa perché avrei dovuto essere in grado di farcela da sola e non ci riuscivo.

Quando sono diventata mamma di Vittoria ormai ero una “professionista” e sapevo perfettamente che cosa volevo e che cosa andava bene per me. Ho chiesto di non allattare ed ero pronta a rispondere con una certa fermezza a chi mi avrebbe voluto far cambiare idea.

Ecco allora che ciò che una mamma americana ha scritto su cosa avrebbe voluto chiedere dopo aver partorito conferma che le neomamme, chi più chi meno, ci passano tutte.

Le cose da chiedere dopo il parto (senza paura)

Dina Leygerman, una blogger americana, ha scritto su romper.com che cosa avrebbe voluto chiedere dopo aver partorito e non ha chiesto per paura o timore. 

Il suo elenco ha ispirato il mio:

1- di essere ascoltata e aiutata di più: a volte mi sembrava che nessuno avesse tempo per me. Capisco che – e sto parlando di quando è nata Paola – l’ospedale fosse molto grande e le donne parecchie, ma non ho mai trovato alcuna ostetrica che si fermasse più di due minuti in stanza.

2 – di non essere giudicata perché non volevo allattare: con Paola mi sono sentita sotto esame fin da quando sono uscita dalla sala operatoria. Perché non allattavo? Perché soprattutto non desideravo farlo? Mi sentivo costretta, io che ho odiato l’allattamento fin da subito. Nessuna che mi abbia detto “va bene lo stesso così”.

3- di non essere lasciata sola: ricordo che quando i parenti se ne andavano e anche mio marito, vivevo come un incubo il fatto di dover trascorrere una notte intera con la bambina senza sapere cosa fare. Ricordo che percorrevo i corridoi angusti dell’ospedale con la sua cullina e che dentro di me mi sentivo morire.

4 – di non avere il bambino in stanza tutto il tempo: io capisco che il rooming-in sia una pratica importante per cominciare a conoscersi, ma una donna dopo un parto deve riposarsi, per recuperare le forze in vista della nuova vita. Tenere il bambino in stanza senza magari mai dormire non aiuta certo nel nuovo compito.

5 – di scattare delle foto: tutti hanno una foto con le mie bambine appena nate, tranne me. Sono momenti che si vorrebbero comunque ricordare, indipendentemente dalla faccia felice o meno dopo il parto:)

6 – di essere confortata e abbracciata: quando una donna diventa madre, tutti si aspettano che non abbia timori. Io avrei voluto tanto qualcuno che mi dicesse che sarei stata in grado di  affrontare pienamente questa nuova avventura.

E voi unimamme cosa ne pensate? Avete cose che avreste voluto chiedere e che non avete chiesto per paura?

Intanto vi lasciamo con il post che parla delle foto del corpo di una mamma dopo il cesareo. 

Firma: Valentina Colmi

Notizie Correlate

Commenta