Un padre realizza un progetto tecnologico che migliora la vita di ipo e non vedenti

Un padre non si arrende di fronte alla malattia della figlia e sfrutta i suoi studi e tutta la sua inventiva per rendere il mondo migliore e piu’ accessibile per tutti.

close up view of the fingers of a person reading by Braille

Vi abbiamo già raccontato di come una mamma che non si è arresa alla costrizione del figlio sulla sedia a rotelle, ed ha brevettato una speciale imbracatura per i bambini con bisogni specialiQuesta imbracatura, chiamata UPSEE, agganciata al sostegno di un adulto, permette al bambino di ergersi in piedi.

Oggi invece vi raccontiamo la storia di un papà, Massimiliano Salfi, docente di informatica musicale nel dipartimento di Matematica  dell’Università di Catania, la cui missione è diventata rendere migliore la vita di ipovedenti e non vedenti grazie alla tecnologia.

Il Prof. Salfi ha iniziato a interessarsi a questo mondo quando alla figlia è stata diagnosticata una grave patologia, la retinite pigmentosa, una malattia genetica dell’occhio che può portare fino alla cecità.

Due anni fa ha iniziato quindi il suo percorso nel mondo della tecnologia legata alla disabilità  e da quel momento la sua vita professionale si è intrecciata con il suo essere prima di tutto padre.

Il suo progetto  Virual Eyes(vEyes) ha lo scopo di adattare delle applicazioni tecnologiche alle esigenze di persone con deficit visivi, e questo attraverso:

  • l’ uso di tablet
  • la creazione di dispositivi indossabili (occhiali, pettorine, cinture collegate a Google Maps) 

esempi di applicazioni indossabili

 «Questi device possono essere creati con Arduino, un’architettura, una scheda elettronica, che permette di programmare e personalizzare il sistema», – spiega Salfi.

C’è anche un altro elemento da citare e che caratterizza questa sua impresa. Salfi non è solo in questo percorso. Grazie infatti all’ approfondimento realizzato attraverso le tesi di laurea dei suoi studenti e grazie anche alla collaborazione di alcuni colleghi, si stanno portando avanti più applicazioni utili a rendere migliore la vita delle persone colpite dalle  disabilità alla vista.

Ecco alcune delle idee studiate dal team siciliano:

  • L‘App che inquadra un oggetto e ci dice che colore è: grazie all’ integrazione con smartphone e tablet, questa applicazione potrebbe aiutare chi non vede a gestire meglio il denaro, o più banalmente scegliere come vestirsi.
  • Il rilevatore di ostacoli: un bastone speciale che funziona con sensori ultrasonici, che permetterebbe di sostituire il bastone bianco per non vedenti
  • Il gioco per tablet che insegna ai bambini il braille musicale.

dispositivo veyes per ipovedentiidea dispositivo ipovedenti

Tra gli obiettivi messi in campo, anche progetti di lungo termine come:

  • la Genomic Info: la creazione di una banca dati genetica attraverso la raccolta delle principali pubblicazioni scientifiche disponibili per la comunità scientifica internazionale sulla retinite pigmentosa, con lo scopo di comprendere il livello di  conoscenza genetica della malattia e creare uno strumento di riferimento per tutti
  • il Red reflex examination: un test pediatrico che mira alla prevenzione, un’app che permette a qualsiasi pediatra, anche senza conoscenze oculistiche, di fare un test che scongiura forme di tumore molto gravi.
  • il lettore di codice a barre che permette di avere informazioni su un farmaco, la scadenza di un prodotto alimentare, il suo costo.

Il gruppo di studio originario si sta ingrandendo. Il Professore Salfi dichiara a Ctzen.it: «tutto quello che facciamo e faremo sarà messo a disposizione gratuitamente. Pian piano da tutta Italia stanno arrivando proposte di qualsiasi genere, sia per progetti, ma anche per altre cose, come creare il sito. C’è tanta gente che ha voglia di crederci e impegnarsi» .

Verrà infine creata una onlus con lo scopo non solo di “contenere” lo queste idee, ma anche quello di iniziare un percorso attraverso le scuole per sviluppare progetti che riguardano l’educazione e la disabilità.

«Organizzeremo degli incontri nelle scuole affinché si faccia capire che un compagno disabile dev’essere uno stimolo. Preparare la strada adesso, ai più giovani, per avere adulti più consapevoli e preparati. Insegnare a rapportarsi con gli altri mia figlia non è un ostacolo, ma qualcuno da integrare»– conclude Salfi. 

Noi facciamo i complimenti all’impegno, alla grinta e determinazione che queste persone ci insegnano ad avere. E’ grazie a loro oggi “vediamo” un pò più in là circa le possibilità, soluzioni, sviluppi che la tecnologia e la sua applicazione possono avere per migliorare la vita di bambini e persone speciali.

E voi uniomamme cosa ne pensate?

Firma: Manuela Leone

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