“Mi hanno affidato un bimbo di 5 giorni a un funerale e voglio tenerlo”

Una giovane donna si è recata in Uganda per volontariato e la sua vita è cambiata completamente.

“La vita è ciò che accade quando sei intento a fare altri piani” cantava John Lennon e questo è quanto accaduto a una giovane ragazza inglese di cui vi parliamo oggi.

Una bellissima storia di adozione

Emilie Larter aveva solo 22 anni ed era fresca di laurea quando si è recata in Uganda per fare volontariato in un orfanotrofio.

Lì si occupava in tutto e per tutto dei bimbi, cambiando pannolini, giocando con loro, preparando i pasti.

Un giorno l’orfanotrofio situato in un piccolo villaggio a 25 km dalla città più vicina ha ricevuto una chiamata di aiuto.

Una mamma era morta lasciando 7 bambini, il più piccolo aveva solo 5 giorni di vita. Non essendoci nessun parente il neonato è stato affidato all’orfanotrofio.

Al bimbo è stato dato il nome di Adam, Emilie era la persona che si occupava principalmente di lui e per questo ha sviluppato col piccino un fortissimo legame.

Non essendoci elettricità o corrente elettrica non era facile occuparsi di un bimbo tanto piccolo, soprattutto per quanto riguardava la formula. Inoltre la zona era piena di mosche e zanzare e a volte Emilie stessa aveva problemi di salute.

Tutti le suggerivano di non attaccarsi troppo al bimbo, ma Emilie non poteva farne a meno e ha prolungato di altri due mesi il soggiorno.

La ragazza è dovuta tornare a casa per la tesi e il distacco dal bimbo è stato molto doloroso, ma lo è stato ancora di più, tempo dopo, quando ha finito i soldi ed è dovuta tornare nel Regno Unito più a lungo.

“Un amico mi ha accompagnato all’aeroporto, c’era anche Adam. Non sapevo se avrei potuto rivederlo ancora. Gli ho dato un grande abbraccio, ma non riuscivo a sopportare il fatto di lasciarlo. Per me è stato orribile”.

Distrutta per la separazione, Emilie si è data subito da fare per racimolare i soldi per tornare in Uganda, svolgendo due lavori.

Nel frattempo aveva trovato lavoro a tempo pieno in una scuola londinese e aveva riallacciato la relazione col suo ex. Lei però continuava a pensare ad Adam, che poteva vedere solo durante la vacanze scolastiche. Ormai erano trascorsi sei mesi dall’ultima volta.

“Quando sono tornata Adam aveva iniziato a camminare e non appena mi ha visto è corso verso di me e io l’ho sollevato tra le mie braccia. Sentivo un fortissimo amore per quel bambino”.

Quelle brevi vacanze non erano abbastanza per Emilie che alla fine ha deciso di trasferirsi in Uganda.

La ragazza ha ricevuto il sostegno dei genitori. “Ho fatto richiesta di domanda per un lavoro in Uganda e ho cominciato a guardarmi in giro per adottare Adam. “.

In Uganda bisogna prima tenere in affidamento il bambino per un anno e risiedere con lui nel Paese.

“Io avevo preso la mia decisione, avevo rotto con il mio fidanzato, io non volevo rinunciare al suo sogno e lui ai suoi”.

I genitori di Emilie avevano già cominciato a chiamare Adam come il loro nipote. I suoi amici invece obiettavano che non sarebbe stato facile trovare una persona che accettasse anche Adam.

Emilie però era risoluta.

Finalmente l’aspirante mamma adottiva ha ottenuto una proposta di lavoro in una scuola internazionale ugandese e si è trasferita in una piccola casa insieme a Adam.

Il piccino sembrava felice, ma prima di Natale è giunta una brutta notizia: la scuola aveva fatto dei tagli ed Emilie aveva perso il lavoro.

“Ero devastata. Il mio sogno era diventato realtà e subito era andato in mille pezzi” ha raccontato al Mirror.

Nonostante gli aiuti della famiglie e l’impegno di Emilie, che aveva accettato una posizione di volontaria a tempo pieno nella scuola di Adam per pagare l’indispensabile, non c’erano abbastanza soldi per procedere con l’adozione.

Così Emilie ha deciso di lanciare un appello su Go Fund Me per consentire a lei e Adam di diventare una famiglia.

“Adam ha portato più gioia nella mia vita di quanto potessi immaginare. Farò tutto ciò che è necessario per diventare la sua mamma. Sono determinata a rimanere finché non salta fuori qualcosa. Ma non posso immaginare il mio futuro senza di lui. Adam è la mia vita”.

Emilie ha posto come traguardo 4500 sterline che coprono i costi di: trasporto per assistenti sociali e avvocato, parcelle dell’avvocato, per la corte, per l’educazione a domicilio, certificato di nascita e morte, facilitazioni per l’assistente sociale. Ma la raccolta ha già superato le 20 mila sterline.

Unimamme, voi cosa ne pensate di questa commovente storia di adozione? Non trovate che questa giovane donna abbia un gran cuore e molta determinazione e che quindi valga lo sforzo di aiutarla? Se

Noi vi lasciamo con un’altra bella storia di un bimbo salvato da una volontaria.

Firma: Maria Sole Bosaia

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