L’Italia non difende le donne: la condanna della Corte Europea

Con una storica sentenza, il tribunale di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dei diritti umani in un caso di violenza contro le donne.

L’Italia non è un Paese che protegge le donne. Il tribunale di Strasburgo, la Corte Europea per i diritti umani, ha infatti emesso una storica sentenza che dovrebbe solo farci provare una profonda vergogna.

La sentenza – se non si farà ricorso – verrà resa valida tra tre mesi, ma resta davvero incredibile come la violenza domestica e sulle donne non sia stata punita.

La violenza sulle donne non è punita in Italia: l’Europa ci condanna

La decisione è stata presa in seguito alla denuncia presentata nel 2014 da Elisaveta Talpis, una cittadina con doppia nazionalità rumena e moldava. Nel 2011 si era trasferita in provincia di Udine assieme al marito moldavo, la figlia diciannovenne e il figlio tredicenne.

La donna e i figli sono stati vittime di ripetute violenze, ma le forze dell’ordine si sono limitate a stendere dei rapporti senza aver mai fatto nulla per proteggere la famiglia, fino al tragico epilogo. Nel 2013 infatti il marito, ora in carcere con l’ergastolo, ha ucciso il figlio e ha tentato di uccidere la donna.

La sentenza sottolinea che nonostante la vittima avesse esposto regolarmente denuncia alle autorità, siano passati poi sette mesi prima di essere ascoltata; inoltre al momento dell’omicidio l’uomo era libero, nonostante i ripetuti segnali d’allarme. 

Il nostro Paese è stato condannato per la violazione dei seguenti articoli della Convenzione Europea:

  1. articolo 2 (diritto alla vita),
  2. articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti)
  3. articolo 14 (divieto di discriminazione).

I giudici di Strasburgo sostengono che: “non agendo prontamente in seguito alla denuncia, le autorità italiane hanno privato la stessa di qualsiasi effetto, creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio”.

Ad Elisaveta sono stati riconosciuti 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali: un risarcimento davvero irrisorio che certamente non le restituirà il figlio e che fa riflettere su come il problema della violenza domestica sia molto grave, una vera e propria emergenza, che va affrontata.

Purtroppo abbiamo fatto davvero una pessima figura davanti agli occhi dell’Europa.

Speriamo che presto ci sia una legge contro il femminicidio, visto che nel 2016 è stata uccisa una donna ogni 3 giorni, per un totale di 116 vittime.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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