Violenza sessuale: madre condannata per aver insultato lo stupratore della figlia!

Una sentenza forte che desta di certo moltissime perplessità. Può il dolore per aver subito violenza essere punito in casi come questo?

violenza sessuale

Ad Universomamma ci siamo occupati di recente di cause e sentenze della giustizia italiana che lasciano di certo pensare e sicuramente discutere. Purtroppo però, tutte hanno un unico comune denominatore: la violenza.

L’ultimo caso, davvero eclatante  ha riguardato l’ammissibilità di attenuanti al reato di stupro; una sentenza che ha destato moltissime perplessità sia nella società civile che in quegli enti ed associazioni che di violenza sulle donne sentono parlare ogni giorno. Per cui ci siamo chiesti: può la violenza sessuale avere attenuanti?

Ma quello che vi raccontiamo oggi un caso anch’esso molto forte, scaturito da una sentenza della Corte di Cassazione.

Condannata per aver insultato lo stupratore della figlia

Paradosso della giustizia: in Italia definire uno stupratore “maniaco” può costare una condanna per ingiuria. Questo è quanto è successo ad una madre ritenuta colpevole per aver chiamato “maniaco” l’uomo che ha violentato sessualmente la figlia. Ecco uno stralcio del documento riportato da west-info su come si è pronunciata la Corte di Cassazione, con sentenza 16 luglio – 13 ottobre 2014, n. 42825,  :

“Il ricorso è infondato e ai limiti dell’ammissibilità. Costituisce una personale opinione del ricorrente che l’attribuzione della qualifica di “maniaco” non sia offensiva e sia giustificata dalla condanna che B.F. aveva riportato per violenza sessuale. E’ notorio che l’onore e la reputazione sono beni personali, che non possono essere lesi, in maniera gratuita, per nessuna ragione, in quanto anche i condannati, finanche per reati gravi, hanno diritto, quali membri del consorzio umano, al rispetto della dignità personale, che cede solo nel confronto con altri valori parimenti rilevanti (il diritto di informazione, di cronaca, di difesa, ecc.). Nel caso di specie non ricorre nessuna situazione che possa “giustificare” l’ingiuria…”

La donna aveva posto ricorso alla condanna per ingiuria già pronunciata dal Tribunale di Messina, ricorso come scritto sopra ritenuto infondato. In Italia quindi dire maniaco ad uno stupratore non è legittimo poiché offende pubblicamente l’onore e la reputazione, anche nel caso quel qualcuno abbia violentato tua figlia.

Care Unimamme, secondo voi è possibile che la rabbia e il dolore per aver subito violenza possa essere così punita dalla legge?

 

Firma: Manuela Leone

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