ibernazione


 

La piccola Matheryn Naovaratpong, bimba di 2 anni di origini tailandesi è l’essere umano più giovane ad essere stato ibernato, dopo la sua morte, con la speranza che un giorno possa tornare a nuova vita.

La bambina, soffriva purtroppo di un tumore molto raro: l’ependimoblastoma che colpisce, in modo particolare, i più giovani. Il tasso di sopravvivenza è tra il 5% e il 30%, ma Matheryn non è stata tra questi fortunati, nonostante tutte le cure e gli sforzi dei genitori.

La bambina si è arresa dopo un calvario di numerosi mesi e dopo aver affrontato:

  1. 12 operazioni al cervello
  2. 20 trattamenti di chemioterapia
  3. 20 trattamenti di radioterapia

Al termine dalla sua dura lotta aveva perso l’80% della parte sinistra del cervello, paralizzando di fatto la parte destra del corpo.

Così la sua famiglia, nel disperato tentativo di preservare qualcosa della bimba e nella speranza che in futuro la medicina possa fare passi da gigante, ha deciso per l’ibernazione conservando cervello e corpo a -196°.

I genitori della defunta si sono rivolti all’azienda Alcor che si occupa di crioconservazione.

“Non valevano che la vita della loro bambina fosse trascorsa invano” ha riferito Aaron Drake, direttore responsabile della Alcor sperano che preservando il tessuto delle cellule di questo tumore possano ottenere un miglior trattamento e magari una cura. Se si guarda al progetto nel suo complesso, quello che stanno facendo è davvero altruistico“.

Anche il medico della bimba sostiene questa scelta: “fin dall’inizio la sua vita è stata resa possibile dalla scienza, è stata portata in questo mondo da una mamma surrogata poiché l’altra aveva perso l’utero dando alla luce un altro figlio”.

In teoria la bimba e la sua famiglia sarebbero dovuti volare in Arizona, dove ha sede la Alcor, ma a causa delle condizioni di salute della piccola è stato un rappresentante di quest’azienda a volare in Thailandia e a dare il via al processo di ibernazione non appena Matheryn è stata dichiarata morta.

Solitamente si separa il cervello dal corpo ma dietro consiglio del medico della Alcor si è effettuata la procedura di perfusione crioprotettiva del cervello della bimba direttamente in Thailandia.

In pratica si sdraia la salma in un letto di ghiaccio rivestito di ghiaccio e si riavvia artificialmente il cuore con la tecnica cuore, polmone, strumenti per la rianimazione.

Oltre una dozzina di farmaci diversi vengono poi somministrati al paziente prima di drenare il sangue e rimpiazzarlo con dell’antigelo secondo dosi consigliate dai medici.

La cavità toracica viene quindi aperta per collegare i principali vasi sanguigni a una macchina che elimina il sangue rimanente e che abbassa gradualmente la temperatura del corpo a -1° grado ogni ora.

Dopo due settimane si raggiunge la temperatura criogenica di -196° gradi.

Matheryn, in particolare ha subito una procedura che si chiama neuro e prevede la rimozione e conservazione del cervello conservato in Arizona, in isolamento termico, circondato da azoto liquido.

Certo, i parenti disperati di un defunto, nutrono fortissime speranze, ma cosa ne pensa la scienza?

Naturalmente il signor Drake è fiducioso “sappiamo rigenerare un piccolo organo e come far crescere un cuore nuovo. Sappiamo che possiamo stampare in 3 dimensioni cellule e cuore. Ad un certo punto si potranno rigenerare l’intero corpo e organi importanti…”.

Le nuove generazioni, più abituate dalla tecnologia, sono quelle più propense a sperimentate un trattamento come quello di Matheryn.

“Abbiamo dedicato il suo corpo e la sua vita allo sviluppo della scienza, si tratta anche di una cura per la nostra famiglia, sappiamo che è in vita anche se siamo separati” ha dichiarato Nareerat, la mamma della bimba.

I costi di questa operazione sono di 7000 dollari l’anno per la conservazione, più 80 mila per il trattamento neuro subito da Matheryn, oppure di 200 mila dollari per la crioconservazione dell’intero corpo.

Ogni genitore affronta in modo diverso la tragica perdita di un figlio, qualche tempo fa vi avevamo parlato dei genitori che avevano fondato l’Associazione quelli che con Luca a favore della ricerca sulla leucemia infantile.

Unimamme e voi cosa ne pensate di questa pratica? Un giorno potrebbe diventare la realtà, voi fareste ibernare voi stessi o i vostri cari per “sconfiggere” la morte?

Dite la vostra se vi va.

 

;

 

 

(Fonte: Daily Mail.co.uk)