Immigrazione: a Salerno nave Etna con oltre 2mila profughi
ANSA/ CESARE ABBATE

Il 25 aprile gli italiani celebrano la Festa della Liberazione dal dominio fascista e nazista. In questo aprile risuona forte e stride dentro il dolore degli uomini e dei bambini che ricercano ogni giorno la propria “liberazione”.  Tra le vittime del “Canale di Sicilia” vengono citati in questi giorni circa 50 bambini. Non si può non soffermarsi a lungo sulla scelta di queste madri per se e per la vita che hanno messo al mondo. Scommesse fatte col destino in cui se vinci il cuore continua a sperare, se perdi il tuo corpo morirà inghiottito raggiungendo l’anima già moribonda che ti ha portato a fuggire.

Tra i fiumi di inchiostro che in questi giorni si leggono, il fotogramma di un documentario di Vice News dal titolo “Drowning for Freedom: Libya’s Migrant Jails“ è diventato un simbolo. Non si tratta di una vittima della strage del Canale di Sicilia ma la potenza di questa immagine racchiude in se ogni commento ed ogni dolore.

Di fronte ai bambini vittime dei naufragi… anche le sirene tacciono…

Bambini vittime dei naufragi


 

Mi stupisce questo paesaggio di colori
che t’accarezza
quasi fino al cuore
finto vero nelle sue narrazioni,
mi stupisce quest’assenza di vento
questo coraggio di bonaccia
che ti culla.

(… avevi nove anni?
ne avevi sette?
o erano ancora solo cinque sei tutti
gli anni della tua vita?
E quanti ne sognavi
laggiù nel mondo colori pastello
di cui cercavi
dove andavi
dove volevi
desideravi
delle vite
delle figlie
dei sorrisi …)

A volte, lo so,
a volte le onde mugghiano rabbiose note di silenzio
a volte
(e ve lo devo dire)
a volte anche le mie sirene tacciono
di colpo
e queste corde si fanno lasche
e ho paura
in questa mia barca senza equipaggio

e il mio amico dorme

(… oggi non c’è tempesta di cielo terra
e mute silenziose queste acque
accolgono il tuo corpo
carezzandolo di vite
portandolo a D**
con tutti i sorrisi
di balene e delfinotteri
saltellanti in acqua
per vederti ridere
alla destra del Bene Vivente,
così
divertita dei loro giochi…)

Raffaele Ibba

I versi pubblicati da Avvenire, scritti da Raffaele Ibba, sono introdotti dicendo: “Caro direttore, ho guardato anch’io, dalla mia Cagliari, nelle acque del Canale di Sicilia, in questo aprile 2015″

Mediterraneo: cimitero di uomini, donne e bambini

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Immagine di Massimo Sestini, fotografo fiorentino, scattata la scorsa estate nel Canale di Sicilia

Si parla di questi morti quando le tragedie assumono proporzioni di massa, come è avvenuto a questo barcone carico di circa 1000 persone affondato al largo delle coste libiche. Parole di commossa partecipazione che non consolano nessuno e soprattutto non servono a nulla.

In molti cittadini, enti, associazioni, sollecitano oramai da anni le istituzioni nazionali ed internazionali ad occuparsene. Tra questi anche la Società Italiana di Pediatria che dice e scrive che bambini e adolescenti sono le prime vittime di queste traversate sulle carrette del mare, ove rischiano la vita e si espongono al dramma delle malattie e della solitudine.

“Qui non si tratta più di migrazioni di persone in cerca di lavoro o di sicurezza economica, ma di uno spostamento di popolazioni che nei loro Paesi non possono più sopravvivere. La nostra dignità di uomini ci impone una mobilitazione etica all’insegna del rispetto per la vita.” – scrive Giovanni Corsello, Presidente SIP

E gli inviti alla comunità internazionale affinché si prenda coscienza che la fuga di popolazioni intere da diversi stati dell’Africa e del Medio Oriente in preda a guerre e povertà è un fenomeno da affrontare con iniziative urgenti ed efficaci provengono da Save The Children. Vi riportiamo le parole scritte da Giovanna Di Benedetto portavoce per Save the Children in Sicilia, che tutti i giorni assiste agli sbarchi, parla con i bambini e ragazzi sopravvissuti al drammatico viaggio in mare e si confronta con il dolore, le violenze, il lutto e le speranze di questi minori in cerca di un futuro migliore.

“Fino a oggi, dall’inizio del 2015, sono morte circa 1600 persone nel Mediterraneo. Tutto questo è inaccettabile e intollerabile. Dopo la drammatica tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013 (366 morti), i Politici e le Istituzioni avevano detto: “Non succederà mai più”. Ma uomini, donne e bambini, in fuga da guerre, fame e violenze, continuano a morire in mare. #WhyAgain?

Ogni giorno che passa è una grave responsabilità in più della politica. E con l’arrivo della buona stagione le partenze dalla Libia sono destinate ad aumentare.

Chiediamo ai Capi di Stato dell’Unione Europea un’azione immediata e concreta: un’operazione Europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo con risorse adeguate e personale specializzato.

Ogni idea di rafforzamento dell’attuale operazione Triton, come si prospetta in queste ore, non sarà sufficiente fintanto che non comprenda un mandato specifico e delle reali e concrete capacità di ricerca e salvataggio in mare. Vogliamo una Mare Nostrum europea.

Triton ha infatti un mandato limitato al solo controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea e non è un’operazione di soccorso.”

Care Unimamme, vi invitiamo a sostenere questa petizione ed a concedervi un altro momento di riflessione e approfondimento, per andare ancora oltre a quel fotogramma ripreso dal minuto 6:50 di questo video e che sta facendo il giro del web. Condividete questo messaggio se vi va.

(Fonte: Avvenire)