Uomo di 41 anni condannato per stupro virtuale: primo caso al mondo

stupro virtuale

Il mondo si evolve diventa sempre più tecnologico e virtuale e anche i crimini cambiano, perfino quelli legati alla violenza. Ora dalla Svezia arriva una sentenza destinata a fare storia e a riscrivere le leggi di mezzo mondo. Dopotutto le norme devono adeguarsi alla realtà che cambia e ai nuovi reati, anche virtuali.

Un uomo condannato per stupro virtuale

In Svezia un uomo è stato condannato a 10 anni di carcere per stupro virtuale. Una serie di abusi commessi nei confronti di più persone residenti in diverse parti del mondo senza lasciare mai casa sua.

Il condannato si chiama Bjorn Samstrom, ha 41 anni, abita vicino Uppsala e per anni attraverso internet e i social media ha molestato, minacciato e ricattato 26 ragazze e un ragazzo residenti in Canada, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, costringendoli a compiere atti sessuali davanti ad una webcam, mentre lui guardava.

Se le vittime non avessero esaudito le sue richieste, l’uomo avrebbe pubblicato le loro immagini intime su siti pornografici. In alcuni casi è arrivato perfino a minacciare di morte i loro parenti. Le sue vittime più giovani sono state due ragazzine canadesi di soli 13 anni all’epoca dei fatti, una residente in Alberta, l’altra in Ontario.

Una vicenda inquietante, che mostra con evidenza le trappole e i pericoli della rete, nella quale i mostri sono sempre in agguato. Costringere una persona dietro minacce a compiere atti sessuali, anche violenti e brutali, mostrandosi sul web è un nuovo crimine online chiamato in inglese sextortion, che potrebbe essere tradotto in estorsione sessuale, commessa attraverso il web.

I magistrati svedesi, tra cui la procuratrice Annika Wennerström, hanno seguito l’inchiesta con determinazione. L’uomo è stato scoperto quasi per caso, quando la polizia aveva iniziato ad indagare su di lui per un altro reato di violenza sessuale. Controllando il suo computer gli agenti hanno scoperto i video con le giovani vittime straniere.

Bjorn Samstrom incontrava le sue vittime sui social network, faceva amicizia con loro, conquistandone la fiducia, per poi arrivare a minacciare di pubblicare le loro foto su siti pornografici o addirittura di ucciderle loro e le loro famiglie, se non avessero accettato di soddisfare le sue richieste. Le richieste di Samstrom alle vittime erano quelle di spogliarsi davanti ad una webcam e compiere atti sessuali. In alcuni casi il violentatore “virtuale” ha ordinato di coinvolgere altri ragazzi o ragazze e perfino animali domestici negli atti sessuali.

Nonostante l’uomo fosse a migliaia di chilometri di distanza dalle sue vittime e non potesse abusare fisicamente di loro in modo diretto, ovvero partecipando all’atto sessuale, né le avesse mai incontrate fuori dal web, i magistrati svedesi hanno individuato nel suo comportamento una vera e propria forma di stupro. Nella legge svedese, infatti, lo stupro, che è il reato sessuale più grave, è inteso in una accezione ampia, nel senso che non richiede un rapporto sessuale materiale, ma è sufficiente un atto considerato una grave violazione dell’integrità sessuale.

Come ha spiegato la procuratrice Annika Wennerström: “La tecnologia non conosce limiti. Quindi dobbiamo adattare la nostra mentalità a ‘Che cosa può essere uno stupro?’ Diciamo che uno stupro può essere cose diverse. Non è sempre necessario avere il caso da manuale di un attacco fisico o di una coercizione fisica“.

Le testimonianze delle vittime dell’uomo svedese, rese in video raccolti in Canada dalla polizia Royal Canadian Mounted Police e trasmesse ai giudici svedesi, mostrano persone molto spaventate. Le vittime hanno raccontato di sentirsi di non poter fare niente davanti ad una minaccia, di non avere altra scelta che fare quello che era stato ordinato loro.

Il fenomeno è molto serio e molto più diffuso di quanto si pensi. Ne ha parlato anche un’inchiesta di Broadly, canale di Vice dedicato alle donne. L’articolo, in cui si dà una definizione di sextortion, contiene anche l’intervista alla procuratrice americana Mona Sedky, che si sta impegnando con passione e dedizione affinché i crimini di sextortion vengano perseguiti e puniti. La procuratrice ha affermato la necessità che per questa forma di violenza online venga creata una forma specifica di reato, che al momento non esiste, a livello di legge federale americana (ovvero uguale per tutti gli Stati Usa). Finora Mon Sedky ha cercato di perseguire gli autori di sextortion ricorrendo a tutte le forme di reato previste dalla legge americana e applicabili al caso:

  • violazione della privacy attraverso il web,
  • furto di dati,
  • stalking
  • e frode.

La sextortion, ha spiegato Mona Sedky, è molto più grave del porn revenge, ovvero della minaccia e pubblicazione sul web di foto osé della vittima. In questo caso, infatti, ricorre una forma di diffamazione grave, di violazione della privacy e della onorabilità e dignità della persona. Nel caso della sextortion, invece, si tratta di una vera e propria forma di violenza fisica indotta attraverso la minaccia; insomma di uno stupro, anche se commesso indirettamente attraverso la rete

Il mondo dei ricatti sessuali sul web è estremamente complesso e occorrono nuove forme di tutela delle vittime e nuove figure di reato.

Del caso svedese si è occupata in Italia l’agenzia Agi, citando fonti straniere sul caso.

Che ne pensate unimamme? Siete preoccupate per i vostri figli quando stanno sul web?

Vi ricordiamo il nostro articolo sull’inchiesta di Telefono Azzurro sulla pedofilia e l’aumento degli abusi sessuali attraverso il web.

Firma: valeria bellagamba

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