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Disordine post traumatico da stress: come aiutare i figli ad affrontarlo

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Il Disordine post traumatico da stress è una condizione che si può verificare dopo un trauma. Come aiutare il proprio figlio se ne soffre?

Molti bambini possono essere esposti ad una situazione traumatica – come un evento o un infortunio serio – ad un certo punto della loro infanzia. Eventi del genere possono generare per esempio da incidenti sportivi o episodi violenti o abusi. Possono provarli direttamente oppure indirettamente quando la sicurezza di qualcun altro viene violata.

Dopo un evento simile, il punto su cui concentrarsi è comprensibilmente la sicurezza fisica e psicologica dei bambini. Tuttavia una ricerca ha mostrato che queste esperienze possono avere un impatto profondo sulla salute mentale dei bambini, anche se non sono stati fisicamente colpiti.

Disordine post traumatico da stress nei bambini: cosa devono fare i genitori

Uno dei problemi psicologici che possono insorgere è il Disordine post traumatico da stress. E’ caratterizzato da una serie di sintomi come:

  • pensieri intrusivi del trauma come incubi o flashbacks
  • evitare persone cose o posti che sono collegati
  • agitazione
  • difficoltà di dormire
  • spaventarsi facilmente
  • sensazioni di rabbia intensa
  • umore basso
  • vulnerabilità

I sintomi possono essere molto comuni nelle settimane dopo l’evento traumatico e possono anche essere parti di un normale decorso. Tuttavia, se i bambini continuano ad avere dei sintomi significativi dopo ancora tre o 6 mesi, il Disordine post traumatico diventa persistente e ha bisogno di essere curato.

Uno dei fattori fondamentali è avere il sostegno delle persone che circondano il bambino. Per i piccoli, i genitori sono spesso la chiave di supporto. Allo stesso modo mamma e papà devono essere sicuri che la cura sia il miglior modo per rispondere ai bisogni psicologici dei figli.

Comprensibilmente, alcuni genitori possono reagire cercando di allontanare l’esperienza traumatica e spesso sono troppo coinvolti nell’episodio del figlio: in uno studio recente sono stati seguiti dei bambini esposti ad un singolo trauma e anche i loro genitori durante un periodo di 6 mesi. E’ emerso che i genitori sono molto concentrati sulla minaccia e sul disordine post traumatico; inoltre usano un linguaggio molto negativo (per esempio “Non saresti potuto morire” oppure “Non penso che staremo sempre allo stesso modo“) discutendo del trauma con i loro figli. E questo non aiuta i bambini. 

E’ importante che i genitori imparino a parlare dei loro sentimenti e dei loro pensieri ai loro figli dopo un evento traumatico. Essere infatti solamente concentrati su quanto sia vulnerabile il bambino o in colpa, o quanto l’evento negativo possa aver cambiato la vita del bambino, può significare che il piccolo sviluppi lui stesso un senso di vulnerabilità e insicurezza.

Un altro problema può derivare dal fatto che i genitori spingano i figli ad evitare le cose che potrebbero essere fonte di stress perché ricordano il trauma. Per esempio, scoraggiando i bambini ad andare in bici dopo essere caduti oppure ad evitare un luogo perché lì è avvenuto un incidente. Quando i genitori si comportano così, i sintomi del disordine post traumatico si fanno più persistenti nel giro di 6 mesi. Questo perché i bambini hanno dei modelli da copiare e quindi copieranno il comportamento dei genitori.

I genitori perciò hanno un ruolo importante nel supportare i loro figli ad affrontare le potenziali conseguenze psicologiche di un trauma. Ben venga l’incoraggiamento e l’essere positivi, sostengono gli esperti.

Certamente, molti fattori possono influenzare lo stress post traumatico e quindi è fondamentale che i genitori portino i bambini da un professionista per aiutarli.
D’altra parte è importante che anche i genitori vengano aiutati a fornire il miglior aiuto possibile e questo si può realizzare solo attraverso un adeguato supporto famigliare.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Intanto vi lasciamo con il post che parla di come insegnare la resilienza ai bambini gli aiuti a superare i traumi.