Francesca Barra parla del lutto perinatale e del dolore che ne è conseguito.

Unimamme, oggi vi raccontiamo l’esperienza di una nota giornalista che ha vissuto un lutto perinatale, non per intristirvi ma per creare consapevolezza su questo delicato tema, che magari alcune di voi vivono in silenzio perché non si sentono accolte.

Francesca Barra parla del lutto perinatale

Vi ricorderete che  in maggio Francesca Barra aveva parlato del suo lutto perinatale. “Io e Claudio stiamo vivendo uno dei momenti più dolorosi della nostra vita” : aveva scritto la giornalista riguardo la perdita del figlio che aspettava da Claudio Santamaria.

Sul suo account Instagram, solo pochi giorni fa, in attesa di partecipare al red carpet sl Festival di Venezia insieme al marito attore aveva scritto:

“Sono stati mesi duri all’inverosimile. Mesi di attese, di esami, di controlli medici, di dolori e gioie strozzate in un lutto senza fine. In questo tempo il mio corpo ha subito diverse ferite, non ultimo un cambio ormonale e una reazione alle cure che mi hanno molto piegata. Dopo la perdita del bambino avevo bisogno di riprendermi psicologicamente e non ero pronta ad occuparmi dello specchio e della bilancia. Non avrei mai riconosciuto questa me stessa e non mi sarei perdonata perché niente coincideva con la percezione che avevo di me. Che non vuol dire “magrezza”, sia chiaro. Tutto era cambiato dentro e fuori: capelli, unghie, pancia, dolori alla schiena, emotività. Un bambino non nato, non è entità. Ma un bambino che è cresciuto con te, che hai visto muoversi, respirare, a cui hai visto il cuore battere. E una pancia vuota, non è solo una pancia vuota. Ma è la tua pancia senza di lui.

Nel frattempo poi siamo sopravvissuti senza tata per 4 mesi, come fanno tanti genitori che hanno tutta la mia solidarietà, con i bimbi che devi preservare dalla tristezza, anzi! E che hanno diverse esigenze: orari differenti, attività da una parte all’altra della città. Abbiamo trasformato il nostro problema in un’opportunità per misurarci con una nuova sfida. Dura eh, spero irripetibile. Con il libro da finire, il lavoro da organizzare, i lavori in casa da seguire.
Non seppellirò mai questa fase di vita, ma camminerò a testa alta sapendo che la forza che abbiamo noi donne è infinitamente più grande dei ritocchi e della superficialità che vogliono imporre.
Forza amiche mie #atestaalta come dice @sara.ventura quando mi allena e mi sorride, sapendo che ogni piegamento racconta una mia ferita e la voglia di ricominciare.
È arrivato il momento di ribellarsi e dire la verità. Basta immagini artefatte, opere chirurgiche che deformano perché alla ricerca di ideali finti. Basta spot con bibitoni miracolosi, Photoshop, chirurgia sulle ragazze così giovani! Per essere in forma ci vuole pazienza, impegno, serenità e sforzo. Le scorciatoie, da sole, non funzionano.
E poi circondatevi di persone con l’anima bella”.

 

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Sono stati mesi duri all’inverosimile. Mesi di attese, di esami, di controlli medici, di dolori e gioie strozzate in un lutto senza fine. In questo tempo il mio corpo ha subito diverse ferite, non ultimo un cambio ormonale e una reazione alle cure che mi hanno molto piegata. Dopo la perdita del bambino avevo bisogno di riprendermi psicologicamente e non ero pronta ad occuparmi dello specchio e della bilancia. Non avrei mai riconosciuto questa me stessa e non mi sarei perdonata perché niente coincideva con la percezione che avevo di me. Che non vuol dire “magrezza”, sia chiaro. Tutto era cambiato dentro e fuori: capelli, unghie, pancia, dolori alla schiena, emotività. Un bambino non nato, non è entità. Ma un bambino che è cresciuto con te, che hai visto muoversi, respirare, a cui hai visto il cuore battere. E una pancia vuota, non è solo una pancia vuota. Ma è la tua pancia senza di lui. Nel frattempo poi siamo sopravvissuti senza tata per 4 mesi, come fanno tanti genitori che hanno tutta la mia solidarietà, con i bimbi che devi preservare dalla tristezza, anzi! E che hanno diverse esigenze: orari differenti, attività da una parte all’altra della città. Abbiamo trasformato il nostro problema in un’opportunità per misurarci con una nuova sfida. Dura eh, spero irripetibile. Con il libro da finire, il lavoro da organizzare, i lavori in casa da seguire. Non seppellirò mai questa fase di vita, ma camminerò a testa alta sapendo che la forza che abbiamo noi donne è infinitamente più grande dei ritocchi e della superficialità che vogliono imporre. Forza amiche mie #atestaalta come dice @sara.ventura quando mi allena e mi sorride, sapendo che ogni piegamento racconta una mia ferita e la voglia di ricominciare. È arrivato il momento di ribellarsi e dire la verità. Basta immagini artefatte, opere chirurgiche che deformano perché alla ricerca di ideali finti. Basta spot con bibitoni miracolosi, Photoshop, chirurgia sulle ragazze così giovani! Per essere in forma ci vuole pazienza, impegno, serenità e sforzo. Le scorciatoie, da sole, non funzionano. E poi circondatevi di persone con l’anima bella.

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Prima di andare a Venezia la Barra era molto in ansia e temeva di non farcela. A Claudio Santamaria aveva detto: “Non so se riesco a venire con te, non sono in forma, né fisica, né emotiva. Questo lutto è ancora troppo vivo dentro”.

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Lui l’aveva rassicurata dicendole che avrebbero affrontato tutto insieme. Francesca Barra, nel corso di un’intervista ha ricordato la gravidanza.

Avevamo cercato quel figlio dal primo momento, avevo fatto tantissime punture di ormoni, ero anche finita in ospedale più di una volta... Ricordo che quando finalmente il test di gravidanza era risultato positivo avevo fatto una corsa in cucina da Claudio per gridarglielo, è ancora lì dietro, accanto alle sue foto“.

I problemi, ha ricordato la giornalista, sono emersi durante una visita di controllo a cui lei si era sottoposta insieme alle figlie Emma e Greta per conoscere il sesso del fratellino o della sorellina.

“Il ginecologo le ha fatte uscire, c’erano dei problemi… Ho pensato: io lo voglio lo stesso questo figlio. Ma non avevo il coraggio di dirlo a Claudio, mi sembrava una forzatura. E invece lui mi ha guardato e ha detto: “Io comunque lo voglio lo stesso”. Da quel momento abbiamo fatto di tutto, consultato medici diversi, spedito ecografie, tentato in ogni modo».

Purtroppo però è arrivata la notizia più brutta.

«Ricordo il giorno che sono dovuta andare in clinica. Non volevo scendere dal taxi… Quando sono tornata a casa, la sera, ho cercato di essere normale, per i bambini, e mi sono messa a cucinare”.

Il giorno dopo è partita per il lago col marito dove ha trascorso 3 giorni in lacrime.

“Per la prima volta mi sono sentita vulnerabile. Ero stata troppo sicura di me, non avevo mai messo in conto nessun pericolo. Mi sentivo baciata da Dio, invincibile. E invece...“.

Nel suo dolore molti le sono stati vicino.

“Ho ricevuto più di mille messaggi da sconosciute, li ho letti tutti. E ho capito che siamo in tante ad aver provato questo dolore e a esserci sentite sole. Molti pensano che tu non stia vivendo un vero lutto, perché il bambino non è mai nato. Ma come? Io e Claudio lo abbiamo visto mentre aveva il singhiozzo, gli abbiamo sentito battere il cuore, abbiamo guardato le sue mani e le sue braccia muoversi… È un lutto sottovalutato, come se esistesse un metro del dolore e quello per un figlio mai nato non misurasse abbastanza. E poi ho scoperto un’altra cosa, che non è successa a me: in tante dopo l’aborto vengono messe in stanza con donne che hanno appena partorito… Non c’è abbastanza sensibilità verso chi perde un figlio”.

Francesca Barra ha cercato di farsi forza, soprattutto per i figli: è inutile quando ti dicono che hai altri figli, come se potessero sostituirsi l’uno con l’altro: se perdi un dito lo perdi e basta, anche se ti restano le altre. Però avevo delle responsabilità, anzitutto verso i bambini. Ho dovuto farmi forza, sorridere…”

Francesca Barra e Claudio Santamaria non hanno perso la speranza. “Anche se ci fosse solo una possibilità su un milione, noi non perdiamo la speranza. Adesso mi affido solo alla volontà di Dio”.

Unimamme, cosa ne pensate di questa intervista sul Corriere della Sera?

Anche se non avete sperimentato questa esperienza magari conoscete qualcuno che ci è passato, forse le parole di Francesca Barra vi aiuteranno ad essere più empatiche con questa persona.