“Avevo paura, ma è stato bellissimo”: Francesco paralizzato riesce a camminare

Francesco un ragazzo di 14 anni affetto da paralisi celebrale è riuscito ad andare nello spazio attraverso la stazione spaziale europea.

Ci sono delle storie davvero emozionanti, che vale la pena di raccontare. Una di queste è quella di Francesco Vassallo, 14 anni, che è rimasto colpito da una paralisi celebrale infantile. Questo significa che non può camminare, eppure è riuscito a farlo ugualmente.

Ragazzo paralizzato riesce a camminare (nello spazio)

Avevo un po’ di paura, ma quando ho sentito il mio corpo alzarsi senza peso è stata un’emozione unica e da quel momento mi sono divertito come non mai ha detto Francesco al Corriere.

Lo scorso agosto ha lasciato la sedia a rotelle e ha provato un’avventura sull’Airbus dell’Agenzia spaziale europea (Esa) assieme ad altri sette ragazzi disabili di cinque Paesi dell’Unione: tutti hanno compiuto l’esperienza di simulazione della mancanza di gravità, come accade agli astronauti quando si addestrano per una missione.

L’evento a cui ha partecipato Francesco è nato per iniziativa della campagna Kid’s Weightless Dreams (I desideri senza peso dei bambini), che ha permesso a dei ragazzi disabili di realizzare il sogno di vivere la sensazione di stare nello spazio.

L’astronauta Samantha Cristoforetti ha chiesto all’italiana «We Fly! Team» – l’unica pattuglia aerea al mondo con piloti disabili – di indicare un ragazzo che potesse partecipare e così la scelta è caduta su Francesco, di Giffoni Valle Piana, vicino a Salerno, il cui padre è un deltaplanista appassionato. Ogni ragazzo era accompagnato da un astronauta del suo Paese (per l’Italia era Maurizio Cheli, che ha compiuto una missione sullo shuttle).

Dopo il decollo, superata la paura iniziale mi sono ritrovato a camminare sul soffitto dell’aereo a testa in giù e a compiere movimenti incredibili: senza la gravità non c’era più alcun ostacolo o difficoltà. Era bellissimo. Partecipavo agli esperimenti accendendo una candela, giocando a ping pong con una goccia d’acqua, mischiando acqua e olio, operazione possibile solo nello spazio. Mi rendevo conto che ero protagonista di un’esperienza unica e che soprattutto potevo lanciare un messaggio importante: noi disabili possiamo fare tutto“.

Una volta tornato a casa, “Ero elettrizzato e capivo di essere stato molto fortunato. Nei giorni successivi spesso mi fermavo, pensavo alle piroette tra nuvole, al mio corpo libero. Mi aveva affascinato il racconto di Maurizio Cheli e so che non potrò mai fare l’astronauta. Però amo il volo e lo spazio, una passione che mio papà mi ha trasmesso portandomi con sé quando vola con il deltaplano”.
E voi unimamme cosa ne pensate?
Intanto vi lasciamo con il post che parla di un ragazzo disabile e il suo amore per la danza. 

Firma: Valentina Colmi

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