Mamma e bimbo morti nel naufragio del loro gommone, sopravvive solo una donna, soccorsa dalla Ong spagnola Proactiva Open Arms (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Josepha, salvata dopo un naufragio nel Mediterraneo racconta la sua esperienza.

Unimamme, forse ricorderete la vicenda della naufraga Josepha salvata da morte certa nel Mediterraneo, dopo il naufragio del gommone dove vi erano anche una mamma e il suo bambino.

La donna e il bambino erano morti ustionati e avvelenati dalla soda caustica esalata dal carburante del gommone e dell’acqua salata.

Sulla foto del suo salvataggio molte persone si erano accanite calunniandola, prendendola in giro e oltraggiandola in mille modi.

(Photo credit should read PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Mentre tutto questo odio per un essere umano strappato alla morte si riversava attraverso lo schermo di tanti pc, Josepha, curata dalla croce rossa spagnola combatteva per la sua vita.

Josepha sta recuperando le forze e ringrazia tutti coloro che si sono occupati di lei.

“Sto meglio. Ringrazio tutti. Oggi comincio a muovere i primi passi”.

Josepha ha anche inviato una foto dei suoi primi passi. Erano cento giorni che la naufraga non riusciva più a muovere le gambe, a causa dell’ipotermia ma anche dello choc di quanto accaduto.

“Ho pensato che ero già morta” ha raccontato il giorno seguente al salvataggio.

Josepha ha trascorso un giorno e una notte alla deriva, dopo essere sopravvissuta agli aguzzini libici, ai trafficanti del Sahara e persino ai suoi parenti.

La donna veniva umiliata e picchiata nel suo villaggio di origine perché non riusciva ad avere figli.

Mentre si è trovata a un passo dalla morte Josepha ha pregato.

Ho invocato la Vergine del Mare. Le ho detto: “Mamma, tu sei mia madre, sei la Stella del Mare, e qui siamo solo io e te. Fa un miracolo, e vieni qui a trovarmi. 

A Gesù ho detto: “Padre, tu sei mio padre. Io so che tu sei qui e che per te niente è impossibile. Non lasciarmi qui. Io non ho paura”.

Poi ha detto di aver iniziato a cantare.

 

Josepha è stata salvata dalla nave Open Arms e, più direttamente da Marc Gasol, campione spagnolo esportato dall’NBA Usa, che si ruppe una mano per issarla a bordo rischiando la sua vita.

“Da padre, pensando ai miei due figli, ho deciso che dovevo fare qualcosa”.

Il giorno dopo il salvataggio Josepha si è ricordata che era appena trascorsa “la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Poi ho capito: mi sono ricordato che è la Protettrice della gente di mare”.

“Quando ho finito la canzone, sono caduta nel sonno, fino al momento in cui mi sono ritrovata qui, su questa barca.

Qui sono con persone dal cuore grande. Si stanno prendendo cura di me. In tutta la mia vita, prima di adesso, non avevo mai incontrato persone come queste“.

Unimamme, cosa ne pensate di questa toccante testimonianza riportata su Avvenire?