Papa obiezione di coscienza

Il Papa si esprime sull’obiezione di coscienza.

Di recente, il Papa ha incontrato gli infermieri dell’Associazione cattolica Operatori sanitari a cui ha indirizzato parole equilibrate sull’obiezione di coscienza.

Innanzitutto il Papa ha chiarito questo: “la scelta dell’obiezione di coscienza, nei casi estremi in cui sia messa in pericolo l’integrità della vita umana, va compiuta con rispetto, perché non diventi motivo di disprezzo o di orgoglio ciò che deve essere fatto con umiltà”.

Il Papa parla agli infermieri

Papa Bergoglio ha invitato a cercare sempre il dialogo, in modo particolare con chi ha un punto di vista diverso “mettendosi in ascolto del loro punto di vista e cercando di trasmettere il vostro, non come chi sale in cattedra, ma come chi cerca il vero bene delle persone”.

Il Pontefici ha condiviso anche una riflessione sulle nuove tecnologie che intervengono in campo medico.

“Il sistema di assistenza e di cura si è trasformato radicalmente, e con esso sono mutati anche il modo di intendere la medicina e il rapporto stesso con il malato. La tecnologia ha raggiunto traguardi sensazionali e insperati e ha aperto la strada a nuove tecniche di diagnosi e di cura, ponendo però in modo sempre più forte problemi di carattere etico. Infatti, molti ritengono che qualunque possibilità offerta dalla tecnica sia di per sé moralmente attuabile, ma, in realtà, di ogni pratica medica o intervento sull’essere umano si deve prima valutare con attenzione se rispetti effettivamente la vita e la dignità umana.

La pratica dell’obiezione di coscienza, nei casi estremi in cui sia messa in pericolo l’integrità della vita umana si basa quindi sulla personale esigenza di non agire in modo difforme dal proprio convincimento etico, ma rappresenta anche un segno per l’ambiente sanitario nel quale ci si trova, oltre che nei confronti dei pazienti stessi e delle loro famiglie. La scelta dell’obiezione, tuttavia, quando necessaria, va compiuta con rispetto, perché non diventi motivo di disprezzo o di orgoglio ciò che deve essere fatto con umiltà, per non generare in chi vi osserva un uguale disprezzo, che impedirebbe di comprendere le vere motivazioni che vi spingono. È bene invece cercare sempre il dialogo, soprattutto con coloro che hanno posizioni diverse, mettendosi in ascolto del loro punto di vista e cercando di trasmettere il vostro, non come chi sale in cattedra, ma come chi cerca il vero bene delle persone.

Farsi compagni di viaggio di chi ci sta accanto, in particolare degli ultimi, dei più dimenticati, degli esclusi: questo è il miglior modo per comprendere a fondo e con verità le diverse situazioni e il bene morale che vi è implicato. Questa è anche la via per rendere la migliore testimonianza al Vangelo, che getta sulla persona la luce potente che dal Signore Gesù continua a proiettarsi su ogni essere umano”.

Con parole chiare ed, efficaci, come suo solito, il Papa ha affrontato la questione in modo minuzioso. Ecco cosa ha aggiunto: “lo sforzo di trattare i malati come persone, e non come numeri, deve essere compiuto nel nostro tempo e tenendo conto della forma che il sistema sanitario ha progressivamente assunto. La sua aziendalizzazione, che ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi, ha mutato a fondo l’approccio alla malattia e al malato stesso, con una preferenza per l’efficienza che non di rado ha posto in secondo piano l’attenzione alla persona, la quale ha l’esigenza di essere capita, ascoltata e accompagnata, tanto quanto ha bisogno di una corretta diagnosi e di una cura efficace”.

Il Pontefice ha avuto parole di comprensione anche per i vari operatori sanitari che spesso hanno turni di lavoro massacranti e che devono affrontare anche molte situazioni di stress emotivo.

È quindi importante che gli operatori sanitari abbiano tutele adeguate nel loro lavoro, ricevano il giusto riconoscimento per i compiti che svolgono e possano fruire degli strumenti adatti per essere sempre motivati e formati”.

Infine il Papa ha esortato a tenere il Vangelo in tasca e dedicargi, magari, 5 minuti al giorno.

Unimamme, cosa ne pensate del messaggio del Pontefice di cui si parla su La Stampa?

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