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Due uomini accusati di stupro sono stati assolti per una motivazione agghiacciante.

Due giovani erano accusati di stupro su una ragazza ventiduenne di origine peruviana, ma sono stati assolti dalla Corte d’Appello di Ancona. A suscitare polemiche è stata però la motivazione con cui i 3 giudici della corte d’appello hanno giustificato l’assoluzione.

Ragazza stuprata: era troppo mascolina

Secondo i giudici, all’imputato principale “la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo ‘Vikingo‘ con allusione a una personalità tutt’ altro che femminile quanto piuttosto mascolina“ a cui si aggiunge il commento tra parentesi: “come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare”.

La vicenda risale al 2015 quando la giovane si era presentata in ospedale insieme alla mamma.

La vittima aveva dichiarato di essere stata stuprata da un coetaneo, con un amico che faceva il palo. I tre erano usciti a bere insieme dopo aver frequentato un corso serale. I giovani avevano bevuto molto.

La vittima poi si era appartata con uno di loro. Secondo gli imputati i rapporti erano consensuali, secondo la vittima a un certo punto hanno smesso di esserlo.

I medici hanno osservato che sul suo corpo c’erano lesioni compatibili con la violenza sessuale.

Nel 2016 il processo di primo grado si è concluso con una condanna: il ragazzo che aveva avuto rapporti sessuali con la vittima era stato condannato a 5 anni, mentre l’amico che aveva fatto il palo a 3.

Con il ricorso in appello, risalente al 23 novembre del 2017 sono stati assolti con le motivazioni sopra riportate.

Le giudici hanno definito la ragazza la scaltra peruviana.

In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata ‘goliardica’, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di ‘Vikingo‘, con allusione a una personalità tutt’ altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida”.

Grande lo stupore degli avvocati della giovane, soprattutto in riferimento alla motivazione.

L’avvocato Cinzia Molinaro si è espresso così: “eravamo rimasti sconcertati dall’assoluzione, visto il caso particolarmente brutto, ma soprattutto dopo aver letto la motivazione della sentenza in cui i giudici facevano affermazioni, ad esempio sui tratti mascolini della ragazza, che avallavano le dichiarazioni dei due imputati”.

Valeria Valente, presidente della commissione sul femminicidio ha aggiunto su facebook: “i giudici hanno sempre piena e totale libertà di giudizio. Quello che nemmeno ad un giudice però è consentito è di sconfinare in valutazioni etiche o addirittura estetiche. Un linguaggio come quello usato dalle tre giudici di Ancona ai danni di una giovane donna peruviana, descritta come troppo brutta per essere desiderabile, rischia, in un momento difficile per il paese, con forti spinte regressive, di riportare anche la nostra giurisprudenza indietro di molti anni. Un linguaggio pericoloso perché dà alle giovani generazioni un messaggio sbagliato e diseducativo. Il verdetto è stato per fortuna annullato e il processo dovrà essere rifatto. Speriamo questa volta utilizzando prove e metodi certi di una giustizia in una paese civile. La nostra battaglia contro il femminicidio deve partire innanzitutto da questo: restituire serenità e giustizia, e non altro dolore, alle donne vittime di violenza”.

Sdegno anche da parte di diverse associazioni femministe. “Una simile vergogna in Italia merita, oltre all’annullamento della Cassazioneuna risposta collettiva da parte di cittadini, cittadine e associazioni e istituzioni”.

Unimamme, cosa ne pensate di questa vicenda di cui si parla su Il Fatto Quotidiano?

Noi vi lasciamo con la sentenza che ha ridotto la pena a un uomo che ha commesso un femminicidio.