Quando un bambino deve nascere, deve nascere. Non aspetta certamente che la madre si trovi in un posto comodo e accogliente per partorire. Non a caso Gesù è nato in una mangiatoia, più scomodo di così! L’avventura che è successa sul volo Parigi-New York è certamente indimenticabile per i passeggeri, per il personale di bordo e ancora di più per i protagonisti della storia. Ecco quello che è successo.

Mamma partorisce in volo 

Come riporta il Daily Mail,  Toyin Ogyndipe è una donna di 41 anni che viaggiava assieme alla figlia di 4  anni Amy. Ad un certo punto ha avuto le doglie e il comandante ha chiesto nell’emergenza se ci fosse un medico a bordo. fortuna ha voluto che ce ne fossero addirittura due: Sij Hemal, 27enne specializzando in urologia alla Cleveland Clinic, negli Usa e la sua vicina di posto, la pediatra francese Stefanie Ortolan.

La donna in travaglio è stata portata in prima classe, dove aveva le contrazioni ogni dieci minuti; purtroppo non c’erano luoghi vicini per tentare un atterraggio, visto che ci si trovava a quattro ore da New York e a due da una base militare Usa. Hemal ha detto di continuare a volare mentre i due medici hanno messo sotto controllo la pressione, l’ossigeno e le pulsazioni sperando che potesse reggere fino all’atterraggio. Le contrazioni però sono aumentate e si sono fatte più ravvicinate, fino a che non si sono rotte le acque.

In quel momento si è capito che il parto sarebbe venuto in volo. Nel giro di 30 minuti di spinte è nato il piccolo Jake che gode di ottima salute e che ha ottenuto anche la cittadinanza americana, visto che è nato nello spazio aereo degli USA. All’arrivo al JFK, Toyin e i suoi figli sono stati trasportati al Jamaica Hospital Medical Center nel Queens, a New York. Dopo poche ore è stata dimessa ed è andata a casa di alcuni amici a riposarsi.

Hemal ha detto: “La mia più grande paura era che la madre potesse morire per sanguinamento o per uno choc dopo la nascita. Sono molto grato per l’ottimo addestramento ricevuto dalla Cleveland Clinic che ci ha preparato ad affrontare con calma le emergenze, a riflettere lucidamente e a ottenere il massimo possibile in qualunque situazione. Io ho solo cercato di pensare a cosa sarebbe potuto andare storto e trovare una soluzione creativa” ha detto lo studente indiano che ha proseguito il suo viaggio verso Cleveland con due premi: un voucher viaggio da parte della compagnia aerea e una bottiglia di champagne, che Hemal voleva bersi già dall’inizio del volo e che per forza di cose ha dovuto aspettare a bere.

E voi unimamme cosa ne pensate? Intanto vi lasciamo con il post che parla dei bambini in braccio in aereo: il primo studio sui rischi.