Minori migranti in Italia (JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET/AFP/Getty Images)

Minori stranieri non accompagnati: la legge non viene applicata. A due anni dall’approvazione mancano i decreti attuativi.

La legge sui minori stranieri non accompagnati, approvata a marzo del 2017 e che prevede la tutela di bambini e ragazzi minorenni che arrivano soli in Italia con i flussi migratori, è una delle più avanzate d’Europa. Eppure a oltre due anni dalla sua approvazione non ha ancora trovato applicazione. Tutte le criticità.

Minori stranieri non accompagnati: le criticità della legge

Nel 2017 il Parlamento italiano ha approvato una legge all’avanguardia in Europa per tutelare i minori stranieri che arrivano in Italia non accompagnati. Si tratta dei bambini e dei ragazzi che entrano nel nostro territorio con i flussi migratori, dopo aver fatto un lungo viaggio da soli o aver perso i genitori o gli accompagnatori che erano con loro. La legge prevede che abbiano gli stessi diritti degli altri bambini e ragazzi europei che siano protetti da tutori volontari formati, iscritti presso i Tribunali dei minori, e siano affidati a famiglie.

Le disposizioni della legge, tuttavia, sono rimaste lettera morta per la mancanza dei decreti attuativi, che le applichino in concreto. Così degli oltre 8mila minori migranti non accompagnati presenti in Italia, la maggior parte è ospitata nelle comunità di accoglienza per minori. I Comuni non cercano le famiglie a cui affidarli, mentre i tutor formati sono solo 1.700 a fronte delle 5.000 persone che hanno fatto domanda per diventarlo.

Secondo gli ultimi dati aggiornati a marzo 2019, i minori stranieri non accompagnati in Italia sono 8.342, la maggior parte, circa l’85% ha tra i 16 e i 17 anni. Si tratta dunque soprattutto di adolescenti. Ragazzi che rimangono nelle comunità di accoglienza, mentre la legge del 2017 favorirebbe il loro affidamento in famiglia. Al momento, tuttavia, solo il 3% di questi ragazzi è stato affidato a famiglie italiane. Mentre sul fronte dei tutori volontari le cose vanno a rilento, con appena 1.700 formati su 5mila richieste.

Il motivo dello stallo della legge sta nella mancanza dei decreti attuativi, che non sono stati approvati né dall’attuale governo né dal precedente, quando c’era Gentiloni premier. Inoltre questi ragazzi rischiano di essere colpiti dal decreto sicurezza che prevede che a 18 anni perdano la protezione umanitaria.

Adolescenti migranti (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Minori stranieri non accompagnati in Italia: i numeri

Non solo ragazzi, tra i minori stranieri non accompagnati in Italia ci sono bambini, anche piccoli. Sono individui definiti vulnerabili. Di questi, il 5,3% ha 14 anni o meno, mentre lo 0,7% è più piccolo di 6 anni. Sono quasi tutti maschi, il 93%, mentre le femmine sono il 7%. La maggior parte proviene dai Paesi africani e, come accade agli altri migranti che provengono dagli stessi Paesi e passano dalla Libia, purtroppo hanno subito torture e violenze.

I Paesi da cui proviene il maggior numero di minori stranieri non accompagnati sono: Albania (1.689), Egitto (755), Gambia (573), Costa d’Avorio (554), Nigeria (438), Eritrea (394), Mali (342) e Afghanistan (189). A questi si aggiungono i minori stranieri irreperibili, ovvero quei minori non accompagnati di cui non si sa più nulla. Sarebbero 4.324. Questi minori sono estremamente a rischio, possono essere sequestrati dalla criminalità organizzata, finire per essere coinvolti in attività illecite come lo spaccio di droga, mentre le ragazze rischiano di finire nella tratta della prostituzione. Ci sono, poi, i minori stranieri non accompagnati che finiscono per essere sfruttati nel lavoro nei cantieri e nei campi. Questi dati sono stati presentati a Milano durante una conferenza organizzata dalla Fondazione Albero della Vita Onlus, nell’ambito del progetto “Forum – Foster care for unaccompanied migrant children“.

Bambini migranti in Italia (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Le criticità nell’applicazione della legge riguardano soprattutto l’affidamento familiare e i tutori volontari, come abbiamo detto, ma anche la concentrazione dei minori in alcune Regioni. Se i minori stranieri fossero affidati alle famiglie lo Stato risparmierebbe, perché il contributo di 500 euro più la diaria di 15 euro a loro corrisposti comporta una spesa minore di quella necessaria ad ospitare il minore in comunità. In Lombardia si arriva fino a 100 euro al giorno.

Riguardo ai tutori volontari, invece, mancano le disposizioni per rendere operativa la figura del tutore. Su 5mila domande per diventare tutore volontario, solo in 1.700 sono stati formati. Tutti possono fare domanda per diventare tutori, in presenza di alcuni requisiti, seguendo un corso di formazione. Mancano però le assicurazioni, i permessi di lavoro e tutto il supporto necessario per svolgere un compito tanto delicato. Inoltre, su questo fronte, si aggiungono anche u tempi lunghi dei Tribunali dei minori nel chiudere le pratiche.

Infine ci sono le Regioni italiane in cui si concentra il maggior numero di minori stranieri non accompagnati, dove è difficile seppure non impossibile occuparsi di questi ragazzi, affidarli alle famiglie e seguire il loro percorso. La Regione con il maggior numero di minori stranieri non accompagnati sul suo territorio è la Sicilia, con oltre 2mila (2.575), seguita a distanza dalla Lombardia, con 846, e dal Lazio, con 704.

I dati sono stati riportati dal Fatto Quotidiano.

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