AntonioCare unimamme, oggi festeggiamo Antonio, uno dei nomi più comuni sull’intero territorio nazionale, deriva dal nome gentilizio latino Antonius, di probabile origine etrusca (Anto) e di etimologia incerta.

Nel corso del tempo si sono succedute diverse teorie sul suo significato, alcune (le più accreditate) ritengono che voglia dire “colui che fronteggia i suoi avversari”, “inestimabile”.

Chi si chiama Antonio è una persona timida e discreta, ma si lascia andare con le persone che conosce bene con le quali è estremamente simpatico, divertente e coinvolgente. Ama gli sport di gruppo perché non ama primeggiare. In amore è affidabile e sincero e quando si lega a una donna la tratta come una principessa. Ottimista di natura, sminuisce ogni problema che incontra.

Varianti del nome:

  • Antoniello
  • Antonietto
  • Antonello
  • Antonetto
  • Antonino
  • Antonuccio
  • Antoniano
  • Antuono
  • Antoniotto

I simboli associati al nome sono:

  • numero fortunato: 6
  • colore: giallo
  • pietra: rubino
  • metallo: ferro

Santo del giorno: Sant’Antonio Abate

Per quanto riguarda il santo, il 17 gennaio si festeggia Sant’Antonio Abate (Qumas, 251 ca – deserto della Tebaide, 17 gennaio 357). Antonio è stato un eremita egiziano considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati (titolo spettante al superiore di una comunità monastica di dodici o più monaci).

Antonio nasce in Egitto in una famiglia di agiati agricoltori cristiani. Rimane orfano prima dei vent’anni, con un ricco patrimonio da gestire e una sorella più piccola a cui badare. Segue, però, l’esortazione evangelica “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri” e distribuisce i suoi beni ai poveri e affida la sorella ad una comunità femminile. Segue la vita solitaria nei deserti intorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità.

Nel 285 si sposta verso il Mar Rosso sul monte Pispir dove esisteva una fortezza romana abbandonata, con una fonte di acqua dove rimane per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all’anno. Qui purifica la sua anima affrontando anche molti scontri con il demonio.

Con il tempo molte persone decidono di stare vicino a lui e lo liberano: inizia quindi ad aiutare i sofferenti operando “guarigioni” e “liberazioni dal demonio”.

Il gruppo dei seguaci di Antonio si divise in due comunità, una a oriente e l’altra a occidente del fiume Nilo ma entrambe vivevano in grotte e anfratti sempre sotto la guida di un eremita più anziano e con Antonio come guida spirituale.

Antonio contribuisce quindi all’espansione dell’anacoretismo, ovvero a quei religiosi che conducono vita solitaria dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione.

Nel 311, durante la persecuzione dell’imperatore Massimino Daia, Antonio torna ad Alessandria per sostenere e confortare i cristiani perseguitati. Non viene però soggetto di persecuzioni personali. Tornata la pace vive i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove muore alla veneranda età di 105 anni, pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento. Viene poi sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.

Che uomo meraviglioso il nostro Antonio! Convinte unimamme del nome?

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