olio di palmaTorniamo a parlare di salute e alimentazione per riportare un caso alla ribalta negli ultimi anni ma che, soprattutto in questi mesi, ha conosciuto una escalation importante fino ad approdare al Parlamento italiano con una risoluzione presentata alle commissioni congiunte Affari Sociali e Agricoltura della Camera dei deputati. Stiamo parlando della battaglia contro l’uso alimentare dell’olio di palma. 

I bambini e i giovani sono più esposti

L’olio di palma viene utilizzato dalla maggior parte delle aziende alimentari per il costo basso e perché si presta a moltissimi utilizzi. L’assunzione giornaliera è sconsigliata ma purtroppo quasi “inevitabile” soprattutto per bambini e giovani perché lo si assume quotidianamente, più spesso di quanto si creda. L’olio di palma si trova infatti nella maggior parte degli alimenti trasformati, soprattutto in quelli più consumati dai giovani.

Per renderci meglio conto di quanto sia diffuso basta dire che è il grasso principale di:

  • quasi tutti i biscotti,
  • le merendine,
  • gli snack dolci e salati,
  • ed è presente persino nella quasi totalità del latte in polvere per neonati.

Già 10 anni fa Carlo Cannella, direttore dell’Inran – Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione – e Oliviero Sculati, tra i migliori nutrizionisti italiani, classificavano il palma un prodotto di qualità mediocre da evitare nella dieta di tutti i giorni.

Perché dire “NO” all’olio di palma

Moltissimi sono i motivi, al di là di quello salutistico, che hanno spinto migliaia di consumatori a schierarsi e attivarsi sia contro l’uso di questo ingrediente che contro la scarsa legislazione che ha permesso nel tempo di mascherarne la presenza di questo grasso attraverso la semplice dicitura “oli vegetali“.

Ecco un elenco di motivi per cui dire no al suo uso:

  • la produzione di palma è correlata alla rapina delle terre e alla deportazione di milioni di famiglie africane e asiatiche. Tutto questo comporta gravi violazioni dei diritti umani, l’eliminazione della sovranità alimentare e la riduzione della biodiversità
  • è causa di deforestazione. Il Wwf ha calcolato che ogni ora nel mondo vengono abbattute porzioni di foreste tropicali della grandezza di 300 campi da calcio. Prima causa di emissioni di CO2 nel Sud-Est asiatico.
  • a causa della domanda per la produzione di olio di palma, negli ultimi vent’ anni oltre il 90% dell’habitat degli orangotango, specie di primati caratteristica del sudest asiatico, è stato distrutto. Questo ha compromesso la crescita di semi della foresta pluviale indonesiana, che possono crescere soltanto attraverso l’intestino dell’animale.
  • l’abbattimento delle foreste pluviali ha anche comportato il cambiamento del clima e l’inquinamento dell’aria. Gli alberi abbattuti vengono bruciati e sprigionano quantità di fumo tali da rendere l’Indonesia il terzo paese per emissione di gas serra al mondo.

Per tutti questi motivi, il 20 novembre è partita una petizione contro il prodotto, promossa dalla rivista Il Fatto Alimentare. Lo scopo è quello di chiedere al Ministero della Salute di ostacolare l’utilizzo del prodotto e la vendita di alimenti che lo contengono. Nel frattempo alcune catene di supermercati hanno colto il lancio della petizione di dare precisazioni in merito.

Inoltre il Fatto Alimentare chiede al Ministero della salute e agli enti pubblici di disporre l’esclusione dalle pubbliche forniture di alimenti che contengano olio di palma. Questa clausola deve essere inserita in tutti i capitolati di appalto per l’approvvigionamento delle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, nonché dei distributori automatici collocati in scuole e pubblici edifici.

Care Unimamme, e voi sapevate che questo ingrediente è così tanto nocivo e purtroppo così diffuso negli alimenti  di maggiore consumo tra bambini e giovani?

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