papa francesco contro la pena di morte
Papa Francesco all’udienza generale (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Papa Francesco contro la pena di morte: è inammissibile. Riscritto il catechismo della Chiesa cattolica.

Svolta nel Catechismo della Chiesa Cattolica: è stata abolita definitivamente qualunque concessione alla pena di morte, che diventa così sempre inammissibile. Papa Francesco ha riformato il punto numero 2267 del Catechismo, stabilendo anche che la Chiesa cattolica “si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo“.

Papa Francesco contro la pena di morte: il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica

Il 2 agosto 2018 dalla Santa Sede è arrivata una importante notizia: l’abolizione definitiva della pena di morte dal Catechismo della Chiesa Cattolica. La Chiesa già rifiutava la pena di morte come strumento di perseguimento dei criminali, accettandola solo in determinati e rari casi, quando non fosse possibile difendere altrimenti la sicurezza delle persone.

Ora viene meno anche quest’ultimo baluardo e la pena di morte viene definitivamente cancellata dall’ordinamento della Chiesa. Un risultato a cui si è giunti dopo un lungo percorso, sul solco dell’operato dei precedenti pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La nuova norma è stata introdotta con un rescritto del cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede.

La pena di morte “è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, ha affermato Papa Francesco. Per questo motivo si è resa necessaria una riforma del Catechismo della Chiesa Cattolica, viste le eccezioni prima ammesse. Da ora in poi, invece, non saranno più possibili.

Il testo del nuovo paragrafo 2267 del Catechismo della Chiesa  Cattolica porta la data del 1° agosto ed è stato pubblicato il 2 agosto 2018, con la firma di Luis Ladaria.

Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune.

Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi.

Pertanto, la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che ‘la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona’, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo.”

Questa frase è stata pronunciata da Papa Francesco lo scorso 11 ottobre 2017, durante il Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Discorso pronunciato nell’aula del Sinodo in Vaticano, dove si svolse l’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione in occasione dei 25 anni dalla promulgazione del nuovo Catechismo, voluto da Giovanni Paolo II. In quell’occasione Papa Francesco annunciò chiaramente la sua intenzione di riformulare in questo punto il testo del Catechismo.

Ora la Sala Stampa vaticana ha diffuso un rescritto che spiega che il Papa, in un’udienza concessa lo scorso 11 maggio al prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Francisco Ladaria, ha approvato la “nuova redazione del paragrafo  2267 del Catechismo della Chiesa cattolica“.

Il rescritto sarà poi promulgato tramite pubblicazione su L’Osservatore Romano, entrando in vigore lo stesso giorno, e quindi pubblicato sugli Acta Apostolicae Sedis.

Nella versione originale del paragrafo 2267 del Catechismo, prevedeva: “l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani“. Quindi il ricorso alla pena di morte era concesso solo in casi eccezionali e per ipotesi limitate, come mezzo soprattutto per difendere le altre persone, privilegiando ove possibile altri mezzi di coercizione, che non fossero cruenti. “Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana. Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo ‘sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti‘”.

Per leggere il testo del nuovo paragrafo 2267.

Che ne pensate unimamme? Condividete questa scelta del Pontefice?