Ponte Morandi: dopo due mesi gli sfollati di Genova possono tornare a casa, ma solo per 2 ore e recuperare le loro cose più care.

I sensori applicati al ponte hanno permesso ciò che in tantissimi aspettavano: il rientro nelle case. A ogni famiglia 50 scatoloni per raccogliere più cose possibili.

Gli sfollati di Ponte Morandi rientrano in casa per recuperare oggetti e ricordi

Il piano prevede più giorni e più gruppi. Ieri 18 ottobre i turni sono stati due: uno la mattina e uno il pomeriggio e in totale ha riguardato 23 famiglie residenti in via Porro, nella zona rossa.

Tanta la commozione, ma i più felici sono i bambini, che hanno potuto recuperare i loro giochi, come ha raccontato una donna residente di via Porro a Repubblica

I vigili del fuoco, anche in questo caso, sono stati fondamentali: hanno aiutato le persone, che potevano entrare al massimo in 2, a recuperare le cose. In 2 ore hanno recuperato soprattutto ricordi.

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Nei prossimi giorni si continuerà anche nei palazzi più vicini al ponte.

Sicuramente non deve essere facile per queste persone, e a confermarlo anche gli esperti. Cristina Olmi, la psicologa del servizio Psicosociale della Croce Rossa che fornisce assistenza agli sfollati spiega che non avere la casa equivale a perdere punti di riferimenti importantissimi. Le reazioni però delle prime persone fanno ben sperare.

Il commissario per l’emergenza Giovanni Toti ha dichiarato che si può ritenere chiusa la fase dell’emergenza abitativa:”Con il recupero degli effetti personali possiamo ritenere chiusa totalmente la fase dell’emergenza abitativa. Ogni persona ha recuperato i propri oggetti, ogni casa della zona rossa, ovvero più di 250 appartamenti, verrà indennizzata nel decreto Genova  con una cifra circa 3 volte superiore al valore commerciale degli appartamenti stessi. Ogni sfollato ha oggi un contributo per vivere dove meglio ritiene o un uso gratuito di una casa della pubblica amministrazione“.

E voi unimamme, che ne pensate di questa bella notizia?