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Dopo la struggente immagine del padre siriano in lacrime, sulle coste dell’isola di Kos in Grecia, sale agli onori della cronaca il dramma che si sta consumando sulle frontiere macedoni.

In quest’altra foto l’urlo di dolore del padre che supplica i poliziotti di prendere almeno il figlioletto non lascia spazio a dubbi, su da cosa e da chi stanno scappando.

Gevgeljia è uno sconosciuto paesino della Macedonia, appena dentro il confine. Profughi siriani, iraniani, iracheni, pachistani, tentano di sfondare il cordone di filo spinato, steso in fretta e furia dalla polizia macedone, affrontano i proiettili assordanti, lanciati con  fucili lanciagranate dalle forze dell’ordine locali.

Una marea umana, impossibile da fermare perché montata dalla disperazione di uomini che cercano un’altra vita, diversa da quella imposta da guerre e terrorismo.

Il piccolo Stato macedone si trova ad essere protagonista di questo esodo, i bambini restano le vittime principali. 

I profughi sfondano anche da questa parte dell’Europa, non arrivano solo con i barconi. Varcano le frontiere della Serbia, cozzano sui muri e i reticolati eretti dall’Ungheria. Passano per Indomeni, piccolo centro della Grecia.

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Prima era la Turchia a fungere da cuscinetto, non fermavano nessuno e le mafie locali lucravano con la tratta dei profughi. Poi la situazione è saturata ed ora si sparge a macchia d’olio sul fronte del Sud-Est europeo.

Sono troppi i fuggitivi, per pensare di risolvere la questione erigendo muri. Alla fine, in Macedonia, hanno ceduto, e  si parla di oltre 8000 profughi che hanno varcato la frontiera.

L’Europa deve trovare risposte, pianificare interventi, per rispondere alle guerre in Siria, Iran e Iraq, oltre a quelle più datate in atto dentro l’Afghanistan e il Pakistan. Tragedie che si vanno a sommare alla fame patita in Bangladesh e alla guerra senza fine perpetrata in Somalia.

Esseri umani in fuga, che non si faranno bloccare da qualche bastonata e da qualche chilometro di filo spinato.

L’europarlamentare, e co-presidente dei Verdi Europei, Daniel Cohn-Bendit lo dice forte e chiaro: L’Europa non ha una politica univoca. La Commissione elabora proposte e soluzioni, ma i ministri dell’Interno le ignorano e ignorano la gravità della situazione. La chiusura delle frontiere  macedoni è solo l’ultimo caso. La crisi degli sbarchi è continua e con sempre maggiore intensità. Ma attorno c’è solo  immobilismo. Manca un’attitudine collettiva a risolvere il problema migranti. Perché nessuno vuole accoglierli

Anche Cohn-Bendit propone un duro lavoro per migliorare le condizioni di vita nei Paesi da dove la popolazione fugge.

Certo, a parole tutto si può fare. Ma come cittadini europei dovremmo cominciare a pretendere che i nostri governanti comincino a muoversi in questa direzione, altrimenti si fomenterà soltanto la guerra da sempre in atto dentro la vecchia Europa, quella tra poveri.

E voi, cari Unigenitori, che soluzioni ritenete più fattibili?

 

(Fonte: Ilfattoquotidiano)