pietra d'inciampo
fonte: Avvenire

Un’iniziativa per ricordare il ragazzino del Mali morto nel mare con la pagella addosso.

Iniziativa per ricordare i profughi morti in mare

Nelle scuole superiori di Vercelli sono state poste pietre d’inciampo per ricordare un ragazzo perito nel terribile naufragio nel Mediterraneo il 18 aprile del 2015.

Nel canale di Sicilia morirono oltre mille persone, tra di loro, anche un ragazzino che aveva cucita negli abiti che indossava, una pagella.

Nessuno conosce il suo nome, ma Cristina Cattaneo, medico legale ha raccolto le sue spoglie e ha raccontato la sua storia in un libro: Naufraghi senza volto.

A lei si deve la rivelazione che ha commosso molti: il particolare della pagella, scritta in arabo e in francese.

Forse il ragazzo pensava di poter continuare gli studi.

La cerimonia di posa della pietra d’inciampo si è svolta il 12 marzo scorso, in occasione della Giornata dei Giusti dell’Umanità.

Tutte le scuole superiori avevano accolto la proposta dell’Istituto comprensivo B.  Lanino.

“Quest’anno siamo felici di aver avuto la collaborazione di tutte le scuole della città, che hanno accolto la nostra proposta di posizionare una pietra d’inciampo dedicata al giovane del Mali morto annegato portando la pagella cucita negli abiti. È un messaggio importante che testimonia l’apertura al dialogo e all’accoglienza della comunità scolastica di Vercelli».

Sempre sulla pagina dell’istituto B. Lanino si legge: “È un messaggio importante che testimonia l’apertura al dialogo e all’accoglienza della comunità scolastica di Vercelli”.

Nel gennaio del 2019 in un liceo della provincia di Salerno era stato compiuto un gesto simile.  La preside di un liceo scientifico e i suoi alunni “alla fine di una loro rappresentazione dedicata a esplorare e a mettere in scena l’angoscia dei sopravvissuti, hanno voluto incastonare, nel pavimento della scuola, una targa che ricorda lo sconosciuto ragazzo del Mali annegato con la sua pagella“.

La donna aveva detto a Internazionale: “quel segno, ben visibile nel pavimento all’ingresso dell’istituto che dirige, è solo uno dei punti di arrivo di un progetto didattico dedicato ai migranti, frutto di una ricerca che nella scuola dura dal 2015 e ha coinvolto i ragazzi del biennio“.

Unimamme, cosa ne pensate di quanto raccontato su Avvenire?

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