Due studenti di un liceo si suicidano. I casi non sono legati, ma la Preside è preoccupata e scrive una lettera aperta ai genitori e studenti.

Studenti suicidano
Due studenti di un liceo si suicidano: l’appello della Preside – Universomamma.it

In soli 15 giorni, in un noto liceo della Brianza, sono avvenuti due casi di suicidio tra gli studenti che frequentano l’istituto. Per i docenti, il personale scolastico, gli studenti ed i loro genitori sono momenti di dolore e di interrogativi. La Preside dell’istituto ha organizzato una serata per discutere di quanto accaduto ed ha espresso tutto il suo dolore in una lettera aperta, indirizzata ai genitori e agli studenti.

Due studenti di un liceo si suicidano in pochi giorni: “Siamo tutti un’unica comunità sofferente”

Il Liceo Paolo Frisi di Monza, uno dei licei che è sempre in vetta nella classifica degli istituti italiani migliori, si trova ad affrontare un momento difficile. In soli 15 giorni sono stati due i ragazzi che hanno deciso di suicidarsi. Tragedie che ha spinto l’istituto a cercare aiuto e risposte dal mondo universitario e ospedaliero. Come riportato da il Corriere, il primo triste episodio è avvenuto il 24 gennaio quando uno studente di 19 anni che frequenta l’ultimo anno decide di lanciarsi dalla finestra di casa. Dopo pochi giorni, un suo compagno di scuola si è lanciato sotto un treno regionale. La polizia di Monza, vista la coincidenza, ha voluto approfondire, ma dalla Questura fanno sapere che si tratta di una drammatica coincidenza, escludendo legami fra i due e altri possibili scenari.

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A questo punto la dirigente scolastica dell’Istituto, Lucia Castellana, ha organizzato una riunione nella quale ha affrontato la questione delle due tragedie: “Bisogna agire come comunità“. All’incontro ha partecipato anche la psicologa Raffaella Rigamonti, che già da anni collabora con il Frisi per sostenere i ragazzi che affrontano una delle età più  problematiche: l’adolescenza.
In seguito all’incontro, la Preside ha inviato una lettera a genitori e studenti per descrivere quello che è successo all’interno della scuola: “Gli eventi che in pochi giorni si sono abbattuti su di noi sono più grandi di ogni nostro possibile sforzo di comprensione. Il grande dolore che noi tutti stiamo vivendo annulla tutte le differenze. Non ci sono più studenti, docenti, dirigente, segretari, collaboratori scolastici e genitori. Siamo tutti un’unica comunità sofferente e siamo tutti uguali. Siamo cuori insieme ad altri cuori, siamo mani che stringono altre mani, siamo abbracci che si stringono intorno ad altri abbracci, siamo esseri umani e per questo fragili, senza risposte di fronte al grande mistero della vita. Ci siamo fermati per riflettere e ci siamo riscoperti più coesi che mai. La nostra unione è l’unico nostro punto di forza in questo momento e dentro di essa accogliamo il dolore della famiglia, con immenso affetto“.

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Le lezioni e le interrogazioni per il momento sono state sospese. La scuola collaborerà con l’Ospedale San Gerardo e la Clinica di Neuropsichiatria Infantile dell’università Bicocca guidata da Renata Nancinovich che saranno a disposizione per chiunque abbia bisogno di auto. Il primario dell’ospedale, ha ribadito l’importanza di cogliere i campanelli d’allarme: “Abbiamo quasi 300 ricoveri all’anno e seguiamo in ambulatorio circa duecento adolescenti. La notizia si è diffusa rapidamente anche tra i ragazzi che già sono in cura da noi e ha creato grande turbamento. Non c’è dolore più grande del suicidio di un figlio, ma spesso è un gesto impulsivo, non prevedibile. Quello che un genitore può fare è cogliere i campanelli d’allarme, rivolgersi ad uno specialista davanti ad atteggiamenti di particolare chiusura o depressione. I nostri giovani sono sempre connessi, ma spesso non sono in comunicazione affettiva ed emotiva con gli altri”.
La Preside ancora profondamente rammaricata si pone degli interrogativi: “Dobbiamo rimettere in discussione la nostra capacità di comunicare con i giovani non è possibile che un ragazzo segua le lezioni, vada a casa, si chiuda in camera a studiare, senza parlare”. Anche l’associazione genitori del liceo si sta attivando per organizzare incontri con un team di psicologi. La presidente dell’associazione genitori, e madre di un ragazzo dell’ultimo anno, Donatella Paciello, ha comunicato: “Forse noi stessi carichiamo di troppa ansia e troppe aspettative i nostri figli e dobbiamo imparare a porci verso di loro in modo diverso”.

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La scuola collaborerà con il Il professor Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia all’Università Bicocca, il quale ha ribadito il ruolo dei genitori e degli insegnanti: “Smetterla di giudicare i ragazzi secondo criteri di produttività e competizione e iniziare a comunicare loro che nessuno può permettersi di dare giudizi sulla loro persona; altro è valutare una performance, dando restituzioni di realtà anche sugli errori, altro è svalutare la persona. Occorre poi affinare la capacità di ascolto, non solo quella verbale, ma anche quella del corpo, analizzando gli atteggiamenti”. Poi un’ulteriore consiglio: “Avere il coraggio di parlare con i ragazzi del Grande Rimosso: la morte. Se nascondiamo la morte, se ce ne vergogniamo, se non ne parliamo mai, ne facciamo un mito che diventa a volte anche desiderabile, e proprio gli adolescenti che stanno affrontando una nuova nascita sociale, hanno bisogno fisiologico di una morte simbolica e culturale che li metta al riparo dalla morte reale, almeno da quella scelta“.

Voi unimamme eravate a conoscenza di questi due tristi episodi? Seguite o seguirete il consiglio del professore?

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