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Un sopravvissuto agli stupri da parte del patrigno durante l’infanzia si racconta (FOTO)

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abuso sessuale infantile

Un uomo, Michael Broussard, sopravvissuto ad anni di stupri da parte del patrigno, quando era bambino, ha deciso di parlare della sua esperienza.

abuso sessuale infantile: una testimonianza

Michael Brussard, attore e scrittore teatrale, ha deciso di condividere una testimonianza forte sulle violenze sessuali subite da bambino, per mano del patrigno e sulle conseguenze che queste hanno avuto per tutto il corso della sua vita.

“Sono un sopravvissuto all’abuso sessuale infantile. Nello specifico e in modo brutale, sono stato violentato dal mio patrigno diverse volte la settimana da quando avevo 7 anni a quando ne ho avuti 11. Uso la parola stupro in modo deliberato. Abuso sessuale infantile è un termine troppo ampio e indefinito.

Chiedete a qualcuno: “cosa dovremmo fare a proposito dell’abuso sessuale infantile?”è molto meno efficace di chiedergli: “che cosa dovremmo fare riguardo a tutti quei bambini che vengono violentati?”.

La mia famiglia mi ha raccontato che prima che gli abusi cominciassero ero un bambino felice ed estroverso. Mi piaceva giocare. Adoravo cantare e ballare le mie canzoni preferite come Rubber Ducky di Sesame Street.

Non mi ricordo. Non ho nessuna connessione con lui ora. Lui non è me. Non ricordo di essermi mai sentito così libero.

Mi ricordo ancora il giorno in cui è iniziato tutto, come se fosse ieri. Harold mi ha portato nella stanza da letto dei miei genitori in High Street a Clinton in Massachussetts, mi ha fatto sedere sul bordo del letto, si è tirato giù la zip dei pantaloni e ha iniziato a masturbarsi davanti a me. Mi ha afferrato una mano e mi ha obbligato a toccarlo.

Quando ha eiaculato qualche minuti dopo mi ha detto: “questa è la roba che crea i bambini”.

Questo è il modo in cui ho imparato cos’era il sesso. La prima volta che ho fatto sesso qualche settimana dopo, ho pensato si trattasse di una punizione”.

Il patrigno di Michael faceva le pulizie nella scuola frequentata da lui e spesso portava il bambino con sé durante i fine settimana.

“Anche prima che cominciasse a violentarmi quei fine settimana erano traumatici per me. Trascorreva la maggior parte del tempo a dirmi che ero stupido e inutile, mi urlava contro ogni volta che facevo il minimo errore.

La prima volta che mi ha violentato le cose sono iniziate come al solito con lui che mi sgridava per aver fatto un altro errore, ma poco dopo mi mise con la forza sulla scrivania nel suo minuscolo ufficio nel seminterrato.

Lì mi ha tolto le scarpe, le calze, i pantaloni e le mutande e ha iniziato a spingersi dentro di me.

Posso ancora sentirmi addosso le sue mani luride, posso ancora sentire il suo odore di Old Spice. Posso ancora sentire l’agonia nel mio corpo.

Di sicuro quella non è la prima volta che ho fatto sesso. Non ho fatto sesso, sono stato violentato. Questa è la differenza, il problema è che avevo solo 7 anni e che non lo sapevo.

“Adescamento” è un termine usato spesso quando si parla di abusi sessuali infantili. Sono stato adescato o punito dal mio patrigno e forzato ad essere condiscendente e tenere la bocca chiusa.

Mi ha terrorizzato e ridotto al silenzio. Mi ha convinto che se avessi detto qualcosa, le persone avrebbero pensato che c’era qualcosa di orribile in me e mi avrebbero cacciato per sempre.

Quindi ho tenuto la mia bocca chiusa e non guardavo nessuno negli occhi per timore che avrebbero visto la malattia dentro di me e mi avrebbero fatto rinchiudere.

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ho tenuto giù la testa e la bocca chiusa mentre venivo violentato ripetutamente, sia a scuola che a casa. Mia mamma aveva un turno serale in un’azienza di rilegatura di libri, quindi Harold era da solo con me e i miei 4 fratelli per la maggior parte delle sere.

Poteva portarmi nella stanza da letto e fare quello che voleva con me. Poteva portarmi in bagno e farmi ciò che voleva.”

Anche a scuola Michael era il bersaglio di tutti i bulli che lo prendevano in giro per la sua timidezza e arrivavano anche a picchiarlo. Lui però non ha mai detto niente.

“Eppure c’è un limite anche al dolore e ai traumi che ciascuno può sopportare prima di spezzarsi e gridarlo, in qualunque modo si riesca.

Per me è stato è stata una riga scarabocchiata su un piccolo pezzo di carta: “papà mi costringe a fare con lui le cose che fate a letto”.- L’ho fatto scivolare sotto la stanza da letto di mia mamma mentre riposava”.

Quando la madre l’ha letto gli ha chiesto se fosse vero e lui ha annuito, le violenze andavano avanti da un anno.

Quando il patrigno è tornato la mamma l’ha chiuso fuori di casa ordinandogli di non avvicinarsi più ai suoi figli.

Michael pensava di essersi finalmente sbarazzato del suo violentatore, ma purtroppo non era così.

“Inspiegabilmente continuò a lasciarmi con lui per visite occasionali ai bambini, rendendogli possibile continuare a violentarmi per altri tre anni.

Il dolore e il trauma diventarono così grandi che iniziai a dissociarmi. Lasciavo il mio corpo durante gli abusi e andavo da qualche altra parte con la mia mente, perché non potevo sopravvivere a quell’esperienza in nessun altro modo.”

Quando aveva 11 anni il patrigno sparì dalla sua vita, anche se non ricorda come.

Quando nel 2010 la madre è molta per un linfoma una zia gli ha raccontato che anche la donna era stata abusata sessualmente da piccola.

“Ero al capezzale di mia mamma, poco prima che morisse e all’improvviso, così dal nulla, ha detto: “mi dispiace”. Erano anni che aspettavo che mia madre mi dicesse che le dispiaceva di avermi riconsegnato al mio stupratore, ma in quel momento sembrava in delirio, persa, quindi non so se si rendesse conto di ciò che diceva.

A ogni modo era qualcosa. Ho accettato le sue scuse e ho replicato: “non hai niente di cui scusarti mamma, ti voglio bene e hai fatto il meglio che potevi fare.”

Quando l’abuso è finito a 11 anni, ero distrutto sul piano fisico ed emotivo, tormentato da incubi e flashback e attacchi di panico. Ho iniziato a bere, cominciando con la birra, il gin, il rum e la tequila, qualsiasi cosa per attutire il costante ripetersi dell’abuso nella mia testa e attraverso il mio corpo. A 13 anni ero già un alcolizzato. Poi mi sono dato alle pillole. I miei preferiti erano i sedativi perché mi aiutavano a raggiungere la pace della perdita di coscienza.”

A 16 anni si è ritrovato in mezzo a una strada, in pieno inverno, semicongelato. Un team di poliziotti l’aveva trovato e portato in centrale. Guardando allo specchio e vedendo come si era ridotto la paura di poter morire prese il sopravvento e da allora decise di non toccare più pillole e alcol.

Senza più le pillole e l’alcol a stordirlo i ricordi dell’abuso tornarono però a tormentarlo, inducendogli la depressione. Nonostante la terapia, a 20 e 30 anni i suoi problemi rimanevano molto gravi.

“Oltre alla gestione del mio trauma e anche a causa di quello le mie relazioni erano un incubo. Continuavo a tenere la testa giù e la bocca chiusa, terrorizzato di condividere la verità con la partner per paura che mi avrebbe lasciato. Chi ha bisogno di sobbarcarsi tutto questo? Trovavo ingiusto scaricare i miei tormenti su un’altra persona”.

Finalmente ha poi trovato una persona pronta a sostenerlo completamente e così anche grazie al suo aiuto è tornato in terapia.

Gli hanno diagnosticato un disturbo da stress post traumatico e un disordine bipolare, ma insieme a tutto ciò Michael ha imparato ad attuare delle strategie per affrontare ansia, attacchi di panico, depressione.

Nel frattempo ha iniziato ad esibirsi in alcuni show teatrali, scrivendo e interpretando i suoi pezzi. Nel 2014 ha dato avvio allo spettacolo: “Ask a sex abuse survivor”, un modo che gli desse modo di elaborare la sua storia tramite le domande del pubblico.

Nel corso dello spettacolo Michael ha raccolto domande interessanti e commenti solidali, oltre alle esperienze di altri sopravvissuti.

“E, cosa altrettanto miracolosa per me, a un certo punto dello show mi sono concesso il permesso di ballare. Finalmente, come il bimbo felice di 6 anni che ho perso tanto tempo fa e che potrei non incontrare mai, ho danzato.

Gli effetti dell’abuso non sono magicamente svaniti, non lo faranno mai. Ho ancora dei brutti giorni. Ho ancora attacchi di panico e flashback. Ho ancora epidosi depressivi. Mi sveglio nel letto al mattino e devo decidere se uscire o sprofondare sotto. Ma ora ho più giorni buoni che cattivi. L’abuso non governa più la mia vita.

Ho imparato che anche se Harold mi ha preso tanto e ha alterato il corso della mia vita, ora ho l’occasione e la scelta di vivere per me stesso, per mia moglie e per quelli che amo. Non posso cambiare quello che è successo, non posso riavere indietro quel tempo, ma posso continuare ad andare avanti, posso prendere quello che mi è successo e cosa ho imparato e usarlo per aiutare le altre persone che magari stanno attraversando la stessa situazione. Questa è la pace per me”.

Unimamme, cosa ne pensate di questa commovente testimonianza sugli effetti degli abusi sessuali durante l’infanzia riportata sull’Huffington Post?

Noi vi lasciamo con un approfondimento sul Vaso di Pandora, un’associazione che aiuta donne e bambini sopravvissuti a violenze di questo tipo.