bambini di Taranto
fonte: Repubblica

Marzia Rebuzzi è una bambina tarantina morta di cancro a causa dell’inquinamento.

Marzia Rebuzzi è una piccola tarantina, di soli 5 anni, che purtroppo è morta a causa di un tumore.

Un’altra bambina morta a Taranto

Solo qualche anno fa Alessandro Rebuzzi, suo cugino, era morto per fibrosi cistica, di cui l’inquinamento era stato una delle cause.

“É volata in cielo un’ altra bimba tarantina, aveva cinque anni!!! Marzia Rebuzzi era ricoverata al Bambin Gesù di Roma ed era la nipotina di Aurelio. 
Oggi la città dovrebbe essere coperta da un velo nero, non quello dei fumi che ci stanno ammazzando, un velo nero per un lutto inaccettabile.

Un velo, nero come l’ anima colpevole di chi aveva il potere di fermare questa mattanza e non l’ ha fatto, quelli dei decreti, quelli del “delitto perfetto”che hanno continuato a perpetuare sulla nostra comunità, tutti quelli che non conoscono la vergogna. Non riuscirete a guardare negli occhi i vostri figli!

Scusate i toni, ma questa notizia ci ha sconvolto..ad Aurelio d Loredana, come al papà e alla mamma di questo nuovo angelo, le nostre sentire condoglianze.”

La piccola era ricoverata al Bambin Gesù di Roma e purtroppo non ce l’ha fatta.

La procura di Taranto ha quindi convocato un tavolo su questa questione. Il procuratore Carlo Maria Capristo  ha interpellato l’amministratore delegato di ArcelorMittal,i commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria, il custode giudiziario Barbara Valenzano, il commissario per le bonifiche Vera Corbelli e gli organi tecnici di controllo Ispra, Arpa e Asl.

“D’ora in poi c’è un nuovo metodo di lavoro, ci saranno incontri periodici in Procura. Ognuno rappresenterà i lavori che vengono eseguiti e vengono programmati sotto la supervisione del nostro ufficio. Soprattutto in ragione delle ultime notizie apparse su alcuni quotidiani, piuttosto sconcertanti, ho sentito insieme ai magistrati del gruppo Ambiente l’obbligo morale di chiamare un po’ tutti a rendere conto di quanto sta accadendo” ha chiarito Capristo.

Sempre lui desidera rassicurare i suoi concittadini: “è nato, lo ripeto, un nuovo metodo di lavoro dove lo Stato c’è e oggi era presente in tutte le sue componenti essenziali di verifica e di validazione dei dati. I controlli sono in corso d’opera, e saranno verificati anche da noi”.

In una nota l’azienda ha spiegato che la produzione non è aumentata, che i valori sono sotto controllo, così come le emissioni.

Sui social però ci sono state alcune perplessità, secondo alcuni infatti l’opera di Capristo è piuttosto anomala, perché dovrebbe essere la procura a reprimere i reati.

Unimamme, cosa ne pensate di quanto espresso su Il Fatto Quotidiano?

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