A Rudolf Steiner e a Maria Montessori, ai cui metodi abbiamo dedicato precedenti post, si deve un grande merito per quanto riguarda l’enorme cambiamento che hanno apportato alla pedagogia e all’approccio educativo con i bambini e i ragazzi.
Grazie al loro intervento si è passati infatti da una concezione del bambino come di un interlocutore sostanzialmente “vuoto”, da riempire di nozioni e da educare, da controllare e da “inquadrare”, ad un individuo che contiene già in sé le potenzialità,che lo renderanno un adulto autonomo e in grado di seguire il proprio sentire, un individuo che la scuola deve soprattutto aiutare a trovare il suo talento specifico, per renderlo sempre più autonomo ed integrato nel tessuto sociale delle relazioni, il più possibile rispettose di sé e dell’altro.
Non poco in effetti, soprattutto perché molto spesso i bambini presentano delle difficoltà nell’apprendimento, o nelle relazioni, proprio a causa dell’approccio usato, che non dà abbastanza fiducia alle loro capacità e punta ad ottenere soltanto dei risultati utilizzando la competizione o la frustrazione dei voti.
I due metodi succitati presentano punti di contatto, ma anche divergenze importanti.
Nel metodo Montessori:
Nel metodo Steineriano ( scuola Waldorf)
Queste le differenze più evidenti tra i due approcci educativi che, è interessante constatare, anche nel nostro paese, vengono scelte da un sempre maggior numero di famiglie per l’educazione dei propri figli.
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