ll parto in acqua è una scelta che privilegia una dimensione intima. Avviene in una vasca riscaldata e grazie all’aiuto di un’ostetrica.

Molte donne affermano di ricordare della loro esperienza di parto in acqua la grande rilassatezza, la tranquillità ma soprattutto la facilità con la quale tutto sia avvenuto.

Ma è pur sempre un parto! Per questo motivo è meglio arrivare preparate e consapevoli su cosa accade esattamente, come bisogna comportarsi, quale sarà la situazione al vostro arrivo e di come sarete guidate durante il travaglio.

Di solito chi sceglie di partorire in acqua vuole un parto poco medicalizzato e più naturale. L’esperienza che si vive con questo tipo di parto è molto più intima e rilassante: durante l’immersione in acqua si crea un ambiente particolare che accompagna la donna nel suo percorso del parto e crea un contatto tra l’ambiente in cui vive il bambino e quello esterno.

Alcune domande che potrebbero sorgervi sono:

  • in cosa consiste partorire in acqua
  • quali sono le posizioni consigliate
  • che tipo di respirazione è indicata
  • quale sarà l’impatto in acqua
  • come avviene la fase espulsiva in vasca
  • cosa avviene al bambino durante il parto in acqua

Cercheremo insieme di dare risposta a tutti i vostri dubbi e perplessità, per aiutarvi a compiere una scelta consapevole.

Parto in acqua: come avviene

Il parto in acqua è un tipo di parto naturale che avviene, appunto, immerse in acqua, se ci sono le condizioni ottimali per mamma e bimbo.

Sarete sollevate di sapere che anche per questo tipo di parto che viene definito “dolce” ci sono degli appositi “corsi pre-parto“ di preparazione.  Nella maggior parte dei casi, le stesse strutture ospedaliere che praticano il parto in acqua forniscono assistenza e corsi pre-parto specifici, a volte gratuitamente, a volte a pagamento. E’ necessario, quindi, che consultiate l’ospedale presso cui avete fatto richiesta di partorire in vasca. Tali corsi sono tenuti da ostetriche formate, che guidano le donne verso una maggiore consapevolezza di cosa avverrà in vasca.

In linea generale, il parto in acqua può essere di due tipi:

  • il travaglio avviene in acqua e il parto fuori
  • il travaglio avviene fuori e la fase finale del parto avviene in acqua

Il percorso in acqua inizia comunque a travaglio attivo, ovvero dai 3 ai 5 cm di dilatazione.

La vasca che accoglie la partoriente, e in alcuni casi anche il marito o l’ostetrica, deve essere abbastanza grande da consentirle di muoversi liberamente, di cambiare posizione se vuole. La temperatura della vasca deve rimanere intorno ai 37,5 gradi centigradi. Inoltre un dispositivo dovrà garantire il costante ricambio dell’acqua perché di sicuro si sporcherà durante il parto con i liquidi ed eventuali urine e feci della madre.

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Parto in acqua: perché sceglierlo

Perché partorire in acqua? L’acqua favorisce uno stato di rilassamento che permette la produzione di endorfine, quegli ormoni che hanno un effetto analgesico, mentre diminuiscono le catecolamine, che intervengono nei casi di tensione e stress. Sicuramente, quindi, partorire in acqua è meno doloroso.
Grazie alle vasche che contengono più di 600 litri di acqua, le donne riescono a immergersi maggiormente e a muoversi meglio attraverso la spinta idrostatica. Questo permette di cambiare posizione con più agilità – in modo da avere un parto più attivo – e il ruolo del partner è fondamentale perché rimane vicino alla donna (può anche entrare nella piscina) assieme all’ostetrica.

Inoltre, la testa del bambino scenderà più facilmente grazie all’assenza di gravità.

Le contrazioni si sentono con minore intensità: la temperatura di 37 gradi e il massaggio che viene esercitato dall’acqua permettono di sentire meno il dolore. Questo consente alla mamma di risparmiare energie e di arrivare alla fase finale del parto con più forza per le spinte.

Il parto in acqua permette inoltre di ridurre il periodo di dilatazione e anche la fase espulsiva dura meno, visto che i tessuti del canale del parto si stendono più facilmente. Inoltre, l’acqua rilassa il pavimento pelvico e i tessuti molli. Infatti, non è quasi mai necessario il ricorso all’episiotomia dopo il parto in acqua.

Soprattutto se si è al primo parto, è meglio immergersi quando il travaglio è ben avviato, ovvero quando c’è una dilatazione tra i 3 e i 5 cm. Se ci si immerge troppo presto infatti, le contrazioni possono bloccarsi, mentre se lo si fa troppo tardi, non c’è alcun beneficio. In media il parto avviene circa 2 ore e mezza dopo.

Molte mamme poi hanno paura che il bambino possa non respirare o che inghiottisca dell’acqua, ma è bene tranquillizzarle: il riflesso della respirazione non c’è finché il piccolo non esce dall’acqua, perché dopo la nascita è come se passasse da una continuità di ambiente ad un altro, cioè dal liquido amniotico all’acqua. Anzi, in questo senso il passaggio del bambino dal grembo materno alla vita esterna sarà molto meno traumatico.

E’ stato dimostrato, infatti, che la rilassatezza della mamma e dell’ambiente provocano benefici al bambino. Riceve più ossigeno dalla mamma e l’ambiente più accogliente e rilassante per mamma e bimbo favorisce il loro legame subito dopo il parto.

Inoltre, il bambino appena nato gode del “riflesso di immersione“: ovvero finché è immerso in un liquido, quello amniotico o l’acqua della vasca, resta in apnea. Solo una volta estratto dall’acqua, dopo pochi secondi, inizierà a respirare autonomamente.

Parto in acqua, cosa indossare

Se si sceglie di partorire in acqua, in realtà, non c’è poi molto da ricordare

  • si può indossare solo la parte di sopra di un costume a due pezzi (meglio evitare il costume intero perché la parte sotto deve essere completamente libera)
  • oppure un vecchio reggiseno
  • si può anche mettere una maglietta senza reggiseno in modo che il bambino avrà subito il contatto pelle a pelle una volta nato.

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Le controindicazioni del parto in acqua

Se la gestazione è andata bene e il travaglio è iniziato regolarmente, non ci sono controindicazioni per il parto in acqua. Se però il bambino si presenta in posizione podalica non è consigliato il parto in acqua, anche perché probabilmente ci sarà bisogno di un parto cesareo. Anche se si aspettano dei gemelli o in casi di parto pre-termine è sconsigliato questo tipo di parto. Non ci sono controindicazioni, invece, nel caso di VBAC, ovvero di un parto naturale dopo un parto cesareo.

Se dovessero sopraggiungere motivi per cui la donna o il medico ritengano necessario interrompere il parto in acqua, sarà possibile in qualsiasi momento. Durante il travaglio in acqua, comunque, verrà effettuato un tracciato cardiotocografico, che monitora il cuore del bambino. Se dovessero esserci delle anomalie, si potrebbe ritenere opportuno uscire dall’acqua. Se la donna ritiene di volere l’epidurale, può uscire quando vuole.

Ci sono delle situazioni però in cui il parto in acqua non è consigliato. Ad esempio

  • se il bambino è podalico
  • nei casi di gravidanza a rischio o gemellare
  • nel caso in cui ci sia un sanguinamento vaginale eccessivo
  • nel caso in cui il travaglio si allunghi troppo
  • nel caso in cui sia stato indotto il parto o nei casi di parto prematuro
  • nei casi di complicazioni o malattie della madre come diabete, eclampsia, placenta previa, malattie infettive
  • nel caso in cui non si riesca a rintracciare il battito cardiaco del feto

Ci sono, poi, alcuni rari rischi per il feto, che è bene considerare

  • possibilità di contrarre infezioni come la Legionella se la vasca non è stata pulita e riempita secondo gli standard di pulizia richiesti
  • possibilità di danni al cordone ombelicale
  • distress
  • asfissia e convulsioni nei neonati compromessi o più deboli

Per avere un quadro più esaustivo dei benefici e dei rischi del parto in acqua, potete consultare questo articolo pubblicato sulla rivista scientifica americana The American College of Obstetrician and Gynecologicsts. 

In tutti gli altri casi di gravidanza fisiologica e senza problemi, si può tranquillamente scegliere questo tipo di parto, sia in casa che in ospedale, a condizione che sia sempre seguito da personale ostetrico competente e formato.

Il prezzo del parto in acqua

Se si vuole partorire in acqua a casa propria è possibile, ma bisogna informarsi per tempo sui costi e sulle attrezzature.
Per prima cosa bisogna noleggiare una piscina per il parto, il cui costo è di circa 400 euro; può anche averla già con sé l’ostetrica che è specializzata nel parto in acqua. L’affitto della piscina è bene comunque farlo per alcuni giorni prima e alcuni giorni dopo al parto, in modo da non farsi cogliere impreparati.

E’ invece obbligatorio noleggiare per motivi di igiene e sicurezza il telo coprivasca monouso, per intenderci quello che entra a contatto con la mamma durante il travaglio e il parto. I costi possono essere variabili, tra i 30 e i 220 euro.
A questo bisogna aggiungere il costo della prestazione dell’ostetrica, che può essere variabile. Ricordiamo, infatti, che il parto in acqua in casa presuppone sempre la presenza del personale ostetrico specializzato.

Se però l’ospedale in cui scegliete di partorire è attrezzato per questo tipo di parto, potete rivolgervi direttamente a loro per sapere i costi e il necessario da acquistare o noleggiare. Anche diverse cliniche private convenzionate danno l’opportunità di partorire in acqua.

E voi unimamme, sapevate già tutto sul parto in acqua? La struttura dove partorirete esegue questo tipo di parto?

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