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Parto in acqua

ll parto in acqua è una scelta che privilegia una dimensione intima, in cui far venire al mondo il proprio piccolo, in una vasca con dell’acqua riscaldata e con l’aiuto di un’ostetrica.

Molte donne affermano di ricordare della loro esperienza di parto in acqua la grande rilassatezza, la tranquillità ma soprattutto la facilità con la quale tutto sia avvenuto.

Bene, ma è sempre un parto! Per questo motivo è meglio arrivare preparate e consapevoli di cosa accade esattamente, di come comportarsi, di quale sarà la situazione al vostro arrivo e di come sarete guidate durante il travaglio.

E’ evidente infatti che la mamma debba capire, prima del giorno del parto:

  • in cosa consista partorire in acqua,
  • quali siano le posizioni consigliate,
  • che tipo di respirazione è indicata,
  • quale sia l’impatto in acqua e come avvenga la fase espulsiva in vasca.

Anche per un parto cosiddetto “dolce” ci sono degli appositi “corsi pre-parto“! Nella maggior parte dei casi, è necessario consultare l’ospedale presso cui avete fatto richiesta di partorire in vasca, perché le stesse strutture forniscono assistenza e corsi pre-parto in acqua, a volte gratuitamente, a volte a pagamento. Tali corsi sono tenuti da ostetriche preparate, che guidano le donne. verso una maggiore consapevolezza circa cosa avverrà in vasca.

Parto in acqua, come funziona

Perché partorire in acqua? Sicuramente perché si sente meno dolore, visto che l’acqua favorisce uno stato di rilassamento che permette la produzione di endorfine, quegli ormoni che hanno un effetto analgesico, mentre diminuiscono le catecolamine, che intervengono nei casi di tensione e stress.
Grazie alle vasche che contengono più di 600 litri di acqua, le donne riescono a immergersi maggiormente e a muoversi meglio attraverso la spinta idrostatica. Questo permette di cambiare posizione con più agilità – cosa che consente alla donna di avere un parto più attivo – e il ruolo del partner è fondamentale perché  rimane vicino alla donna (può anche entrare nella piscina) assieme all’ostetrica.
Le contrazioni si sentono con minore intensità: la temperatura di 37 gradi e il massaggio che viene esercitato dall’acqua permettono di sentire meno il dolore.
Il parto in acqua permette inoltre di ridurre il periodo di dilatazione e anche la fase espulsiva dura meno, visto che i tessuti del canale del parto si stendono più facilmente e infatti non è quasi mai necessario il ricorso all’episiotomia.
Soprattutto se si è al primo parto è meglio immergersi quando il travaglio è ben avviato, ovvero quando c’è una dilatazione tra i 3 e i 5 cm. Se ci si immerge troppo presto infatti, le contrazioni possono bloccarsi, mentre se lo si fa troppo tardi, non c’è alcun beneficio. In media il parto avviene circa 2 ore e mezza dopo.

Parto in acqua, cosa indossare

Se si sceglie di partorire in acqua, in realtà, non c’è poi molto da ricordare: si può indossare la parte sopra di un costume a due pezzi (meglio evitare il costume intero perché la parte sotto deve essere completamente libera) oppure un vecchio reggiseno. Si può anche mettere una maglietta senza reggiseno in modo che il bambino avrà subito il contatto pelle a pelle una volta nato.

Le controindicazioni del parto in acqua

Se la gestazione è andata bene e il travaglio è iniziato regolarmente, non ci sono controindicazioni per il parto in acqua, mentre non è il caso di scegliere questo tipo di parto se il bambino si presenta in posizione podalica, se si aspettano dei gemelli o nel caso di parto pre termine. Invece, anche se il parto precedente è stato un cesareo, non ci sono controindicazioni. Durante il travaglio in acqua, comunque, il cuore del bambino viene valutato con un tracciato cardiotocografico, che monitorizza il cuore del bambino. Se dovessero esserci delle anomalie, questo può essere un motivo per uscire dall’acqua oppure se la donna ritiene di volere l’epidurale può uscire quando vuole.
Molte mamme poi hanno paura che il bambino possa non respirare o che inghiottisca dell’acqua, ma è bene tranquillizzarle: il riflesso della respirazione non c’è fino a che il piccolo non esce dall’acqua, perché dopo la nascita è come se passasse da una continuità di ambiente ad un’altro, cioè dal liquido amniotico all’acqua.

Il prezzo del parto in acqua

Se si vuole partorire nella propria casa è una scelta possibile, anche se bisogna informarsi per tempo sui costi e sulle attrezzature.
Per prima cosa bisogna noleggiare una piscina per il parto, il cui costo è di circa 400 euro; può anche averla già con sé l’ostetrica che è specializzata nel parto in acqua, ma l’affitto della piscina è bene comunque farlo per alcuni giorni prima e alcuni giorni dopo al parto, in modo da non farsi cogliere impreparati.

E’ invece obbligatorio noleggiare per motivi di igiene e sicurezza il telo coprivasca monouso, per intenderci quello che entra a contatto con la mamma durante il travaglio e il parto. I costi possono essere variabili, tra i 30 e i 220 euro.
A questo bisogna aggiungere il costo della prestazione dell’ostetrica, che può essere variabile.