Parto cesareo

Parto cesareo: come avviene

Se si tratta di un intervento programmato, bisogna recarsi in ospedale per il prericovero – una data già stabilita con la struttura in cui si partorirà – dove si svolgeranno in regime di day hospital tutta una serie di esami come:

  •  esami del sangue,
  • elettrocardiogramma
  • visita anestesiologica
  • visita ostetrica con ecografia.

Durante il prericovero viene fissata la data dell’intervento, che in genere è circa 4 settimane dopo, alla 39esima settimana. Per prepararsi in genere non è richiesto nulla di particolare se non la depilazione del pube che si può fare anche da sole, mentre il clistere per svuotare l’intestino non è più obbligatorio.
Il giorno dell’intervento si deve arrivare in ospedale molto presto – di solito entro le 7 di mattina – e a digiuno dalla mezzanotte precedente. Dopo il ricovero, il bambino viene monitorato attraverso un tracciato e poi la mamma – indossato un camice operatorio e una cuffietta e inserito il catetere – viene portata in sala operatoria.
Alla donna viene inserito nel braccio un piccolo tubicino per la somministrazione dei farmaci ed eventuali liquidi; per quanto riguarda invece l’anestesia di solito il cesareo viene affrontato con un sedativo di tipo spinale o epidurale: si esegue un’iniezione nella schiena della mamma, per far sì che perda sensibilità dalla vita in giù, mentre l’anestesia totale avviene solo in caso di urgenze.
Mentre l’anestesista tiene sotto controllo tutti i parametri vitali della paziente – pressione, frequenza e funzionalità cardiache, livelli di ossigeno nel sangue – viene somministrato un antibiotico o prima dell’intervento vero e proprio o all’inizio per evitare rischio di malattie. Dopo il parto l’anestesista o il medico decideranno se proseguire la terapia antibiotica.
Come avviene concretamente l’operazione? Dopo aver disinfettato l’addome e aver verificato che l’anestesia abbia “preso” pizzicando la pancia della futura mamma con delle pinzette, si incomincia tracciando un‘incisione orizzontale, un paio di centimetri sopra il pube. Di solito l’incisione è di 9-10 cm, ma può arrivare anche fino a 15 (il taglio longitudinale, dall’ombelico al pube avviene invece in casi eccezionali, come per esempio se la donna ha già subito altri interventi che hanno interessato l’addome).
Dopo la pelle si incide la sottocute – ovvero lo strato di grasso addominale – e la fascia muscolare. I muscoli vengono solo separati, non tagliati; poi s’incide il peritoneo, che contiene gli organi addominali, e poi l’utero allontanando prima la vescica, che si trova attaccata all’utero.
Finalmente si arriva al bambino: il sacco amniotico si rompe e il medico afferra la testa o i piedi se il bambino è podalico. Il tutto avviene in un arco di tempo molto breve, circa 5-10 minuti.
Il chirurgo mostra il bimbo alla mamma – che così potrà vederlo per la prima volta – e lo passa poi all’ostetrica, che taglia il cordone ombelicale non prima di averlo spremuto per bene per fare arrivare quanto più sangue possibile al bambino.
Come in un parto naturale, anche nel cesareo deve avvenire il secondamento, ovvero l’espulsione della placenta, in modo spontaneo o attraverso l’aiuto medico.
Successivamente viene fatta una pulizia dell’utero con delle garze sterili e appositi strumenti per evitare che residui di sacco amniotico, di placenta, o coaguli possano creare complicazioni.
L’ultima fase riguarda la ricucitura dei vari tessuti incisi: per quelli interni viene usato filo riassorbile, mentre per ferita si possono usare delle graffette metalliche che vanno rimosse entro 4- 5 giorni dall’intervento o un filo che va tolto al momento delle dimissioni.

Parto cesareo programmato

In realtà i casi che devono essere considerati per il cesareo programmato sono molto pochi: per esempio quando il bambino è podalico – quindi si presenta di piedi – oppure quando la gravidanza è gemellare con bambini podalici o se ci sono dei precedenti parti cesarei.  Ricordatevi che bisogna comunque parlarne con il proprio ginecologo per avere maggiori informazioni possibili e per capire come partorire nel modo più sicuro e adatto alla futura mamma.

I rischi del parto cesareo per la mamma

Abbiamo già affrontato l’argomento “parto cesareo” come di una delle possibilità per far nascere il proprio bimbo. Il parto cesareo, è bene ricordarlo, è una pratica che èraccomandato utilizzare, qualora intervengano fattori di complicazione al momento del travaglio, che rendano pericoloso il parto per la mamma e per il bimbo.

Tuttavia la pratica del “taglio” comporta conseguenze anche per la partoriente. Vediamo nello specifico:

  • possibilità di complicazione nei parti successivi (è dimostrato che aumentano il rischio di anemia e quello di isterectomia, ossia di asportazione dell’utero;
  • possibile rischio di placenta previa (una patologia, per cui la placenta si viene a trovare “davanti”, ovvero nella fascia più bassa dell’utero e quindi troppo poco distante dalla cervice);
  • possibilità che si verifichino morti intrauterine nelle gravidanze successive (rischio di rottura dell’utero o di distacco intempestivo di placenta);
  • il post-operatorio può essere molto doloroso, comportando la somministrazione massiccia di antidolorifici;
  • prima dell’intervento viene applicato un catetere nella vescica, che verrà lasciato inserito anche nei giorni successivi al parto;
  • essendo una vera e propria operazione chirurgica, aumenta il rischio di infezioni;
  • aumenta il tempo necessario ad un recupero psico fisico della mamma, che può arrivare anche ad essere di più mesi (ad esempio, possono insorgere problemi di cicatrizzazione della ferita);
  • spesso le donne che effettuano un parto cesareo, possono manifestare problemi nella fase di attaccamento iniziale con il loro bimbo;
  • anche il rischio di mortalità materna, sebbene molto rara, aumenta rispetto al parto naturale.

E’ opportuno, inoltre, ricordare che il parto cesareo è, a tutti gli effetti, un intervento chirurgico con le effettive caratteristiche del caso quali l’anestesia (spinale o epidurale combinata), che prevede comunque un successivo smaltimento con i suoi relativi possibili fastidi. In alcuni casi può presentarsi anche la necessità di praticare l’anestesia totale (ad esempio, in casi particolari di urgenza per il feto o di malattie del sangue della mamma).

E’ molto importante, quindi, che coloro che vogliano valutare la possibilità di scegliere di partorire con il taglio cesareo, lo facciano con la piena consapevolezza dei rischi che questa procedura comporta.

I rischi del parto cesareo per il bambino

Per tutte coloro che stanno valutando questa possibilità, dopo aver affrontato i rischi per le mamme, è importante sapere quali siano le possibili conseguenze sul bambino nato con il parto cesareo:

  • maggiore possibilità di incorrere in problemi respiratori,  sia da piccoli che da adulti,
  • aumenta considerevolmente il rischio di infezioni, sia per la mamma che per il bambino,
  • secondo studi recenti c’è, per i bimbi che nascono col cesareo, un maggiore rischio di obesità,
  • maggiore incidenza delle allergie,
  • aumenta il rischio di mortalità,
  • una minore capacità della struttura muscolo-scheletrica di adattarsi alle pressioni fisiologiche successive, dovuta al fatto che il feto, non passando attraverso la vagina, subisce minori pressioni

Per questi motivi è importante che le mamme siano ben informate, prima di chiedere volontariamente che venga praticato il taglio cesareo, che, differentemente da quanto sia comune pensare, comporta non poche conseguenze, non solo sulle donne, ma anche sul nascituro.

Il cesareo dolce o metodo Stark

Il metodo Stark è una tecnica chirurgica messa a punto appunto dal medico da cui prende il nome. Conosciuto anche come “piccolo taglio cesareo” o anche “taglio cesareo dolce”, presenta dei vantaggi rispetto al taglio cesareo classico:

  • minor dolore della madre
  • minimo danno ai tessuti
  • rapido recupero post-operatorio
  • rapida ripresa dell’attività intestinale e dell’alimentazione
  • tempi operatori dimezzati, al massimo 25 minuti. 

Michael Stark è un medico chirurgo, ginecologo e ostetrico di origine israeliana. Tra il 1983 al 2000 dirige il Misgav Ladach Hospital di Gerusalemme e proprio qui ha sviluppato la sua tecnica innovativa – poi diffusa in tutto il mondo – che ha permesso di rendere il cesareo più semplice, rapido e anche sicuro per mamma e bambino.

L’idea è appunto quella di accorciare i tempi dell’operazione: in questo tipo di cesareo, infatti, il medico si posizione al lato destro della paziente in quanto è importante eseguire l’estrazione della testa del bambino con questa mano che è più sensibile.

Nel metodo Stark si esegue un’incisione laparotomica traversa differente da quella di Pfannenstiel, che è quella maggiormente conosciuta. La tecnica di Pfannenstiel (o classica) prevede un’incisione orizzontale 10 centimetri circa sopra il pube, incidendo gli strati addominali e il peritoneo viscerale che copre la vescica. Il neonato viene estratto spostando l’utero della madre: si tratta di un’operazione che dura circa 45 minuti e la ferita viene chiusa con dei punti metallici o con un filo. I punti – se non fossero riassorbili – vengono rimossi.