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Un ragazzo di 15 anni sfida le case farmaceutiche aiutando i malati di cancro

Published by
Michele

Quando si parla di giovani generazioni si immaginano orde di ragazzini svogliati, ipnotizzati davanti a uno schermo e con una vita dotata di ogni confort.

Si è diffuso infatti, insieme alla teoria dei bamboccioni, un atteggiamento di supponenza, nei confronti dei ragazzi, una scarsa fiducia, senza spesso capire che la loro unica colpa è di essere nati in un’epoca in cui tutto è più facile, rispetto a vent’anni fa, tranne emergere.

Sempre meno persone sono in grado di dare fiducia ad un giovane. E quasi nessuno considera che magari dietro al pc c’è una ricerca e dentro una testa, seppure immatura, può lavorare un cervello…di genio.

Questa  è un po’ la storia di Jack Andraka, un ragazzo di 16 anni, del Maryland, e che, come i suoi coetanei, ama lo sport e vedere i Simpson alla tv.

Nel 2012, all’età di 15 anni, Jack ha inventato un esame, non invasivo, in grado di diagnosticare precocemente il “male del secolo”, ossia il cancro e precisamente al pancreas. Un test che rispetto a quelli attualmente adoperati risulta essere:

  • 400 volte più sensibile,
  • 168 volte più veloce,
  • 26 mila volte meno costoso (negli Usa un test normale costa 800 dollari, contro i 3 cent del marker di Jack).

Tale invenzione gli è valsa il prestigioso premio di 75mila dollari dell’ “Intel International Science and Engineering Fair”, di Pittsburgh ed inoltre gli ha permesso di essere invitato come testimonial d’eccezione al “Faire Maker, la fiera degli “artigiani” del XXI secolo, che si è tenuta a Roma il week-end del 4-5-6 ottobre.

Proprio  a Roma Jack ha spiegato che a suo avviso ognuno ha le potenzialità per diventare maker: è necessario avere è interesse e curiosità, metterli insieme e vedere cosa succede!

A Jack è sicuramente successo qualcosa di bello e grande, ma altrettanto si può dire per coloro che beneficeranno del test, considerando che tra tutti il tumore al pancreas è uno dei più aggressivi proprio perchè, fino ad oggi, difficilmente diagnosticabile per tempo.

Ma cosa ha spinto Jack? Qual è stato lo stimolo per aver spinto un 15 anni a cercare una soluzione del genere?

Tutto è cominciato quando un amico della famiglia di Jack , un “quasi zio“, ha contratto un tumore al pancreas che gli è costato la vita. La morte dell’amico ha spinto Jack  ad iniziare a fare delle ricerche on line, a studiare il sangue dei malati,  fino a che è riuscito a mettere a punto un test consistente in una semplice striscia che a contatto con sangue o urine, è in grado di rilevare i valori della proteina mesotelina, indice di formazione di cellule maligne.

La striscia in realtà è un biosensore, basato su nanotubi di carbonio, costruito dopo aver analizzato le potenzialità diagnostiche di più di 8 mila proteine, presenti in un database scovato in rete nel quale erano presenti tutti i possibili marker di questa terribile patologia. La mesotelina è stata la quattromillesima proteina testata, ed è risultata la più promettente.

Scoperta fatta, c’era però da convincere scienza ed opinione pubblica. Jack ha contattato ben 200 docenti dell’Università Johns Hopkins, allegando alla sua idea un progetto, un bilancio e delle scadenze entro cui portare a termine la sperimentazione. Su tutti soltanto uno scienziato, Abirban Maitra, esperto di cancro pancreatico, ha creduto in lui e dopo solo sette mesi di sperimentazione il test si è rivelato efficace.

Circa le tempistiche, ci vorranno dai due ai cinque anni prima di poter vedere il test negli ospedali e nei laboratori.

Il sensore, tra l’altro, potrebbe funzionare anche per altre forme di cancro:

  • alle ovaie
  • al polmone,

anch’esse difficili da diagnosticare per tempo.

Oggi Jack, in team con altri 2 finalisti dell’“Intel International Science and Engineering Fair”, il team Generazione Z come si sono chiamati, è in corsa per l’X Price, premio che si concluderà nel 2015 avente un montepremi pari a 10milioni di dollari di montepremi, con un sensore in grado di diagnosticare fino a 15 malattie, ispirato al Tricorder di Star Trek.

Insomma, mica male no? Un ragazzo che inspira!

Michele

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