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Scuola

Insegnare ai bambini a rispettare le loro parti intime previene abusi sessuali

Published by
Francesca Nicoletti

Care unimamme, in altre occasioni, abbiamo trattato di casi di pedofilia e di abusi sui minori, oggi, invece, vogliamo parlare di educazione sessuale e, nello specifico, del metodo utilizzato da Kate Rohdenburg, nota educatrice americana, nell’approcciare i bimbi della scuola elementare ed1 il loro rapporto con le parti intime del corpo.

Educazione sessuale

Gli educatori che si occupano di prevenzione relativa agli abusi sessuali, vogliono che i bambini capiscano che le “parti intime” sono private, cioè che non vanno condivise con gli altri, ma vogliono anche che gli stessi imparino a parlarne con i termini giusti, ovvero quei termini che i linguisti definiscono “standard”, piuttosto che usare neologismi o eufemismi.

Una mattina , Kate Rohdenburg, che si occupa di prevenzione della violenza sessuale, si è seduta sul pavimento di una classe di prima elementare, tenendo in braccio due bambole di plastica, un maschio e una femmina, ciascuna con il proprio pannolino di stoffa in miniatura. Dopo mezz’ora di lezione aveva già trattato i concetti fondamentali per la prevenzione sugli abusi sessuali a danno dei minori:

  • il consenso
  • l’empatia
  • le regole comportamentali
  • la privacy.

La Rohdenburg ha poi chiesto ai 22 bambini di sei anni che la ascoltavano, mostrando loro le bambole: “Quali parti hanno in comune?”. Le risposte non hanno tardato ad arrivare:

  • faccia,
  • naso,
  • pancia,
  • bocca,
  • dita dei piedi.

Un bimbo ha addirittura urlato : “Tutti abbiamo un cuore!” E un altro “Entrambi hanno peni!”, suscitando una raffica di risate felici. “Credi?” chiese la Rohdenburg. “Tutti hanno un pene?”. Tutti i bimbi risero prendendo in giro il bimbo che aveva fatto quella affermazione.

Nell’ultimo anno, Kate Rohdenburg, che lavora in New England,ha detto di aver parlato di “pene” e “vagina” a più di 500 bambini in molte aule scolastiche delle scuole pubbliche e di aver usato questi termini con gli scolari, gli insegnanti ed i genitori per trattare la prevenzione sugli abusi sui minori nelle scuole, consigliando loro di usarli senza remora o vergogna.

Laura Palumbo, una specialista di prevenzione della National Sexual Violence Resource Center (NSVRC), un centro americano di informazione e supporto circa la violenza sessuale,  sostiene che insegnare ai bambini i termini anatomicamente corretti:

  • promuove un’immagine positiva del corpo,
  • stimola la fiducia in se stessi,
  • aiuta i bambini e gli adulti a parlarne senza paura, in caso di abuso, tenendo inoltre presente che la comunicazione tra genitori e figli scoraggia gli autori.

L’utilizzo di un linguaggio semplice e preciso, anche in parte “freddo”, per descrivere il corpo umano può aiutare i bambini a vivere una vita più sana. Educatori e genitori dovrebbero comunicare quindi con più precisione, non importa se il bambino è di sette o diciassette anni. I genitori sono gli insegnanti più importanti nella vita dei propri figli.

Da una ricerca effettuata risulta che 34% degli abusi effettuati sui minori avvengono nella sfera familiare, il 10% riguarda ambienti scolastici o centri sportivi. Usando i termini giusti, e parlando apertamente, diamo la possibilità ai nostri bambini di segnalare il loro disagio, che sia ai genitori, alle forze dell’ordine o agli specialisti dei servizi sociali.

Tornando in aula, insieme a Kate Rohdenburg e alle sue bambole, la specialista ha poi continuato la sua spiegazione dicendo: “I bambini hanno alcune parti del corpo che sono uguali e alcune che sono differenti.(…) Con il pannolino, è davvero difficile dire quali siano le parti diverse – a meno che non si voglia scoprire la parte privata del bambino”, e poi subito ha domandato:Perché l’ho chiamata parte privata?”. I bambini hanno risposto: “Perché lo è!”.

Infine, con i bambini vicino, ha posato le bambole sulla schiena e ha cominciato a cambiare loro i pannolini.

Pene!” gridarono i bambini, vedendo il bambino privo di pannolino. E per il secondo bambino dissero “Vagina!”, ridendo.

Insomma, la lezione ha sortito lo scopo!

E voi unimamme, che ne pensate?

Siete d’accordo con la Rohdenburg, ed in generale, con gli educatori che vogliono che i bambini capiscano già a 6 anni che le loro parti intime sono private e offlimits per gli altri? E su come le debbano chiamare?

Parliamone!

Vi lasciamo con 5 regole da insegnare ai bimbi per difendersi da abusi sessuali.

Francesca Nicoletti

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