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Salute e benessere bambini

Fotografare i propri figli può essere meglio di una visita dal pediatra

Published by
Valentina Colmi

Avete presente quel fastidioso effetto “occhi rossi” che viene nelle foto quando il flash si riflette nella pupilla? Ecco, al piccolo Nathan questo riflesso nell’occhio destro era bianco. La famiglia allora si è preoccupata – come riporta il sito del Corriere – e ha scoperto, proprio grazie alle diverse foto che sono state fatte al bambino che il neonato soffriva di  leucocoria.

Leucocoria: ecco cos’è

Questa malattia può colpire un solo occhio oppure tutti e due e il riflesso bianco ne è il sintomo; può essere provocata da:

  • una cataratta congenita dove il cristallino si opacizza,
  • un’iperplasia del corpo vitreo,
  • vari disturbi dello sviluppo oculare,
  • il distacco della retina
  • e, secondo alcuni ricercatori belgi, anche la sindrome di Down.

Purtroppo però può essere anche segnale del retinoblastoma, un tumore molto comune che colpisce la retina prima dei 5 anni con circa  7-8mila casi all’anno e 3-4mila decessi soprattutto nel Sud del mondo, a causa generalmente di metastasi extraoculari che raggiungono il cervello tramite il nervo ottico.

Il problema è spesso il ritardo della diagnosi: in media si considera che per capire che si tratti di retinoblastoma passa circa un anno dai primi sintomi. Nei Paesi industrializzati guarisce il 95% dei bambini, anche se la vista può risultare compromessa, mentre ad esempio in India quasi la metà dei bambini che ne sono colpiti non sopravvivono.

L’ Harvard Medical School di Boston ha pertanto dichiarato che la fotografia con flash può diventare  un ottimo strumento diagnostico; secondo il loro studio pubblicato su PLoS ONE, infatti, l’abitudine di fotografare i bambini può essere più efficace di una visita dal pediatra, perché:

  • i bambini vengono fotografati più spesso di quanto vadano dal pediatra
  • il  flash dura meno di 500 millisecondi e quindi la pupilla non fa in tempo a contrarsi impedendo la riflessione della luce causata alle cellule tumorali.

A tale scopo, dicono i ricercatori, è importante promuovere l’uso delle macchine digitali, le uniche in grado di individuare il retinoblastoma (i genitori si accorgono del problema quando il fenomeno compare in genere nel 60% delle foto). Grazie inoltre a un algoritmo creato su Microsoft Excel è così ora possibile una diagnosi del tipo e dello stadio del tumore partendo proprio da una semplice foto scattata in famiglia.

E voi unimamme, cosa ne pensate?

Vi lasciamo con una storia in cui i genitori hanno identificato un retinoblastoma del figlio grazie a una foto.

Valentina Colmi

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