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Scuola

“Cari genitori, controllate i vostri figli”: un papà risponde alla critica

Published by
Michele

Perché sembra così strano sentire un pianto di un bambino?

Possibile che tutti dimentichino la propria infanzia?

E perché siamo così severi nei confronti degli altri genitori?

Proviamo a capire meglio questo problema grazie alla testimonianza di un papà.

Genitori troppo criticati e giudicati: è il caso di dire basta

Lui si chiama Matt Walsh, è papà di una coppia di gemelli, ed è un conduttore radiofonico, che ha raccontato cosa gli è accaduto su Goodmenproject.

Matt era al supermercato quando è stato riconosciuto e salutato da un suo fan.

Qualche minuto dopo si è trovato in una situazione curiosa: una madre con due bambini e un carrello pieno di spesa faticava a tenere calmo uno dei figli che piangeva disperato per qualcosa. Forse una scatola di cereali.

Vicino a loro anche il fan di Matt. Quest’ultimo, forse cercando complicità, ha detto ad alta voce in modo che fosse sentito anche dalla madre in difficoltà: “alcune persone devono davvero imparare a controllare i loro c***o di figli“.

Matt Walsh ovviamente ha risposto con severità all’uomo, dicendo: “Alcune persone devono davvero imparare a chiudere la bocca, controllare il linguaggio e farsi gli affari loro“.

Purtroppo non sempre succede questo, anzi spesso i genitori in difficoltà vengono stigmatizzati e considerati degli incapaci.

Spesso chi muove queste accuse non ha figli. In questo caso si può parlare di scarsa comprensione della situazione: forse per loro è impossibile rendersi conto che i bambini non possono stare in una campana di vetro e che il modo di esternare un problema spesso è più rumoroso (molto più rumoroso) di quello di un adulto.

A volte però anche i genitori criticano ferocemente le madri e i padri che si trovano in questa situazione. È il caso di quegli anziani che molto spesso si lamentano dimenticando le loro esperienze passate, come se negli anni cinquanta i bambini semplicemente non piangessero mai, nemmeno quando mangiavano fuori casa e non volevano il cibo che era nel loro piatto.

Essere genitori oggi presenta difficoltà nuove, questo le nostre unimamme lo sanno bene, e sembrano assurde quelle critiche generiche e decontestualizzate come “ai miei tempi i miei figli non erano così attaccati alla tecnologia.

Peccato che al tempo non esistesse.

Quindi pazienza, verso i figli soprattutto, ma anche verso tutte quelle persone che non si sono imbarcate in questa splendida avventura che è crescere un figlio.

E voi unimamme, che ne pensate?

Michele

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