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Parto prematuro? Oggi si può prevenire con un semplice test

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Francesca Nicoletti

Finalmente un’analisi che può aiutare a individuare le probabilità di parto anticipato. Così sostengono i ricercatori dell’Imperial College di Londra che in collaborazione con quelli dell’Università di Creta hanno scoperto che attraverso una semplice analisi delle urine è possibile stabilire se il parto sarà pretermine o meno. Il risultato di questo studio è stato, poi, pubblicato su BMC Medicine.

La ricerca è stata condotta su 438 donne incinte delle quali sono stati analizzati i metaboliti, delle sostanze microscopiche presenti nelle urine. In seguito a questa ricerca si è dedotto che

  • un’alta concentrazione di presenza di lisina nelle urine può essere un sintomo di un parto prematuro,
  • nelle donne alle quali viene indotto il parto sono stati rilevati alti i livelli di glicoproteina N-Acetilato, una molecola formata da un carboidrato e una da una proteina,
  • la bassa presenza di un terzo gruppo di molecole (acetato, formiato, tirosina e trimetilammina) potrebbe essere un campanello d’allarme che segnala uno scarso sviluppo fetale, nonché un rischio aumentato di diabete.

Hector Keun, uno dei ricercatori dell’Imperial College di Londra nonché autore della ricerca, sostiene cheI nostri risultati implicano che potrebbe essere possibile migliorare l’identificazione delle donne a più alto rischio di partorire bambini più piccoli o di parto prematuro utilizzando la tecnologia dei profili metabolici non invasiva all’inizio della gravidanza”.

Un’analisi volta alla stessa ricerca è stata condotta anche da un’equipe del Lunenfeld-Tanenbaum Research Institute, Mount Sinai Hospital di Toronto, con a capo Jan Heng e Stephen Lye e i risultati sono stati pubblicati poi su Plos One. Questo studio ha preso in considerazione delle donne ricoverate per sospetto parto prematuro tutte con sintomi riconducibili al travaglio, in realtà solo 5 su 100 di queste donne hanno partorito effettivamente entro 10 giorni dall’avvenuto ricovero. I ricercatori, accantonando il test della fibronectina fetale con il quale si potrebbe individuare il parto pretermine, hanno messo a punto un nuovo test del sangue che prende in considerazione 6 geni e di altri dati clinici del plasma. Con questo test è possibile individuare un parto prematuro entro un massimo di 48 ore.

Gli studiosi della University of Texas Medical Branch di Galveston hanno cercato di dare una motivazione al perché si verifichi un parto prematuro dando la responsabilità all’invecchiamento precoce della placenta, causato da fattori esterni, come lo stress ossidativo indotto, ovvero all’inquinamento e alle tossine. I ricercatori di questo studio, pubblicato sull’American Journal of Pathology, hanno esposto le membrane fetali al fumo di sigaretta constatando il precoce invecchiamento della placenta.

Il dott. Ramkumar Menon, capo del team che ha fatto questa ricerca, ritiene che “Questo è il primo studio a osservare e dimostrare che lo stress ossidativo induce senescenza o invecchiamento nelle cellule fetali umane. Con più di 15 milioni di gravidanze in tutto il mondo che finiscono con nascite pretermine, ora possiamo andare avanti a scoprire come queste informazioni possono portare a strategie di intervento migliori per ridurre il rischio di parto prematuro”.

Evviva la ricerca medica grazie alla quale è possibile scoprire anche eventuali parti pretermine.

E voi, unimamme, a che settimana avete partorito? Io sono andata oltre termine e ricordo ancora il nervosismo e le ansie vissute in quel periodo.

Vi va di raccontare la vostre esperienza e le vostre sensazioni durante il periodo immediatamente prima al parto?

Francesca Nicoletti

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