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Categoria News

Accettare l’omosessualità del proprio figlio: una madre racconta la sua storia

Published by
Michele

Linda Robertson è una madre molto religiosa. Un giorno il figlio, Ryan, la contatta mentre si trova in ufficio. Questa è la loro conversazione.

Ryan: posso dirti una cosa?
Linda: Sì, dimmi
Ryan: be’, non so come dirlo in realtà, ma…, non posso continuare a mentirti su me stesso. Mi sono nascosto per troppo tempo e devo dirtelo ora. Credo che tu sappia già di cosa sto parlando.
Ryan: Sono gay
Ryan: Non posso crederci di avertelo appena detto
Linda: Stai scherzando?
Ryan: no
Ryan: Ho pensato avresti capito visto lo zio
Linda: certo che capisco
Linda: ma cosa ti fa pensare che tu lo sia?
Ryan: so che lo sono
Ryan: non mi piace hannah
Ryan: è solo una copertura
Linda: ma questo non fa di te un gay…
Ryan: lo so
Ryan: ma non capisci
Ryan: io sono gay
Linda: dimmi di più
Ryan: è il modo in cui sono ed è qualcosa di cui sono consapevole
Ryan: tu non sei lesbica e sei consapevole di questo. è lo stesso
Linda: cosa intendi?
Ryan: sono semplicemente gay
Ryan: lo sono
Linda: Io ti voglio bene non fa differenza
Ryan: io sono bianco non sono nero
Ryan: lo so
Ryan: sono un ragazzo non una ragazza
Ryan: sono attratto dai ragazzi non dalle ragazze
Ryan: tu sai queste cose di te e io le so di me
Linda: e cosa pensi riguardo Dio e i suoi precetti riguardo al comportamento che segue questi desideri?
Ryan: lo so
Linda: grazie per avermelo detto
Ryan: e io sono molto confuso al momento riguardo a quello
Linda: ti voglio ancora più bene per essere stato sincero
Ryan: lo so
Ryan: grazie

Omosessualità e famiglia: una storia vera

Lo shock fu grande. La famiglia non aveva avuto nessun segnale al riguardo. Lo zio (il fratello della madre) molti anni prima aveva dichiarato la propria omosessualità ed era rimasto all’interno della famiglia amato da tutti. Ma Ryan era stato un fulmine a ciel sereno. Negli anni seguenti la reazione fu una reazione di paura.

Tutti furono sempre pronti a manifestare affetto nei confronti di Ryan, ma Dio era molto chiaro al riguardo e credettero che loro figlio fosse davanti ad alcune difficili scelte. Ti amiamo MA ti aiuteremo a cambiare i tuoi desideri. Ti amiamo MA il tuo orientamento sessuale è ancora in sviluppo. Non dire a nessuno che sei gay.

Ryan faceva parte di una famiglia religiosa e lui stesso era molto credente. Per i primi sei anni imparò le Scritture a memoria, le recitò chiedendo a Dio di fargli piacere le ragazze. Una volta a settimana si recò dal parroco. Ma non servì a nulla.

Nonostante in famiglia i quattro figli fossero sempre stati lasciati liberi di seguire la cristianità o di scegliere un altro percorso spirituale, in questo caso non ci fu spazio per Ryan per indagare autonomamente il suo percorso. La sua unica opzione era scegliere tra Gesù e la propria sessualità.

Poco prima dei suoi 18 anni Ryan, stremato da questo tentativo forzato di riconciliazione, decise di trovare pace in un altro modo e iniziò a drogarsi.

La famiglia aveva insegnato a Ryan a disprezzare la propria sessualità, una parte di se stessi che non può essere separata dal resto. Ora Ryan odiava se stesso. E la paura della famiglia si trasferì dal vederlo insieme a un ragazzo al vederlo soccombere alle droghe.

Ryan iniziò con la marijuana e con la birra, ma nel giro di sei mesi aveva provato l’eroina, la cocaina e il crack. Andò via di casa e per un anno e mezzo non fece ritorno a casa.

Adesso la famiglia aveva smesso di pregare Dio chiedendo di farlo diventare eterosessuale. Pregava per fargli capire che Dio lo amava, pregava di fargli trovare una persona che lo amasse e che trovasse di nuovo la strada della fede.

Dopo 18 mesi di silenzio Ryan chiamò i propri genitori.

Ryan chiese se potesse essere perdonato. Se fossero ancora in grado di amarlo. Se potessero accettare di vederlo insieme a un ragazzo.

La madre rispose che era già stato perdonato. Che non aveva mai smesso di amarlo e che lo avrebbe amato anche con 15 ragazzi. L’unica cosa che voleva era che tornasse a casa.

Nei 10 mesi seguenti impararono ad amare davvero il proprio figlio. Senza condizioni. Ryan iniziò a credere che se il padre e la madre erano in grado di perdonarlo e di amarlo di nuovo, forse anche Dio poteva.

Una sera, dopo 10 mesi dall’ultimo uso di droga, Ryan si vide con i tossicodipendenti che aveva conosciuto durante il periodo buio e purtroppo si fece di nuovo. La famiglia ricevette una telefonata dall’ospedale chiedendo di venire a identificare il loro figlio.

Ryan passò 17 giorni in coma e poi morì. La madre scrive “Tutto quello che avevamo desiderato e per cui avevamo pregato o sperato… non avere un figlio gay è diventato vero. Ma non nel modo in cui avevamo previsto. Oggi preghiamo Dio perché usi la nostra storia per aiutare altri genitori ad amare davvero i propri figli. Solo perché sono vivi.”

Unimamme e unipapà, cosa ne pensate di questa triste storia?

 

Michele

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