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Soffri di depressione? La realtà virtuale ti può aiutare, secondo uno studio

Published by
Maria Sole Bosaia

Unimamme, dal mondo della scienza arriva una nuova scoperta che potrebbe migliorare la condizione di chi soffre di depressione.

L’innovativa scoperta, partorita nell’ambito dell’Università di Barcellona e dell’Università di Derby ha visto gli scienziati trovare un modo, per le persone che soffrono di questo disturbo, di migliorare l’auto compassione e l’accettazione di se stesse tramite la realtà virtuale.

Realtà virtuale e depressione: uno studio

Lo studio, pubblicato su PLoS ONE si è svolto nel seguente modo:

  1. considerando un campione di 43 donne sane ma molto autocritiche sperimentando un corpo virtuale a grandezza naturale
  2. sostituendo quindi il proprio ricevendo una prospettiva in prima persona di una stanza virtuale
  3. le partecipanti sono state addestrate a mostrare compassione verso un bimbo in difficoltà
  4. mentre cercavano di consolare il piccolo quest’ultimo sembrava rispondere positivamente alla dimostrazione di compassione
  5. dopo qualche minuto 22 dei partecipanti sono stati virtualmente trasferiti nel corpo del bimbo potendo quindi osservare il loro corpo adulto mostrare compassione verso il loro avatar fanciullo
  6. gli altri 21 partecipanti hanno visto il loro avatar adulto mostrare compassione in 3°persona

Analisi dei risultati della ricerca

Il professor Mel Slater, co-autore della ricerca sostiene che gli adulti che si vedono nel corpo virtuale del bambino vengono influenzati nella percezione del mondo da un punto di vista infantile.

La dottoressa Caroline Falconer aggiunge poi: “le donne che hanno sperimentato la prospettiva attraverso gli occhi del bambino si sono sentite consolate, al sicuro, hanno aumentato l’auto compassione e diminuito un po’ l’atteggiamento autocritico“.

Al contrario le donne che hanno vissuto l’esperienza in 3° persona hanno solo ridotto un po’ l‘autocritica.

Quelli che invece reagiscono agli avvenimenti negativi sviluppando un’auto compassione hanno un atteggiamento più positivo.

L’atteggiamento autocritico non è da sottovalutare, perché gioca un ruolo di primo piano nello sviluppo di molte malattie mentali, depressione inclusa.

L’ultima parola però spetta al professor Paul Gilber, co autore della ricerca, secondo il quale gli studi in generale stanno dimostrano che la compassione può avere enormi effetti, sia a livello fisiologico che psicologico.

“La grande sfida è come aiutare le persone a sperimentare, generare e provare compassione in modo che abbia qualche beneficio terapeutico” conclude il professor Gilbert.

Unimamme, questa è una scoperta favolosa che potrebbe aiutare molte persone a uscire dai propri problemi.

Voi cosa ne pensate?

 

 

 

 

Fonte: UCL

Maria Sole Bosaia

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