La onlus Peter Pan ha condotto, in collaborazione con il Gruppo Trevisan e la Fondazione Scintille, negli ultimi mesi uno studio pilota, su un tema che crea dibattiti da quando ho memoria.
Trent’anni faceva da padrone il divieto ai minori di certi film con scene violente. Di acqua sotto i ponti ne è passata un bel po’, oggi il territorio è quello, manco a dirlo, dei videogiochi violenti, sì vietati ma che una volta “duplicati” e messi in vendita nei canali non ufficiali (la famigerata pirateria), diventano di facile fruibilità anche per i bambini.
Vediamo come si è svolta l’indagine:
E i dati che snocciolano Mario Campanella, dell’Associazione Peter Pan, coadiuvato dalla psichiatra Donatella Marazziti, docente dell’Università degli Studi di Pisa, sono eloquenti:
Un bambino su tre mostra quindi sintomi gravi
Marazziti e Campanella affermano: ” Sono dati che devono far riflettere, soprattutto per la facilità con cui questi giochi vengono copiati e venduti sul mercato nero, senza nessun filtro. I bambini che manifestavano ansia e sintomi neurovegetativi, non riuscivano a staccarsi dal video“. E concludono lanciando un messaggio alle istituzioni, che dovrebbero prendersi carico di questa problematica.
Si tendono a sottovalutare le conseguenze di un eccessivo uso dei videogiochi, da parte dei minori. Di certo non serve l’ausilio dell’ennesima ricerca, indagine, o studio per capire che forse dovremmo portare i nostri figli più spesso al parco, facendoli crescere un po’ di più a pane e bicicletta, non solo a pane e a megabyte. Un’osservazione ovvia, qualunquista, ma spesso dimenticata.
E voi, Unigenitori, staccate la spina ai videogiochi dei vostri figli? Che ne pensate dei risultati di questo studio riportati su Focus?
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