Spesso restiamo stupiti delle cose “da grandi” che vediamo fare ai nostri figli, e il piu’ delle volte ci spaventano, ma nei casi come questo che vi stiamo per raccontare ci rendono orgogliosi!
Gideon è un bambino di sette anni e frequenta la scuola primaria in un piccolo comune in provincia di Treviso. Aveva un grosso cruccio: suo papà Patrick è ghanese ed arrivato in Italia con una laurea in mano. Sono quattro anni che non lavora e l’unica che riesce a portare dei soldi, pochi, in casa è la mamma. Oltre a loro tre ci sono anche due fratellini piccoli.
Gideon sentiva sulla propria pelle quel dramma che stava distruggendo la sua famiglia è ha confidato tutto questo al suo compagno di classe, e amico, Gregorio. Una mattina come tante, tra i banchi di scuola, tra una lezione e l’altra, i due piccoli amici si ritrovano a parlare di problemi che a quell’età dovrebbero essere territori lontani da esplorare. Gideon con il cuore in mano, senza la malizia e i ragionamenti calcolatori di un adulto, ha chiesto aiuto a Gregorio.
Il piccolo Gregorio è tornato a casa e non si è scordato delle parole dell’amico, non si è lasciato prendere dai videogiochi, dalla televisione o da altre attività che riempiono la vita di un bambino di sette anni. Gregorio è andato direttamente dai suoi nonni, Oliviero e Rita, e ha raccontato loro la storia di Gideon e la sua famiglia e ha chiesto loro se potevano fare qualcosa per il papà di Gideon.
Oliviero e Rita gestiscono un’azienda, fondata nel 1989, che si occupa dell’arrostimento di carni suine, bovine ed avicole. I nonni non sono rimasti indifferenti alle parole del loro nipotino, hanno recepito quella richiesta di aiuto da adulti, partita dalla confidenze di due bambini che hanno già scoperto uno dei problemi della vita. Il nonno ha infatti dichiarato: “La cosa che più mi ha colpito e che mi ha aperto il cuore è come bambini di 7 anni, che dovrebbero pensare solo ai giochi, vivano il dramma della crisi e i valori della solidarietà“.
Parlano con loro figlia Francesca, mamma di Gregorio, e dopo una breve consultazione di famiglia non ci hanno pensato oltre e hanno chiamato Patrick per offrirgli un lavoro nella loro azienda. Ora Patrick è un dipendente della “Capponi & Spolar“.
Ecco un altro esempio di precoce adultizzazione dei bambini, sempre più spesso immersi in una realtà che non dovrebbe riguardarli. Certo, la sensibilità mostrata da tutti i protagonisti di questa vicenda non si discute ma vedere i bambini crescere in fretta è un segno dei tempi che stiamo vivendo. Insomma una bella storia di amicizia e di integrazione. Ma si sa con i bambini tutto è possibile!
E voi cari Unigenitori che ne pensate?
(Fonte Il Fatto Quotidiano / La Tribuna di Treviso)
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