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Attualità

Tolgono tv, tablet e smartphone ai figli per una settimana: ottimi risultati

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Maria Sole Bosaia

Unimamme, ai giorni nostri, lo sappiamo bene, la tecnologia è sempre più invasiva, tra tablet, smartphone, videogiochi, schermi giganti, rischiamo di rimanere perennemente connessi, perdendoci in una dimensione virtuale, completamente distaccati dalla realtà.

Le mamme e i papà, spesso e volentieri usano gli schermi per intrattenere i loro bambini mentre lavorano, fanno telefonate importanti, tentano di cenare con gli amici e a parlare con loro, ecc… ma questa overdose di tecnologia può, come dimostrato da una recente ricerca, rovinare il rapporto coi figli.

Rendendosi conto di stare allevando dei ragazzi che stavano perdendo la capacità di immaginare e di usare i loro corpi, una mamma blogger e suo marito hanno deciso di dire basta e di tentare un curioso esperimento: eliminare per una settimana tutti gli schermi di casa.

“Ho bisogno di vedere i miei figli prendere in mano una matita, andare in bicicletta, non possiamo allevare degli zombie senza cervello” ha annunciato il marito della blogger.

Ed ecco l’esperimento messo in pratica.

Una settimana senza tecnologia: cosa accade a una famiglia

  1. 1°giorno: completa e totale negazione, “ma dobbiamo davvero stare senza televisione? I videogiochi contano?” oppure “anche il computer? Ma non è la tv!” e “ma è solo per oggi giusto?“, queste le domande ripetute e costanti dei figli. La maggior parte della giornata è trascorsa a rispondere alle domande circa i termini della settimana senza schermi. La mamma ha preso il didò, il gioco delle freccette in modo da poter giocare nel garage. Sfortunatamente ognuna di queste attività ha catturato la loro attenzione solo per pochi minuti. Quando poi ha scoperto uno dei miei figli a guardare Netflix sul Kindle, pensando che questo strumento fosse esente dall’interdizione perché ci si possono leggere i libri, ha capito che sarebbe stata dura.
  2. 2°giorno: rabbia, tanta tanta rabbia, arrivato il secondo giorno la famiglia è ormai entrata nella modalità “niente schermi”, il ragazzo più grande è arrabbiato. Atteggiamenti e comportamenti aggressivi sono stati sostituiti da atteggiamenti e comportamenti passivi aggressivi così la mamma li ha minacciati di togliere loro i privilegi. “E come farai? Ci hai già privati dello schermo” ha sottolineato il figlio della blogger. Alla fine sono stati mandati a letto alle 7.
  3. 3° giorno: amichevoli contrattazioni, “Se puliamo le nostre camere, spazziamo il pavimento, svuotiamo il cestino, stiamo zitti, smettiamo di combattere, possiamo guardare mezz’ora di televisione?”. “Se promettiamo di leggere, disegnare, studiare possiamo giocare ai videogiochi?“. “Se guardiamo qualcosa di educativo conta anche quello?”. “Promettiamo di non dirlo a papà se ci lasci guardare”. “Se andiamo a casa di un amico possiamo guardare la tv?“. La risposta, naturalmente, è stata sempre no. Il terzo giorno ha insegnato alla mamma che se la regola del senza schermo sembrava semplice, la sua esecuzione molto meno.
  4. 4° giorno: profonda tristezza, il leit motiv della giornata. I ragazzi hanno gironzolato per casa, sfogliando libri, giocando a monopoli in modo apatico, lanciando una palla in giro “perché non c’era niente di meglio da fare“. Si legavano l’uno all’altro per disperazione (probabilmente per l’odio reciproco verso i genitori), trovando conforto nel fatto che la settimana senza schermi fosse già oltre la metà. Non sapevano però che nuove regole per l’uso degli schermi erano in arrivo.
  5. 5° giorno: accettazione, forse perché era venerdì o perché si avevano programmi per la serata i ragazzi erano ben disposti: la famiglia si è quindi goduta una cena fuori, ha osservato il sole scendere in cortile. La serata è stata piena di sorrisi e conversazione. Nessuno ha chiesto di guardare la tv o giocare ai videogiochi. Nessuno si è lamentato o si è messo a contare i giorni ad alta voce.
  6. 6° giorno: speranza su ruote, dopo aver sostenuto la regola del senza schermi per 5 giorni la blogger ha lasciato i bambini al marito nella speranza di ottenere qualcosa di fatto. Li ha tenuti occupati lavando la macchina, facendo alcuni lavori in giardino, riuscendo persino a convincerli a fare un giro in bici di 8 miglia. I bambini erano esausti e felici. La mamma felice e sollevata. Il marito era felice ed orgoglioso. Tra tutti il sesto è stato un grande giorno.
  7. 7° giorno: sopravvissuti compiaciuti, dopo un’altra bella giornata all’aria aperta la mamma ha chiesto alla mia famiglia come si sentisse dopo una settimana senza schermi. Il figlio di 12 anni ha detto che non è stato difficile, che potrebbero rifarlo, aggiungendo se fosse vero che avrebbero avuto nuovamente gli schermi il giorno dopo. Il figlio di 7 anni ha detto invece che è stato bello giocare fuori.

La famiglia della blogger ha potuto riscoprire piaceri dimenticati, come quello di cenare tutti insieme senza telefonini e televisione a disturbare, o quello di fare passeggiate e giri in bici, e voi unimamme cosa ne pensate di questa iniziativa?

La provereste anche a casa vostra?

Quanta tempo trascorrono davanti agli schermi i vostri figli? Ve lo siete mai chiesto?
Dite la vostra se vi va.

 

Maria Sole Bosaia

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