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Lo stupro come arma di guerra: bambine di pochi anni rapite e stuprate

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Maria Sole Bosaia

Unimamme, purtroppo nel mondo continuato ad essere perpetrate indicibili violenze, come quelle nei confronti di bambine congolesi in giovanissima età recentemente registrare nel villaggio di Kuvumu.

Si parla infatti di bambine di 18 mesi rapite stuprate e poi riconsegnate alle famiglie di un villaggio rurale del Congo. I casi sono infatti pervenuti all’attenzione del Panzi Hospital che opera in questa zona.

Il dato più inquietante è che si tratta abusi sessuali diretti verso uno specifico target dei età in una determinata comunità.

Denis Mukwege, ginecologo che ha fondato il Panzi Hospital, nella provincia di Sud Kiva, ha dichiarato: l’anno scorso abbiamo curato diversi bambini, per 35 di loro sono stati necessari interventi chirurgici molto pesanti”.

Anche Haviv Naama che gestisce la fondazione Panzi da Los Angeles esprime sconcerto per questa situazione. Una volta infatti i bambini venivano stuprati insieme alle madri quando le milizie attaccavano i villaggi, adesso invece i violentatori non si intrufolano di notte per stuprare le donne e poi i bambini, ma mirano direttamente a questi ultimi rapendoli per abusare di loro e infine rimandarli a casa.

Dal 1990 sono più di 5,4 milioni le persone uccise durante i conflitti che hanno dilagato in Congo.

A causa dei tassi allarmanti di violenze sessuali ad opera dei vari gruppi armati, le Nazioni Unite hanno deciso di considerare lo stupro come un’arma di guerra.

Secondo uno studio del 2011 1,8 milioni di persone sono state rapite. Secondo i ricercatori della World Bank e della Stony Brook University di New York ogni ora vengono stuprate 48 donne in Congo.

Infine prestando ascolto a un rapporto di Human Right risalente al 2014, donne di 80 anni e bambine di 2 anni vengono specificatamente prese di mira, il dottor Mukwege, del Pazi hospital, ha cominciato a collezionare dati sulle giovani pazienti dopo essere rimasto profondamente colpito dall’elevato numero di casi in giovane età.

Da quando è stato fondato il Pazi Hospital, nel 1999, sono state assistite più di 19 mila vittime di violenze sessuali.

Tre persone sono state arrestate perché colpevoli di violenze nei confronti di bambini della comunità di Kuvumu, ma non si è parlato di casi specifici.

La maggior parte degli ex soldati che hanno commesso questi crimini hanno cominciato a perpetrare violenze a 10 o 12 anni, spesso indotti con la forza ha sottolineato Mukwege che esprime preoccupazione per l’impossibilità di queste persone di riadattarsi a una vita normale.

Anche Haviv concorda con Mugwege ritenendo che questi stupratori siano ex soldati che hanno deposto le armi a seguito dei recenti accordi di pace.

“La sfida per il Congo è che ci sono migliaia di soldati che sono stati smobilitati e che non hanno risorse per poter venire a patti con gli anni di guerra e i traumi che hanno vissuto. Alcuni erano a loro volta bambini quando sono stati reclutati e hanno vissuto terribili atrocità che a loro volta perpetrano ora continuando la catena di violenze” dichiara Haviv.

Purtroppo mancano le strutture e il sostegno economico per poter recuperare queste persone, oltretutto le devastazioni hanno lasciato il Congo inerme nel fronteggiare e prevenire le violenze sessuali.

Gli adulti del villaggio di Kavumu ora si sono organizzati per pattugliare le loro strade insieme alla Polizia nazionale congolese. Inoltre insegnanti e avvocati hanno presentato i crimini di cui è stato vittima questo villaggio all’attenzione generale del governo di Kinshasa.

Purtroppo i sopravvissuti a violenze sessuali, spesso portano con sè questo stigma per tutta la vita. In Congo questo stigma si estende ai genitori e a tutta la famiglia. I genitori, per esempio, sentono di aver deluso i figli mancando nel proteggerli.

Di recente nella comunità colpita si è svolto un simposio per capire come proteggere e portare giustizia nella comunità. I genitori delle vittime hanno deciso di testimoniare a volto scoperto e tutti sperano che questo sforzo possa contribuire a diminuire questi orribili reati.

“Non sappiamo quanto saranno persistenti gli effetti di queste violenze” ha rimarcato Haviv.

Unimamme solo poco tempo fa un rapporto dell‘Unicef sottolineava le violenze a cui sono sottoposti i minori del Malawi, ma come emerge da quanto vi abbiamo riportato anche in Congo il fenomeno è dilagante.

Voi cosa ne pensate di questa situazione? Possibile che non si riesca a far nulla? Parlarne è il minimo.

Dite la vostra se vi va

 

 

(Fonte: Thinkprogess.org)

Maria Sole Bosaia

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