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Avete il terrore delle bambole? La scienza vi spiega perché

Published by
Maria Sole Bosaia

 

Unimamme, vi è mai capitato che i vostri bimbi si siano messi a strillare terrorizzati davanti a un’innocente bambola?

Bene, ora il prestigioso Smithsonian Institute ha dato un nome scientifico a questa inusuale paura nei confronti delle dolci e tenere bamboline fedeli compagne di tanti giochi: pediofobia.

Si tratta di qualcosa di simile al terrore che alcune persone sentono nei confronti di ciò che somiglia a un essere vivente e quindi:

  1. automi
  2. robot
  3. statue di cera

In questi casi specifici si può parlare di autonomatofobia. 

Terrore delle bambole: la parola alla scienza

Forse a qualcuno potrà far sorridere ma secondo lo psicologo Frank McAndrew queste sensazioni affondano le loro radici nell’antichità.

In passato infatti questa emozione facilitava la sopravvivenza ai nostri antenati nelle situazioni di incertezza, quando non sapevano se si trovavano davanti a una minaccia.

Trovarsi davanti a queste bambole fa scattare nella mente umana questo terrore ancestrale dove bambole e affini sembrano vive, mentre nel profondo sappiamo che non lo sono.

Sussiste però un’altra interpretazione secondo la quale la paura deriverebbe dall’ambiguità delle forme di questi pupazzi. Da un lato infatti presentano tratti molto realistici, dall’altro invece i loro movimenti sono troppo meccanici.

Infine, il nostro cervello potrebbe catalogare queste bambole dalle sembianze realistiche, ma dai movimenti tutt’altro che naturali come malate e potenzialmente pericolose.

A quanto pare le bambole vengono sì amate e apprezzate, ma finché non diventano troppo realistiche.

Da un sondaggio sull‘attività o lavoro più inquietante condotto dallo stesso McAndrew su 1300 persone è emerso che la passione ritenuta più angosciante è stata proprio quella di collezionare bambole.

Già agli inizi del Novecento Freud aveva introdotto l’idea che un oggetto potesse essere famigliare e contemporaneamente estraneo. Lo psicologo lo definiva perturbante.

Spostandoci in un’epoca più vicina a noi lo studioso di robotica Masahiro Mori ha osservato che secondo lui sussiste una gradazione specifica in cui un robot che ci somiglia troppo comincia a turbarci.

Ai giorni nostri apprezziamo i cartoni animati sempre più raffinati in cui i tratti delle persone sono realistici pur non diventando respingenti.

Sul “terrore” delle bambole però hanno giocato molti prodotti cinematografici, a qualcuno “Chuck la bambola assassina” dice qualcosa?

Unimamme voi o i vostri figli avete mai avuto timore delle bambole?

Dite la vostra se vi va.

 

 

Maria Sole Bosaia

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