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Categoria Salute e benessere bambini

Medici danno Ordine di non rianimare un paziente perchè ha la Sindrome di Down

Published by
Maria Sole Bosaia

Spesso abbiamo riportato storie di persone con la Sindrome di Down che hanno raggiunto grandi traguardi come l’atleta mondiale Nicolemostrando che la loro vita è ricca e piena di affetto.

Per questo motivo la vicenda capitata a un uomo inglese con la Sindrome di down Andrew Waters, ci lascia senza fiato.

L’uomo era appena stato dimesso da un ospedale inglese del Kent quando, sistemando la sua cartella clinica, uno dei dipendenti della residenza dove viveva ha trovato un modulo di ordine di “non rianimare”.

Famigliari scoprono un “ordine di non rianimare” un ragazzo con la Sindrome di Down

Andrew era stato ricoverato in questo ospedale nel 2011 per problemi relativi alla demenza, senza consultare nessun famigliare i medici gli hanno poi consegnato questo modulo che indica di non rianimare il paziente in caso di malattia al cuore o problemi di respirazione.

Nelle motivazioni di questo provvedimento si legge: “Sindrome di Down, non può ingerire (alimentato con la PEG), legato al letto, difficoltà di apprendimento”. Nel provvedimento c’era anche scritto che questo era stato deciso senza consultare i famigliari perché erano assenti, quando invece questi gli facevano visita giornalmente.

Questa situazione si è ripetuta per ben due volte. Un’infermiera per persone con difficoltà di apprendimento ha provato a chiedere chiarimenti all’ospedale, ma non ottenendo risposta ha invitato i famigliari di Andrew ad avviare un procedimento legale.

“Prendere una decisione simile senza consultare i famigliari su una decisione simile è inaccettabile. Nessuno ha il diritto di prendere una decisione simile in modo così scandaloso ha riferito Michael, fratello di Andrew.

La decisione di “rianimare” o meno il paziente sta al dottore, ma c’è l’obbligo legale di parlarne con la famiglia e spiegare il perché. Inizialmente l’ospedale si è scusato ma senza ammettere di aver compiuto una cattiva azione, ora ha ammesso la violazione dei diritti di Andrew.

Alla fine comunque la famiglia di Andrew ha accettato le scuse e l’ammissione di aver violato i diritti umani dell’uomo, sperano però che nessuna altra famiglia abbia una brutta sorpresa e scoprire un modulo di non rianimare senza la consultazione dei parenti.

L’avvocato Varney, di un team legale specializzato in diritti umani aggiunge che nella maggior parte dei casi questi moduli non vengono usati per mettere fine alla vita di un individuo più velocemente ma per farli soffrire meno.

Il fratello di Andrew però rimane arrabbiato con l’ospedale che inserito la Sindrome di Down nelle motivazioni per non rianimare e sottolinea che i medici che hanno firmato non si sono mai scusati personalmente.

Unimamme, siete rimaste anche voi sconcertate dalla brutale azione presa da questi medici?

Se accadesse a un vostro famigliare di essere trattato così come reagireste?

Maria Sole Bosaia

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