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Categoria Festività e Ricorrenze Scuola

Il presepe, simbolo di tolleranza nell’anno della strage di Parigi

Published by
Michele

Dopo i tragici fatti del 13 novembre a Parigi, lo scontro di civiltà si fa sempre più forte. Nell’era della globalizzazione e di nuovi scenari politico-sociali, si assiste nelle nostre scuole a fenomeni di isteria collettiva, con presidi che vietano canti di natale, per affermare la laicità delle istituzioni scolastiche e genitori, assecondati da politici in cerca di consenso e lanciano campagne contro il pericolo della perdita delle nostre tradizioni religiose. E c’è chi usa il presepe come simbolo della cristianità da contrappore all’islam più radicale.

Mai come oggi il presepe sta assumendo un significato simbolico di cristianità e usanza da onorare per i cattolici che temono una deriva islamica nelle nostre scuole e quindi nella nostra società. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha vestito i panni di uno dei re magi alla recita di Natale programmato nell’asilo di sua figlia. Un messaggio chiaro contro i divieti del preside della scuola di Rozzano, e non solo.

Ma noi qualche spiegazione ai nostri figli la dobbiamo, non credete cari Unigenitori?

E per spiegazione si intende il significato del presepe. Il primo venne realizzato da San Francesco nel 1223, in una grotta naturale a Greccio, nei pressi di Rieti. In realtà non si trattava di un presepe come lo conosciamo oggi, bensì di una messa celebrata in una grotta dove fu posta una sorta di pagliericcio con accanto un asino e un bue.

Il primo presepe, invece, con le statuette risale al 1283 ad opera dello scultore  Arnolfo di Cambio: era formato da otto personaggi in marmo, tra cui i Re Magi (conservato tra l’altro e con la possibilità di ammirarlo nella basilica romana di Santa Maria Maggiore).

E proprio i Re Magi sono il primo punto da chiarire, soprattutto per quelle persone che vedono nel presepe un fondamentalismo cattolico da brandire contro gli islamici. Magi è il plurale antico di mago, ma il significato principale è un altro: Magio era un sacerdote di Zarathustra o Zoroastro, facente parte del culto preislamico dell’Iran. I tre Re Magi si chiamano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre e nello scorrere dei secoli c’è chi vi ha visto un incrocio di tutti i popoli (un moro, un bianco e un giallo). Ma anche, con l’arrivo dei tre davanti al Bambino Gesù, come apertura all’ignoto e al nuovo.

In un Vangelo apocrifo, ossia non riconosciuto dalla Chiesa, quello arabo dell’infanzia di Gesù, i Magi di Zoroastro erano scienziati del tempo e vi possiamo leggere:” I Magi venivano da Oriente  ed erano arabi, persiani e simboleggiano i medici, i maghi, gli indovini, i sacerdoti di altri credi.”

Il presepe è quindi simbolo di luce e dialogo, di incontro con tutte le razze e tutte le religioni. San Francesco stesso viaggiò molto, e nel suo peregrinare si imbarcò per l’Egitto, dove c’era una campagna militare per conquistare Damietta. E in quei luoghi, il poverello d’Assisi incontrò il sultano al-Kamil, e per molti giorni ascoltò le parole di Francesco, il quale predicava Cristo proprio dinnanzi a lui e i suoi sudditi. E proprio quella capacità di coinvolgere il prossimo fece prendere al sultano la decisione di ricondurre, con onore, Francesco al campo dei cristiani con cui era venuto in terra d’Africa. Il sultano si congedò dal santo con queste parole: “Prega per me, perché Dio si degni di mostrarmi quale legge e fede gli è più gradita” Quindi esiste un islam aperto al dialogo e tollerante con gli altri credi, è la Storia dei nostri avi a dimostrarlo.

E forse molti non sanno che nel libro sacro dell’Islam, il Corano, ci sono ben 100 versetti (su 6.666) dedicati a Gesù e alla Madonna. Il  Messia viene infatti visto come un profeta minore, ma rispettato come rispettata la verginità della Madre, pregata nella Sura 19.

Cari Unigenitori, quando allestiamo il presepe con i nostri figli raccontiamo loro il suo significato antico, ma quanto mai moderno, aperto alla tolleranza e il rispetto di tutte le religioni. E che l’Islam non è sinonimo di terrorismo.

Michele

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