È il tormentone del momento, un po’ come l’Ice bucket challenge che tanto spopolò tra i Vip grazie al quale si raccolsero tanti fondi per finanziare la ricerca contro la SLA, la differenza, però, è che questa competizione denominata #escile tra le studentesse delle università italiane non porta proprio a niente se non sminuire, ancora una volta, la donna.
Le studentesse di quasi tutti gli atenei italiani hanno pubblicato in Rete foto con in mostra i loro decolleté con su scritto l’università di appartenenza. A questo gioco hanno partecipato anche le studentesse dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che, però, invece di mettere in bella mostra le parti intime hanno voluto mettere in evidenza la fronte, a voler dire che quello che conta è il cervello e non il seno piuttosto che il sedere. Evviva Dio! Ci sono ancora ragazze con il sale in zucca.
Questa strana competizione è nata tra le studentesse italiane che con l’hashtag #escile hanno voluto mostrare le loro parti intime sui social network per dichiarare l’appartenenza a una università piuttosto che ad un’altra.
A lanciare la ‘sfida’ sono state le studentesse del Politecnico di Milano, immediatamente seguite da quelli della Statale della stessa città e poi, a seguire, quelle della Bocconi e della Cattolica. La competizione ha preso immediatamente piede tanto che ha raccolto proseliti in tutta Italia. Se dapprima erano solo le studentesse a mostrare le loro grazie si sono, successivamente, aggregati anche gli studenti che hanno voluto mostrare i loro pettorali o altre parti del corpo.
A voler dare una sorta di giustificazione a tale tormentone di certo poco edificante per il genere femminile ci pensa il gestore della pagina “Spotted Bocconi Milano” che dichiara: «È un po’ come in un mercato concorrenziale, lasciandosi andare a riflessioni di macroeconomia: inizialmente tette sotto una maglietta; poi, per conquistare una maggiore fetta di mercato, un competitor toglie la maglietta, ma lascia il reggiseno; dopodiché la pressione competitiva sprigiona tutta la sua forza e anche il reggiseno va via, ma rimane un po’ di panna. Oggi è un momento in cui dovremmo unirci per ripensare la microeconomia. E a chi storce il naso accusandoli di esibizionismo gratuito e di cattivo gusto, la risposta è sempre la stessa: “Fatevi una risata”». Sarà riuscito nel suo intento di dirottare l’attenzione verso un livello culturale un po’ più alto? Mah!
E voi unimamme cosa ne pensate di queste ragazze che, ancora oggi, fanno del loro corpo un uso improprio? Evviva le ragazze dell’Università Ca’ Foscari.
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