Per il bambino, invece, i vantaggi sono molti di più. Per prima cosa, come già accennato, il bambino deve abituarsi al mondo al dì fuori dell’utero. Gli scienziati chiamano questo periodo esogestazione, che costa nel periodo in cui il bambino completa la sua maturazione fuori dal grembo, adattandosi alla nuova vita. Come sapete, la vista e l’udito di un bambino appena nato, non sono perfettamente sviluppati. Perciò il bambino inizia a conoscere la realtà attraverso il tatto, con quale percepisce e concepisce meglio la propria identità e quella degli altri. Un contatto intensivo, quindi, farà sentire il piccolo protetto e guidato alla scoperta del mondo.
Infine, questo atteggiamento “ad alto contatto”, favorisce lo sviluppo della figura del care-giver, colui che da le cure, descritta da John Bowlby, uno psicologo e psicanalista inglese, che ne ha parlato all’interno della descrizione della sua “teoria dell’attaccamento”. Secondo questa teoria, il care-giver è colui che, dopo un lungo periodo di relazione con il bambino, ne diventa la guida per la scoperta del mondo, ma soprattutto il modello di riferimento per i suoi comportamenti futuri.
In conclusione, questa nuova filosofia “ad alto contatto” sembra una pratica complicata e difficile da portare avanti. Comporta numerose rinunce e molti sacrificio. Allo stesso tempo, però, offre numerosi benefici, sopratutto per i nostri figli. Perché il contatto fisico è un elemento fondamentale per tutti quanti, specialmente per i più piccoli.
Come afferma la psicologa inglese Sue Gerhardt “Essere tenuto tra le braccia con amore è il più grande stimolo allo sviluppo… nelle braccia della madre o del padre, dove c’è calore si è al sicuro, i muscoli si rilassano ed il respiro si fa più profondo, nello stesso modo accarezzare dolcemente e cullare lievemente scioglie le tensioni. La frequenza cardiaca del bambino si sincronizza con quella della mamma: se lei è rilassata e in armonia, lo sarà anche il bambino. Il sistema nervoso autonomo della madre comunica con il sistema nervoso del bambino, calmandolo attraverso il tatto”.
Accantonando però per un attimo le teorie scientifiche, mediche e pediatriche, ci si rende conto che alla base c’è il concetto più semplice e naturale del mondo: l’amore. Perché dobbiamo lasciar piangere nostro figlio quando piange, quando potremmo prenderlo in braccio e dimostragli che tutto va bene? Forse varrebbe la pena provare ad essere genitori “ad alto contatto”.
Voi unigenitori cosa ne pensate?
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