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Fare lezione dentro un museo: l’esperimento educativo per bimbi da 3 a 10 anni

Published by
Michele

I ricordi di noi genitori legati all’ambiente scolastico sono comuni e standardizzati: banchi in riga, grembiuli, lavagna al muro e cattedra di fronte. Un ambiente identico per tutte le scuole del paese e spesso anche all’estero.

Negli ultimi anni, però, si stanno studiando sia nuove forme d’insegnamento scolastico (come in Finlandia e anche nel nostro Paese) ma anche innovative strutture dove praticare l’arte dell’istruzione. Tra questi nuovi locali, c’è ne è uno in particolare che ha riscontrato molto interesse, perché ambientato in un luogo dove si insegna da molti anni, anche se non nello stesso modo: un museo.

Lezione dentro un museo: i bambini di una scuola materna e delle elementari non andranno a scuola, ma al museo

Il King College di Londra ha dato il via a un progetto per il cambiamento degli ambienti dove insegnare. Protagoniste due scuole elementari e una scuola materna che faranno lezione all’interno dei musei di Tyne & Wear, Swansea e Liverpool. Nasce così My primary school is at the museum (La mia scuola primaria è al museo), da un’idea dell’architetto Wendy James di Garbers & James, sviluppato in collaborazione con il Dipartimento dell’Istruzione e degli Studi Professionali e l’Istituto Culturale del Re.

Il progetto vuole verificare quanti benefici ne ricava l’insegnamento, l’apprendimento, i legami sociali e le conoscenze culturali di maestri, bambini e famiglie quando la scuola è localizzata all’interno di una struttura così culturalmente stimolante, oltre che quali benefici ne ricava il museo stesso. Così le tre classi a tempi pieno, passeranno un periodo di tempo all’interno dei musei delle loro rispettive città.

Nello specifico il progetto ha coinvolto:

Nel pratico, My primary school is at the museum prevede che il programma delle classi non venga modificato, ma semplicemente si svolga in dei locali del museo, adibiti per poter accogliere i bambini. Le varie ore di lezione saranno scandite dalle tempistiche e le pause canoniche, con l’aggiunta di poter visitare il museo in modo differente rispetto al solito.

@Jake Ryan

Prima di diventare realtà, My primary school is at the museum è stato attentamente studiato dallo studio d’architettura Garbers & James, uno studio specializzato nel settore culturale pubblico, oltre che a un’esperienza vasta dell’ideatore, Wendy James, nell’ambito di musei e istruzione. Dopo mesi di progettazione, l’idea è stata affidata per i primi test al “laboratorio d’idee” dell’Istituto Culturale del Re, supportati dal Dipartimento dell’Istruzione e degli Studi Professionali, che si sono occupati di mettere in pratica e gestire la logistica del progetto. Questo periodo di test, arriverà a conclusione nell’autunno di quest’anno, quando i risultati saranno resi noti e pubblicati.

James, riguardo la messa in pratica della sua idea, ha commentato: “Credo fermamente che ci possano essere molti benefici creativi con dei bambini impegnati all’interno di una collezione di oggetti così riccamente diversi, sia per gli alunni, che per e loro famiglie, le scuole e i musei. Sono felice per l’opportunità di testare un tale modello di partnership tra scuole primarie e i loro musei locali, sviluppando una conoscenza e una comprensione di quello che ci auguriamo saranno le partnership del futuro”.

Questa visione del futuro è ispirata da una situazione attuale critica, sia nell’istruzione che dell’ambito culturale. In una situazione in cui sia le scuole che i museo fanno fatica a trovare finanziamenti e liquidità per portare avanti le rispettive attività, un modello di partnership in cui i due si sostengono e aiutano a vicenda, potrebbe essere un’ottima soluzione per fornire un servizio di alta qualità a un costo più basso.

Mentre il progetto procede nel Regno Unito, a noi in Italia non rimane altro che osservarne lo sviluppo. Magari, come genitori, possiamo cercare di essere più presenti nelle scuole e visitare più spesso i moltissimi musei sparsi per tutta la nostra nazione.

Cosa ne pensate di questo progetto, unigenitori?

Michele

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