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Scuola

“Non sono una buona mamma”: perché si arriva a dirselo?

Published by
Valentina Colmi

Care unimamme, vi capita mai di chiedervi se siete o meno “brave mamme”? Personalmente io lo faccio, mi chiedo a volte se non sono una brava mamma.

Sicuramente non sono una mamma tradizionale: non stiro, non faccio le lavatrici, al massimo mi limito a caricare la lavastoviglie e a sparecchiare; sto molto tempo con le mie figlie, cerco di giocare con loro, tento di fare quello che posso.

Eppure mi pare di non dare abbastanza alle bambine, mi pare di arrancare costantemente. Sarà perché sono stanca, perché la notte non dormo, mi pare di essere sempre nervosa e stressata. Di certo ho molte occhiaie. Ogni tanto chiedo a mio marito: “secondo te sto facendo un buon lavoro?” e lui mi tranquillizza: “sei una mamma bravissima“. Eppure credo che potrebbe succedere anche a me quello che è capitato ad una mamma che ha scritto sul blog La 27esima ora.

“Non sono stata una buona mamma”: quando i figli non sono dalla tua parte

La protagonista della storia parla del fatto che i figli le abbiano detto apertamente che se ne fosse andata di casa avrebbero preferito il loro padre. Il tutto perché come donna aspirava ad un bisogno di libertà che 4 bambini e un marito, probabilmente egoista, non hanno capito.

Se una mamma non lavora allora non fa niente, mi pare di capire dalle sue parole; realizzarsi attraverso la famiglia può essere certamente un modo nobile di vivere la propria vita, ma bisogna sentirlo fino in fondo, altrimenti tanto vale lasciare perdere. Perché non è vero che se una donna sta in casa e si occupa di tutte le incombenze allora ha scelto la via più comoda. Stare con i figli spesso significa lavorare il doppio, a tempo pieno, essere un punto di riferimento per qualsiasi cosa.

Ed è ovvio che per non scomparire – soprattutto quando i figli sono più grandi – si chiede un po’ di fiato. Questo può essere vista come una ribellione, come un atto di protesta e non sempre viene compreso. Allora scattano le frasi ricattatorie “se te ne vai vado a vivere con papà”.

Sapete quante famiglie si sfasciano perché una donna rivendica del tempo per sé stessa? Probabilmente in molti scambiano la mamma per la schiava, la cameriera, il bancomat, il servizio h24. E quel che peggio è che appunto i figli e il marito invece che sostenerti ti dicono le peggio cose, non ti capiscono, pensano che tu sia impazzita. E allora ci si domanda se si è delle buone madri, perché se “fossi stata una buona madre” non ti tratterebbero così.

Sapete una cosa? Le madri che cercano di trovare del tempo per sé non sono cattive. Hanno semplicemente capito che la vita non si può e non si deve fermare all’accudimento degli altri. Perciò figli e mariti invece che giudicarle, aiutatele. 

E voi unimamme cosa ne pensate?

Valentina Colmi

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